Il patrimonio Luce, “Memoria del Mondo” Unesco

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La “vocazione” all’educazione e alla propaganda dell’Istituto Nazionale Luce

Attraverso un complesso apparato produttivo, il L.U.C.E. sviluppò negli anni del fascismo un “sistema dei media” integrato, che da un lato proponeva i film documentari come strumenti di educazione e istruzione, dall’altro produceva cinegiornali di attualità e propaganda con una frequenza che negli anni di massimo consenso (gli anni Trenta) giunse fino a 5 edizioni settimanali. Questa sistema fu una novità assoluta alla metà degli anni Venti in Europa. I film L.U.C.E. venivano proiettati obbligatoriamente (il decreto legge n. 1000 del 3 aprile 1926 dichiarò “obbligatoria in tutte le sale cinematografiche aperte al pubblico la proiezione di films di propaganda editi dall’Istituto Nazionale L.U.C.E.”) in tutti i cinema del Regno d’Italia, diventando il principale veicolo, oltre che della propaganda, di conoscenza del paese per le masse italiane, in gran parte analfabete. Anche le fotografie di attualità dovevano essere acquistate e pubblicate obbligatoriamente dai principali mezzi a stampa.

Per l’intero periodo il L.U.C.E. produsse parallelamente cinegiornali e fotografie spesso sugli stessi soggetti, e costituisce oggi un prezioso terreno di confronto tra i principali mezzi espressivi e di documentazione visiva del Novecento.

Nei difficili anni della guerra mondiale, l’Istituto, che era situato a Roma, subì la requisizione di alcuni fondi archivistici, dapprima da parte degli occupanti tedeschi (nel 1943), e successivamente da parte delle armate americane – nel trasferimento a Venezia a seguito della Repubblica Sociale Italiana – (tra il 1944 e il 1945); ma, grazie a un’attenta politica di recupero, nei decenni successivi è stato in grado di ricostituire e valorizzare quasi interamente il suo patrimonio.

L’importanza delle fonti cinematografiche dell’Archivio Luce, Memoria del Mondo

L’importanza del patrimonio del L.U.C.E. nella cultura mondiale nasce da una serie di fattori, non ultimi la sua natura e la sua unicità: le cosiddette “immagini del reale” sono diventate solo da alcuni decenni un territorio di studi che accomuna molte discipline, anche se, fin dalla nascita della fotografia e del cinema, osservatori attenti come Bolesław Matuszewski (che voleva costruire già alla fine dell’Ottocento un grande archivio storico visivo) o gli storici della scuola francese delle Annales (come Marc Ferro), ne hanno sottolineato l’importanza culturale. Gli studi sull’immagine ottica in relazione alla rappresentazione e autorappresentazione della società, al suo uso propagandistico, alla percezione, coinvolgono ormai discipline che vanno dalla storia alla sociologia, alla psicologia ; per queste ed altre discipline il patrimonio L.U.C.E. costituisce un corpus documentario insostituibile per capire il processo di formazione dei regimi totalitari, i meccanismi di creazione e di fruizione del messaggio visivo, le condizioni di vita nella società italiana del tempo, temi che a volte solo le immagini sono in grado di descrivere compiutamente. Bisogna aggiungere che, negli anni considerati, il L.U.C.E. assunse un ruolo internazionale di rilievo, sia perché distribuiva all’estero le sue immagini sull’Italia (le agenzie di Parigi, Londra e Berlino gli garantivano una penetrazione commerciale in tutta Europa), sia perché il suo fondatore, il giornalista Luciano De Feo, divenne già negli anni Venti responsabile dell’Istituto Internazionale di cinematografia educativa, organismo promosso dalla Società delle Nazioni per sviluppare la cooperazione nel campo del film didattico, educativo e scientifico. Questo Istituto, insieme all’Istituto internazionale di cooperazione intellettuale fondato nel 1924, faceva parte di quegli «istituti speciali» da cui avrebbe preso vita più tardi proprio l’Unesco.

Si tratta quindi di un patrimonio insostituibile, anche perché ha costituito, tra gli anni Venti e Trenta, il principale veicolo di conoscenza nel mondo, oltre che dell’Italia, del fascismo italiano, un’ “esperienza” politica che, almeno fino alla metà degli anni Trenta, purtroppo è stata vista con “indulgenza” anche dai regimi democratici, con la conseguenza di una penetrazione (anche attraverso le immagini L.U.C.E.) di un modello politico antidemocratico in diverse parti d’Europa. Il patrimonio del L.U.C.E. inoltre è costituito da un corpus documentario integro, e questo ne accresce ulteriormente il valore. Anche prima che in Italia il film e la fotografia fossero riconosciuti come beni culturali (1999), nel 1997 l’Istituto L.U.C.E. è stato sottoposto, per la preziosità e la completezza dei suoi fondi, alla vigilanza della Soprintendenza archivistica del Ministero dei Beni Culturali, a seguito della dichiarazione di archivio storico di interesse nazionale. Non è necessario sottolineare ancora l’alto valore educativo dei documenti visivi: come si è potuto verificare lavorando con le scuole e le università, la forza descrittiva ed evocativa delle immagini permette di spiegare al meglio alle giovani generazioni, grazie a strumenti di decodifica dei loro linguaggi specifici, un fenomeno complesso come il fascismo italiano e la sua organizzazione capillare, che gli permise per vent’anni di tenere sotto controllo e di limitare, soffocare, negare le libertà civili di un intero paese. Ma tutte le immagini, anche quelle successive al fascismo, rappresentano una parte cospicua del patrimonio storico/visivo nazionale, nonché locale, complementare alle immagini televisive dagli anni cinquanta in poi. 

Per queste sue caratteristiche nel 2013 l’archivio Luce è entrato nel registro Unesco della Memoria del Mondo.

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