INTORNO A UN CINEGIORNALE LUCE: WALT DISNEY A ROMA

di Stefano Gelsomini

Preso il treno notturno da Venezia, il 20 luglio 1935 Walt Disney, il grande cartoonist americano papà di Topolino, arriva a Termini. È giovane, bello, elegante, americano, ricco e di successo: i suoi cartoni animati sono proiettati in tutti i cinematografi del mondo così come strisce, fumetti e libri con i suoi personaggi, presenti nelle edicole e nelle librerie, sono l’oggetto del desiderio di molti bambini. I fotografi quella mattina ne immortalano l’aspetto fresco e riposato dopo il viaggio notturno, la moglie Lillian è lì accanto, il fratello Roy e la cognata Edna sono un passo indietro, ad attenderlo il commendator Luigi Freddi, Direttore generale per la cinematografia.

Disney è in Italia nell’estate del 1935, ultima tappa del suo “tour” europeo, dove piacere, turismo ed affari si mescolano di continuo. A Milano ha firmato accordi con Ricordi per l’uso dei grandi autori italiani di musica classica nei suoi cartoni e con Mondadori per la pubblicazione della rivista «Topolino» per i tipi dell’editore milanese[1]. Soggiorna sul lago Como e da qui parte per Venezia. Dopo aver fatto sosta a Brescia al Caffè Principe nella moderna piazza Vittoria, in laguna arriva nel tardo pomeriggio, scendendo, secondo le cronache, all’Hotel Danieli; quindi un giro in gondola, una cena e, poi, veloce alla stazione Santa Lucia per partire alla volta di Roma con il treno della notte.

La stampa americana aveva annunciato che sarebbe stato ricevuto in udienza da Papa Pio XI e che anche Benito Mussolini gli avrebbe aperto le porte del suo studio; le aspettative erano molto alte sul piano internazionale, ma i due incontri non si concretizzarono, anzi, forse, solo quello con Mussolini ebbe luogo, ma non nelle canoniche forme ufficiali che ci si attendeva.

Il battage pubblicitario era iniziato qualche mese prima con un articolo firmato da Walt Disney pubblicato sulla pagina domenicale dedicata al Cinema della «Gazzetta di Venezia» dal titolo Confidenze di W. Disney: si trattava di una autobiografia della vita del grande artista dedicata agli italiani che leggevano i suoi fumetti, applaudivano nelle sale le sue Silly Simphonies e in agosto avrebbero ammirato i suoi ultimi lavori alla III Mostra d’Arte Cinematografica[2].

Il suo arrivo nella capitale è annunciato da giorni da tutti i grandi quotidiani romani e non, da «L’Osservatore Romano» a «Il Messaggero», da «Il Giornale d’Italia» a «Il Littoriale», da «La Stampa” al «Corriere della Sera» o a «Il Piccolo» di Trieste, mentre le maggiori firme giornalistiche se ne contendono interviste e immagini. I giornali europei e nordamericani copriranno il soggiorno con i lanci prima della Agenzia Associated Press e poi con quelli della United Press, più vicina al Governo italiano ed infiltrata dall’OVRA, la polizia segreta dell’Italia fascista[3].

Poche ore dopo il suo arrivo a Roma, Disney è ricevuto dal conte Galeazzo Ciano, Ministro per la stampa e la propaganda, nel suo ufficio in cordiale colloquio assieme alla sua consorte. Oltre ai ricevimenti per l’ospite americano, tra i quali spicca quello all’Hotel Ambassador, organizzato ancora da Ciano e durante il quale, secondo la United[4], Disney riceve la fotografia con dedica di Benito Mussolini, il clou della tre giorni romana è la serata di gala al Cinema Barberini.

Su «Il Messaggero», già il 18 luglio, venivano fornite anticipazioni sull’evento:

Walt Disney […] arriverà a Roma sabato mattina. Egli è già in Italia da qualche giorno e, dopo una breve visita a Milano e a Venezia, il suo più vivo desiderio è ormai quello di conoscere la città che più l’attrae in tutto il mondo. Per festeggiare Walt Disney il Dopolavoro cinematografico dell’Urbe ha organizzato in suo onore una grande serata di gala che avrà luogo sabato sera 20 corr. alle ore 21.30 al cinema Barberini e alla quale sarà presente Walt Disney che il pubblico romano potrà così conoscere personalmente. […] In onore di Disney saranno presentati durante la serata dei cartoni animati assolutamente nuovi per l’Italia e primo fra questi la “Dea della primavera” un graziosissimo cartone animato a colori parlato in italiano, che è la più gustosa satira del melodramma. Saranno presentati anche i tre ultimi Topolini giunti espressamente da Londra in aeroplano che sono fra le più deliziose creazioni del mago dello schermo. Walt Disney, informato dello scopo benefico dell’iniziativa, ha voluto acquistare i primi sei biglietti per la serata del 20 corrente. I biglietti della serata, al prezzo di lire 10 e 15 sono posti in vendita presso il Dopolavoro cinematografico, via Piemonte 6, presso la C.I.T., piazza Colonna e presso i seguenti alberghi: Plaza, Grand Hotel e Excelsior[5].

All’organizzazione americana, che coordina le interviste ai giornalisti e la distribuzione delle foto di Disney, si affianca quella italiana, altrettanto perfetta ed efficiente, che sfruttando la sinergia tra i lanci dell’Agenzia di stampa “Stefani”, le fotografie ed il cinegiornale dell’Istituto Luce, permette la completa copertura dell’evento romano e la sua diffusione in tutta Italia.

L’Archivio Storico dell’Istituto Luce Cinecittà conserva sia le fotografie dell’arrivo a Roma di Disney sia il filmato (Giornale Luce B / B0718) della serata di gala organizzata per il grande cartoonist americano al Cinema Barberini, grazie al quale nelle sale cinematografiche italiane tutti possono vedere il papà di Topolino aprirsi un varco tra le signore ingioiellate, i giovani in divisa, gli uomini elegantissimi che nel foyer del cinema lo attendono per stringerglisi attorno, vederlo per un attimo e poter dire “io c’ero” il giorno dopo. E lui, sempre sorridente, gioisce di questo bagno di folla ed incede con la moglie al fianco accompagnato da Galeazzo Ciano e da sua moglie Edda, da Luigi Freddi da Mario Luporini, della United Artists, e da molte altre personalità.

Le cineprese poste all’interno della sala ci restituiscono anche una parte dell’allestimento preparato per l’occasione: la scritta “Roma saluta il poeta del cinematografo, il creatore di Topolino” posta in alto tra due fila di riproduzioni di personaggi disneyani. L’immagine iniziale del filmato, invece, altro non è che una delle foto ufficiali di Disney.

Il programma della serata prevedeva oltre alla proiezione del film «Resurrezione, interpretato da Anna Sten e Fredric March e diretto da Mamoullan […] le applauditissime visioni di molti cartoni animati di Topolino tra cui le ultime creazioni del mago dello schermo, giunte espressamente in aeroplano da Londra. In primizia assoluta per l’Europa è stato poi visionato un meraviglioso cartone a colori parlato in italiano La dea della Primavera»[6]. E che la serata fosse veramente importante lo rivela il dettaglio dei cartoni animati di Disney giunti espressamente in volo da Londra già doppiati in italiano.

Ed ecco arrivato il momento del “mistero”. Su «Il Messaggero»[7], Sandro De Feo racconta di un’altra sorpresa per il pubblico della serata: «Un film Luce sfornato fresco fresco ha mostrato al pubblico non solo la giornata romana di Disney, ma addirittura l’entrata della folla al Barberini, avvenuta un’ora prima soltanto»[8], dimostrazione delle grandi capacità ed abilità e della tecnologia all’avanguardia dell’Istituto Luce.

Che cosa aveva immortalato questo film del primo giorno di Disney nella Capitale? Un aiuto per ricostruire la prima giornata nell’Urbe potrebbe arrivare dalla rivista «Kinema»[9] dove sono pubblicate due immagini poco note: Disney è fotografato al Colosseo con Luporini ed una giovane ammiratrice di Topolino, Grazia Ambrosia, e nell’atrio dell’Hotel Excelsior con la moglie, Luporini ed il capo ufficio stampa dell’United Artists, Dario Sabatello. Forse, queste fotografie ci possono suggerire quali fossero alcuni dei momenti ripresi dalle cineprese dell’Istituto Luce: l’arrivo in hotel, la vista al Colosseo, l’incontro con una piccola ammiratrice. E, forse, anche Disney al Ministero della Stampa con il conte Ciano.

Sempre grazie all’articolo di De Feo, siamo in grado di ricostruire i titoli esatti e l’ordine in cui i vari filmati furono proiettati sullo schermo del Cinema Barberini quella sera:

1) Topolino Robinson – cartone animato Disney

2) Il Duce in Sardegna – film Luce

3) Resurrezione – film United Artists

4) La giornata romana di Disney – film Luce

5) La dea della Primavera – cartone animato Disney

6) Topolino papà – cartone animato Disney

Disney è l’ospite d’onore e le cineprese, con un uso sapiente delle inquadrature e del montaggio delle immagini integrano perfettamente gli articoli sulla serata che si potevano leggere sulle pagine dei quotidiani e dei rotocalchi.

Il soggiorno in Italia si concluse qualche giorno dopo con la visita a Napoli, Pompei e l’imbarco dal porto campano sul transatlantico Rex, che copriva la rotta Napoli-Genova-New York. Le ultime foto di Disney e famiglia furono scattate a bordo del Rex, che lo stava riportando nella sua America. [Il presente articolo è stato estratto e rielaborato dal contributo 1935 – Disney in Italia, realizzato dagli alunni della classe 1 C del plesso di scuola secondaria di primo grado dell’I.C. “Enrico Fermi” di Romano di Lombardia, Bergamo, nel corso dell’anno scolastico 2020/21].


[1] <https://www.mondadori.it/chi-siamo/la-nostra-storia/anno-1935>

[2] Walt Disney, Confidenze di Disney, in «Gazzetta di Venezia», Venezia, 21 maggio 1935.

[3] Nel luglio 1935 alla United Press lavorava Luigi Boschetto, un agente dell’OVRA, cui forniva informazioni sulla vita dell’Agenzia di stampa americana. Boschetto appare come agente OVRA sul Supplemento Ordinario alla Gazzetta Ufficiale Italiana n.145 del 02/06/1946.

[4] «An official reception was tendered Walt Disney, American creator of Mickey Mouse, in the grill room of the Ambassador Hotel. The reception was under the auspices of the propaganda ministry. Disney received an autographed photograph of Premier Benito Mussolini. He will sail for New York Thursday» (Walt Disney feted in Rome, in «The St. Louis Star and Times», 23 luglio 1935).

[5] Walt Disney a Roma, in «Il Messaggero», Roma, 18 luglio 1935.

[6] Walt Disney a Roma, in «Gazzetta del Popolo», Torino, 21 luglio 1935. L’abbinamento tra le due pellicole – Resurrezione e La dea della Primavera – era lo stesso che la United Artists aveva voluto anche per il mercato americano.

[7] S. De Feo, La sosta romana del genitore di Topolino, «Il Messaggero», Roma, 21 luglio 1935.

[8] Ibidem.

[9] A. A., Storia di Topolino. I sette anni di una figura celebre, in «Kinema», n. 3, novembre 1935, pp. 7-1.

<strong>Stefano Gelsomini</strong>
Stefano Gelsomini

Laureato in Lettere Classiche, ha scritto di archeologia e storia per diversi quotidiani e riviste. Insegna Lettere presso l’Istituto Comprensivo “Enrico Fermi” di Romano di Lombardia, Bergamo. Con i suoi alunni ama ricostruire piccole storie dimenticate, cercando fotografie e video e leggendo i giornali d’epoca italiani e non.

RITRATTI SONORI PER UNA CITTÀ

di Ermelinda De Feo

La scuola è la prima comunità in cui ci misuriamo con l’altro, la prima dimensione che ci insegna a rappresentare un’idea di noi a volte sorprendente, nuova, e ogni giorno suscettibile di cambiamento. È a scuola che incontriamo per la prima volta figure che saranno determinanti nella nostra vita, diverse da quelle più care, ma altrettanto necessarie e significative.

La comunità scolastica del corso musicale del Liceo “A. Manzoni” di Latina è fatta da studenti e docenti che armonizzano i loro progetti didattici a suon di musica, tutte persone che hanno scelto di sacrificare tanto tempo per lo studio di una disciplina che richiede grande impegno e dedizione. Scegliere ogni anno percorsi ideali in grado di arricchire l’offerta formativa è un compito difficile perché deve prevedere non solo finalità e obiettivi adeguati, ma soprattutto costruire di volta in volta tasselli importanti per la formazione di un’identità che faccia sentire il singolo soggetto parte di un gruppo, parte indispensabile di una piccola grande comunità. Nella storia di ognuno di noi conoscere le origini del luogo in cui si vive non è semplicemente un pezzo del racconto, è il modo per scoprire da dove veniamo, per costruire un po’ del nostro senso di appartenenza e darci occasione di offrirne la nostra versione.

In questa direzione abbiamo partecipato al progetto Agro Sonoro: note e scene da un territorio, vincitore del bando “Cinema per la scuola”, di cui Istituto Luce Cinecittà è stato capofila con la partecipazione del Consorzio di bonifica dell’Agro pontino e l’Associazione culturale “Il Sandalo”. In particolare i ragazzi del triennio del Liceo Musicale “A. Manzoni” di Latina sono stati coinvolti nella “composizione” di una colonna sonora che accompagnasse alcune scene di Nascita di una città, documentario dell’Archivio Luce, che illustra attraverso immagini straordinarie la nascita di Latina.

Dopo più di un anno di rinvii a causa della pandemia finalmente, all’inizio di marzo 2021, abbiamo cominciato il percorso previsto con un incontro introduttivo in cui Patrizia Cacciani ha presentato agli studenti l’Archivio dell’Istituto Luce Cinecittà con il suo ricco patrimonio audiovisivo e le attività che lo valorizzano e impiegano per fare didattica, come nel caso del sito Luce per la Didattica. Il giorno successivo a questo primo appuntamento è iniziato un nuovo periodo di lockdown e il lavoro è proseguito in dad per un mese, fino ai primi di aprile. Quello che poteva rappresentare l’ennesimo colpo d’arresto si è trasformato in una sorta di sfida per gli studenti sostenuti e incoraggiati dalla Dirigente scolastica Paola Di Veroli e dalla Prof.ssa Anna Santoro. Così, guardando il documentario, la prima idea è stata quella di creare un racconto nel racconto, un piccolo viaggio sonoro che ne esaltasse la bellezza. L’obiettivo era molto chiaro: dare nuova voce alle immagini di Nascita di una città scegliendo di creare un “medley classico” dalle sonorità diverse, malinconiche e radiose, inquiete e rassicuranti, poderose e languide, ma che fossero il canto della città e in qualche modo ne rappresentassero i diversi momenti, dalla bonifica all’edificazione dei primi nuclei. Per questo via via sono diventati protagonisti le trombe della Trumpet Serenade di M. Dieterich, il suono cristallino del pianoforte di Debussy con La fille aux cheveaux de lin, il canto a due voci di Dome Epais da Lakmè di L. Delibes, il suono distinto ed etereo del vibrafono di A. Lipner, la sonatina op. 100 per violino e pianoforte di A. Dvorak, il tardo romanticismo di M. K. Ciurlionis con il suo Notturno per pianoforte, il Concertino per clarinetto e pianoforte di Weber, Honegger e la sua Rapsodia per quartetto con due flauti, clarinetto e pianoforte, l’impeto del preludio per pianoforte di Mendelssohn, e l’incantevole melodia di Meditation da Thais di J. Massenet per violino e pianoforte. Il contributo audiovisivo, con le musiche eseguite dal vivo e registrate dagli studenti, è stato montato da Patrizia Santangeli e mostrato in occasione della Rassegna audiovisiva del progetto lo scorso 22 maggio.

<meta charset="utf-8"><strong>Ermelinda De Feo</strong>
Ermelinda De Feo

diplomata al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, è docente per le scuole superiori dal 1985. Insegna al Liceo Musicale “A. Manzoni” di Latina, dove ricopre anche il ruolo di referente del Dipartimento di Discipline musicali specialistiche. Negli anni ha realizzato per gli studenti incontri con musicisti di chiara fama, da Roberto Prosseda a Mariana Sirbu. Con l’associazione culturale “Musikè.volissimevolmente”, di cui è presidente, promuove occasioni d’arte per i giovani musicisti e per gli studenti. È socia del Campus Internazionale di Musica e tra i Soci fondatori del Latina Jazz Club “Luciano Marinelli”. Ha realizzato concerti e incontri con l’autore nell’ambito della rassegna culturale “Lievito”.

IL FONDO CAIO MARIO GARRUBBA: SERIE “CINA” (1959)

di Fabio Rossi

Caio Mario Garrubba appartiene a quella generazione di fotografi che negli anni del dopoguerra hanno contribuito a farci conoscere il mondo, soprattutto quello del socialismo reale, con i suoi servizi fotografici dall’Unione Sovietica, Polonia, Ungheria, Repubblica democratica tedesca, Mongolia e Cina.

Fu proprio il suo amico e scrittore Goffredo Parise[1] a definirlo «il fotografo del comunismo», specificando però in seguito «del comunismo della speranza, non quello reale»[2].

Garrubba era infatti attirato, per la sua “arte documentaria” e di fotogiornalismo, soprattutto dai paesi dell’Est, oltre la Cortina di ferro dove era più difficile penetrare e fotografare liberamente.

«Scavò tra le malinconie individuali e collettive degli orti socialisti»[3] queste le parole con cui Ermanno Rea identifica la sua poetica, il suo percorso umano di fotografo “nomade” e indipendente, un acuto osservatore della società, un maestro della fotografia “umanista” intesa come mezzo di impegno sociale.

Nel 1959 Garrubba chiese e ottenne da Maria Antonietta Macciocchi, direttrice della rivista «Vie Nuove» e legata al Partito Comunista Italiano, il visto per la Cina in occasione del decimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Fu il secondo fotoreporter, dopo Henry Cartier-Bresson, a varcare le sue frontiere su un treno della transiberiana, visitando la Cina per circa quaranta giorni, da fine settembre a metà novembre del 1959.

Il fondo Mario Caio Garrubba, acquisito nel 2017 dall’Istituto Luce Cinecittà, riconosciuto fondo archivistico di particolare interesse dalla Soprintendenza Archivistica del Lazio nel 2019, consiste di circa 40.000 negativi, 60.000 diapositive e in alcune stampe vintage e di lavoro. Garrubba ha esercitato la sua carriera di fotoreporter tra i primi anni Cinquanta e il Duemila.

La serie Cina di Garrubba è composta complessivamente di 4198 foto, divise in 125 rullini[4].

Il materiale, a una prima analisi, risultava essere organizzato in maniera disomogenea, perché non vi era consequenzialità dei soggetti raffigurati rispetto alle tappe del viaggio. Ciò potrebbe avere varie spiegazioni, non sappiamo il modo in cui le fotografie sono state conservate, cioè se ci sia stata o meno una volontarietà da parte del fotografo nella gestione del proprio archivio, quanto la pratica quotidiana abbia inciso su questa modalità di organizzarlo e, non ultimo, quanto questo sia stato maneggiato o manomesso dopo la sua morte con l’intenzione di utilizzare le sue foto per qualche particolare evento, ad esempio per la realizzazione di una mostra fotografica e relativo catalogo.

Nella prima fase di inventariazione del materiale fotografico sono stati individuati e fedelmente catalogati i servizi fotografici. Successivamente con lo studio e l’analisi delle foto e una attenta ricerca bibliografica[5], è stato possibile ricostruire le tappe fondamentali del viaggio di Garrubba in Cina: Pechino, Xi’an e le città attraversate dal Fiume Azzurro (Yangtze), Chongqing, Wuhan, Nanchino e Shanghai[6].

Come si è già accennato, Garrubba arriva a Pechino nei giorni che precedono i festeggiamenti del decimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese[7]. La celebrazione principale di questa ricorrenza avvenne nella grande distesa di piazza Tienanmen nella giornata del 1 ottobre 1959, alla presenza di tutte le autorità nazionali e internazionali, con una grande parata militare, seguita da un corteo di operai, contadini, studenti e atleti e da una folla infinita di cinesi festanti. Le cronache dei media riportano circa 700.000 persone.

Le foto di Garruba ci raccontano la grande storia di quei giorni attraverso molti eventi: la riunione celebrativa nella Grande sala del popolo (costruita per l’occasione da volontari comunisti in soli dieci mesi) con circa 10.000 partecipanti, alla presenza di numerose delegazioni internazionali in rappresentanza di partiti e di governi comunisti; i festeggiamenti serali, sempre in piazza Tienanmen, con balli e fuochi d’artificio (e a questo riguardo è famosa la foto della ragazza che si abbandona al ballo con gli occhi chiusi e sognanti; gli spettacoli ginnici e la partita di calcio Cina-Russia allo stadio dei Lavoratori di Pechino (inaugurato proprio in questa occasione, il 3 ottobre 1959); l’arrivo di Krusciov il 30 settembre del 1959, accolto da Mao all’aeroporto di Pechino, dove pronuncia il suo primo discorso dopo l’atterraggio.

Particolare la foto dei due statisti ripresi di spalle, forse perché, come dice lo stesso Garrubba in una intervista a Manuela De Leonardis «le persone importanti che ho fotografato mi stavano sempre antipatiche»[8].

Ma il tratto distintivo di Garruba è il suo modo di raccontare i luoghi della vita pubblica e del quotidiano, di catturare le emozioni e i più reconditi sentimenti delle persone attraverso quella fotografia proprio da lui definita “la stradale”, una fotografia scattata per strada, di strada, in strada e che rappresenta la sua visione street del mondo, il proscenio naturale delle sue opere principali e del suo impegno sociale come fotografo neorealista e umanista.

Con la sua Laica o Rolleiflex ha fermato istanti di apparente normalità, ma intrisi di pregnante significato, «immagini di un’intuizione», come magistralmente le definì lo stesso Garrubba e che hanno al tempo stesso un grande valore a livello documentale e di reportage. «È necessario, assolutamente necessario che questo attimo, l’attimo dello scatto e della presa di conoscenza, sia un attimo-emozione… come se l’obiettivo fosse l’occhio e i suoi stimoli e i suoi prolungamenti immediati al cervello, al cuore e ai sensi»[9].

E così Garruba ci offre una panoramica a trecentosessanta gradi sulla Cina di Mao; entra nei parchi antichi dove si pratica il taijiquan, visita mercati, porti, stazioni, templi buddisti, case private, teatri tradizionali, scuole d’infanzia, di danza classica, università, sale da tè, mense aziendali e locali pubblici, botteghe e negozi… scatta numerose fotografie dalla stessa posizione, come nel caso di un incrocio a Shanghai, dove dall’alto, probabilmente da una terrazza, immortala i passanti nel loro fare quotidiano, in un insieme dinamico di immagini. Un’altra testimonianza del suo metodo street di operare, che ne ha fortemente caratterizzato l’intera produzione, produzione, immagino, peraltro condizionata dal controllo del regime.

Città brulicanti di biciclette, risciò, carretti per il trasporto delle povere merci, filobus urbani, treni, a cui si alternano le caratteristiche pagode della Città Proibita di Pechino, con i bellissimi tetti in ceramica, i palazzi storici del Bund di Shanghai e le movimentate imbarcazioni, chiatte e Sampan, che solcano il fiume Huangpu.

Le sue immagini ci raccontano i molteplici aspetti della realtà cinese in pieno “Grande balzo in avanti”, l’ambizioso progetto maoista che consisteva in uno sviluppo rapido e parallelo di agricoltura e industria. Nelle foto scattate a Wuhan ritroviamo le tracce di questo importante passaggio storico con la corsa frenetica all’industrializzazione, il lavoro negli impianti siderurgici e negli altiforni delle acciaierie, mentre quelle scattate nei pressi di Nanchino, raccontano la Cina della collettivizzazione agricola delle Comuni popolari, dove vengono coinvolti anche gli studenti – vere e proprie “squadre di produzione” – nella raccolta delle radici di riso.

Altri segni tangibili di questo impeto e di questa auspicata trasformazione economica, li riscontriamo anche nelle grandi esposizioni agricolo-industriali che si tennero nelle principali città come Pechino e Shanghai, dove si percepisce la volontà di pianificare lo sviluppo economico e industriale. Qui troviamo in mostra plastici di complessi industriali in costruzione, turbine e apparati per la produzione di energia, ma anche sementi per le coltivazioni agricole.

Ma il suo occhio catturò in profondità anche molti aspetti di quella feroce condizione umana di miseria e povertà nella Cina comunista. La fame, la fatica, la lotta per la sopravvivenza, la difficoltà del vivere quotidiano, immagini che rappresentano un mondo ricco di contrasti tra idealismo e dura realtà. Al riguardo sono significative le foto di operai, contadini, pescatori e scaricatori nei porti, con i volti e gli sguardi segnati da una enorme sofferenza e al tempo stesso pieni di speranza di riscatto sociale e di giustizia, riflesso dell’ideologia maoista. Peraltro fotografie scattate sempre con delicatezza e rispetto.

Infine Garruba ci racconta tutte quelle attività antropiche sul fiume con impareggiabile maestria: gli scenari brumosi del Fiume Azzurro, con uomini, donne e ragazzi che si accalcano sui pontili dell’imbarcadero di Chongqing; il lavaggio del carbone nei pressi di Shanghai; le partenze e gli arrivi dei battelli, forse per una gita alle Tre gole dello Yangtze nella provincia di Hubei; il trasporto fluviale di grossi tronchi; gli arsenali dove si costruiscono le tradizionali barche in legno; il carico e lo scarico delle merci; il “primo ponte di Wuhan”, inaugurato nel 1957, che consente il transito di veicoli stradali e treni da Pechino a Canton; la costruzione del ponte ferroviario Baishatuo sempre a Chongqing.

Un grande affresco della Cina di Mao nel 1959.

La selezione delle foto, per scelta personale e come omaggio a Caio Mario Garrubba, sono in gran parte tratte dalla sua raccolta di foto contenute nel volume I cinesi del 1969.


[1] Archivio Storico Istituto Luce, Caleidoscopio Ciac C1776, Obbiettivo sulla cronaca – Milano – Presentato il volume “Cara Cina”, Intervista all’autore, Goffredo Parise, 03/11/1966.

[2] Intervista di M. De Leonardis a C. M. Garrubba, Festival Internazionale di Roma, 2005.

[3] E. Rea, 1960. Io reporter, Roma, Feltrinelli, 2012, p. 36.

[4] Il servizio di conservazione e acquisizione digitale del reparto fotografico dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce Cinecittà, a cura di Emiliano Guidi, ha provveduto a redigere un inventario seguendo le informazioni della moglie Ala che aveva gestito l’archivio dopo la morte del marito.

[5] C. M. Garrubba, I Cinesi, testo di Goffredo Parise, Milano, Diaframma, 1969; C. M. Garrubba, I cinesi nel 1959, testo di Goffredo Parise (da I Cinesi, Milano, Diaframma, 1969) e Tatiana Agliani, Cinisello Balsamo, Milano, 2017; G. D’Autilia, E. Menduni (a cura di), Lontano – Caio Mario Garrubba fotografie, Roma, Contrasto, 2019.

[6] Le foto sono state organizzate in fascicoli corrispondenti alle diverse tappe del viaggio, con i relativi servizi fotografici tematici identificati.

[7] 1959 China National Day 《庆祝建国十周年》 – Video delle celebrazioni del 10º anniversario.

[8] Intervista di M. De Leonardis a C. M. Garrubba – Festival Internazionale di Roma, 2005.

[9] C. M. Garrubba, I Cinesi, testo di Goffredo Parise, Milano, Diaframma, 1969, p. 4.

“La stradale” di Fabio Rossi, Xi’an, agosto 2001.
Fabio Rossi

laureato in Architettura presso l’Università degli Studi di Firenze. Ha collaborato con la società Regesta.exe all’attività di catalogazione dell’Archivio Audiovisivo e Fotografico dell’Istituto Luce, attualmente lavora presso l’Archivio storico dell’Istituto Luce Cinecittà sul Fondo Caio Mario Garrubba. Appassionato di viaggi di interesse antropologico e culturale, nel corso degli anni ha partecipato a numerosi viaggi in Asia, Africa, Sud e Centro America, coltivando e affinando la conoscenza di altri territori e culture.