AGRO SONORO INCONTRA CINEFOTOEDUCA

Nel 2019 Istituto Luce Cinecittà ha partecipato al bando “Cinema per la Scuola – Rassegne”, come capofila, insieme a due partner, il Consorzio di Bonifica dell’Agro Pontino e l’Associazione culturale “Il sandalo”.

Nel 2020 abbiamo saputo di essere tra i vincitori con il progetto Agro sonoro, note e scene da un territorio.

La pandemia non ha permesso di realizzare il progetto nel tempo che era stato previsto al momento dell’indizione del bando e la sua esecutività è scivolata sino a maggio 2021.

Il tempo allungato ci ha permesso di amplificare l’offerta formativa e di introdurre CINEFOTOEDUCA, il progetto di alfabetizzazione al linguaggio fotocinematografico, che dal 2018 Istituto Luce Cinecittà sta sviluppando nelle scuole elementari.

Le insegnanti e gli studenti delle scuole di Latina e di Cori che hanno aderito al progetto vincitore, prima di attivare i laboratori musicali con l’Associazione “Il Sandalo”, hanno potuto confrontarsi con un percorso di conoscenza delle immagini fisse ed in movimento, attraverso il linguaggio specifico, imparando a contestualizzarlo e decodificarlo, per sviluppare la comprensione delle forme dei documenti fotografici e filmici, dei loro usi nell’evolversi della società fino ad oggi.

La proposta è stata attraverso la formazione dei docenti per sviluppare il progetto educativo all’immagine in piena autonomia. Le insegnanti hanno utilizzato due schede del progetto:

  • Riconoscersi e presentarsi, scheda identificativa ed informativa dove le bambine ed i bambini hanno raccontato se stessi attraverso una foto ed un loro disegno;
  • Storie di famiglia, che ha permesso di recuperare e rinnovare la memoria dei loro genitori, dei loro nonni ed in alcuni casi anche dei bisnonni

Per esperienza, in questo tipo di percorsi didattici molti ragazzi scoprono per la prima volta parenti e memorie e con essi la storia.

L’obbiettivo, brillantemente raggiunto, era quello di consentire alle insegnanti e agli studenti di costruire una narrazione individuale e collettiva del proprio territorio e di confrontarsi con le immagini storiche che successivamente saranno parte integrante del progetto Agro sonoro, note e scene da un territorio.

Per poter entrare in comunicazione con loro, vista la distanza imposta dal Covid 19, ho costruito la mia scheda di presentazione. Questa ha poi prodotto un breve cortometraggio che coniuga le loro domande e le mie risposte per conoscermi meglio. Avrete modo di vederlo sui nostri canali social.

Quindi, ho chiesto alle insegnanti coinvolte la produzione di un report sull’esperienza sostenuta. Troverete allegati all’articolo i loro contributi, qui ho pensato che alcuni estratti, completati dalla selezione delle schede elaborate dai loro studenti, abbiano messo in evidenza come il percorso formativo potrà essere uno strumento da utilizzare sia nel proseguo del lavoro, con il progetto Agro sonoro, ma anche un “modo diverso” di usare le immagini che va oltre la quotidianità.

[...] È stato chiesto a loro di recuperare delle loro foto personali con il tema Riconoscersi e rappresentarsi, di analizzarle e raccontarle ai compagni.
Nelle foto che i bambini hanno scelto di portare a scuola e nella spiegazione fatta, sia con termini specifici del linguaggio fotografico, sia con particolari riguardanti il momento dello scatto, si è potuto ritrovare ognuno di loro, con la sua personalità e la sua indole.
In un secondo momento la ricerca si è ampliata e i bambini hanno raccolto e descritto foto della loro famiglia e successivamente foto in bianco e nero dei nonni, bis nonni e tris nonni. In questa i bambini sono stati trasportati, con una fantastica “macchina del tempo”, in un mondo dove le loro radici familiari erano riportate nelle immagini meravigliose che avevano recuperato negli album fotografici di famiglia. Questo lavoro ha dato loro un profondo senso di appartenenza e continuità.Tutti durante il momento dell’analisi dell’immagine, hanno lavorato per decodificare le informazioni delle diverse epoche storiche e familiarizzare con la memoria del passato. In particolare la loro attenzione è stata catturata dall’abbigliamento dei soggetti fotografati. Uomini, donne, bambini mostravano nelle immagini un modo di vestire lontanissimo da quello a cui son abituati.
Questa prima fase del progetto, ha prodotto, in tutti noi, alunni e insegnanti, una maggiore padronanza del linguaggio cine-fotografico e ha favorito la scoperta della memoria storica dell’Agro Pontino.

Roberta Galeotti
Docente della classe 5B, Istituto Comprensivo "A. Volta" di Latina, plesso "O. Montiani"

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L’impossibilità a muoversi fisicamente a causa delle restrizioni legate alla pandemia, è stato lo stimolo ad un movimento trasversale che ha attraversato, con i mezzi virtuali, spazi e tempi lontanissimi ai bambini. Le fotografie, lo strumento audiovisivo e i fondi documentali sono stati un potente ‘centro di interesse’ ed un connettore intergenerazionale.La ricerca di notizie sui nonni, utilizzando il tema del lavoro, attraverso le fotografie, ha attivato nelle e tra le famiglie una vera ‘caccia al tesoro’ che ha ridestato l’interesse verso gli archivi di casa e la scoperta, per genitori e figli, dei vecchi album!
Il contatto con le immagini di carta e talvolta di carta ingiallita, con i contorni smerlati, il desiderio di far restaurare foto malconce per riportarle ad una nuova vita, hanno acceso i ricordi che sono ri-affiorati dalla viva voce dei nonni, bisnonni o attraverso le narrazioni dei genitori. Dall’immagine alla ri-evocazione il passo è stato breve: i nastri dei ricordi hanno istruito un vero e proprio circuito fatto di calore, di odori, di sapori riemergenti dalla memoria, nuove scoperte per i bambini, ma non solo… Petites Madeleines per mamma e papà. 
[...] Molti giovani partirono dalle montagne lepine per la bonifica di Piscinara, dove lavorarono per 10 anni, ammalandosi di malaria, molti perdendovi la vita. Ascenzo Di Giacomo fu tra questi, partito da Cori col suo mulo Pacchiarotto per gettare il primo strato di ghiaia alla nascente pianura di Piscinara sottratta alla palude. [...] I nipoti di nonno Ascenzo ci hanno raccontato che il mulo Pacchiarotto venne requisito dalle truppe tedesche per i trasporti pesanti delle operazioni belliche; abbandonato dopo l’arrivo degli Alleati, venne ritrovato, errabondo, dall’amico Ascenzo, con il quale concluse i suoi giorni

Patrizia Corbi e Maria Carmela Salomone
Docenti delle classi 2B e 2C, Istituto Comprensivo "C. Chiominto" di Cori

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L’approccio ludico di CINEFOTOEDUCA, che attraverso il disegno personale consente di rendere, per un bambino, “reale e immaginario” il proprio punto di vista, ha permesso alle insegnanti, che ringrazio per la preziosissima collaborazione, di svelare l’essenza intima e profonda della fotografia: coniugare la soggettività con la realtà e l’immaginazione.

LO SGUARDO DI PINO SETTANNI SU FEDERICO FELLINI

di Alessandra Tomassetti

L’anno 2020 per il mondo della cultura avrebbe dovuto essere quello dedicato alle celebrazioni per i cento anni dalla nascita di Federico Fellini.

L’Istituto Luce-Cinecittà, testimone prestigioso della carriera e delle opere del Maestro riminese, ha inaugurato a febbraio una mostra-istallazione nella Palazzina Fellini all’interno del complesso degli Studi cinematografici di Cinecittà intitolata Felliniana-Ferretti sogna Fellini, come parte dell’esposizione permanente del percorso di Cinecittà si Mostra.

A causa della pandemia da SARS-CoV-2, molti degli eventi in programma sono stati prorogati a tutto il 2021, mentre sul canale YouTube di Luce-Cinecittà sono presenti numerose proposte di approfondimento degli spazi espositivi dedicati a Fellini.

È pressoché indissolubile il legame tra Federico Fellini e Cinecittà, come egli stesso dichiarò nel documentario realizzato in occasione della celebrazione dei cinquanta anni degli Studi cinematografici alla domanda se il mito della città del cinema fosse oramai tramontato:

No, no, non mi sembra, quest’aria magica, mitica ce l’ha per il solo fatto che ci sto io… Ci vivo non solo quando giro, ma quando preparo i film, quando li monto, quando li doppio, quando penso al prossimo. Ormai, veramente, è diventata una dimensione proprio estremamente familiare. E della casa poi c’ha tutti i suoi angoletti: un gruppo di cagnetti che ti accompagna quando vai da un teatro all’altro scodinzolanti e festosi. E le ore del giorno, il trascolorare così del cielo da una luminosità a un’altra come capita affacciandosi alle finestre di casa propria.

È sembrato giusto chiudere questo anno complesso con la narrazione del rapporto tra Federico Fellini e il fotografo Pino Settanni attraverso le immagini che quest’ultimo realizzò nel 1991 presso il suo studio di posa in Via di Ripetta a Roma, ed è anche un’occasione per presentare il primo fondo fotografico autoriale che l’Istituto Luce-Cinecittà ha acquistato, proprio per il legame professionale profondo che egli aveva con il mondo del cinema.

Le foto di Federico Fellini furono fortemente volute da Settanni a suggellare un rapporto ventennale di amicizia con il regista, come egli stesso racconta in prima persona nell’introduzione al volume Pino Settanni. La memoria le immagini del 1998 firmata da Giampiero Mughini[1].

Il Fondo Pino Settanni è andato ad arricchire il patrimonio fotografico dell’Archivio storico dell’Istituto Luce-Cinecittà: è stato acquistato con tre atti di cessione da parte della vedova, Monique Gregory Settanni con l’obiettivo di conservare, valorizzare e rendere fruibile le circa 60.000 immagini tra negativi su pellicola, diapositive (pellicole e diapositive 35mm e/o 6×7) e positivi su carta (stampe 9×12)[2]. L’ambito cronologico è tra il 1966, anno in cui il fotografo iniziò l’attività come fotoamatore e il 2010 (anno della sua morte): i soggetti rappresentati sono molteplici, come tanti i luoghi ripresi e i progetti ai quali egli lavorò nel corso della sua lunga carriera[3].

Un primo gruppo di immagini sono già disponibili online: si tratta delle foto che riguardano la Serie “Reportage”, un aspetto importante ma poco conosciuto dell’attività di Pino Settanni, ma che invece fornisce il suo personale punto di vista sulla fotografia perché esprimono uno stile documentaristico che non nasconde l’aspirazione estetica.

Il lavoro di descrizione archivistica e catalografica sta proseguendo con la Serie “Ritratti”, che presenta molti volti noti del mondo dello spettacolo e della cultura tra la fine degli anni Ottanta e i Novanta del XX secolo.

Molti dei servizi fotografici furono realizzati da Pino Settanni in occasione delle campagne per le promozioni cinematografiche, sia in presenza sui set – cd. “foto di scena” – sia nel suo studio di posa con gli attori ritratti in abiti di scena (ad esempio per le immagini che erano necessarie per le locandine dei film o degli spettacoli).

Moltissimi ritratti sono quelli che realizzò nell’ambito del progetto fotografico Ritratti in nero… con oggetto, che ebbe nel 1989 un enorme successo di critica e di pubblico con l’esposizione romana presso la Galleria Rondanini e la pubblicazione del volume omonimo[4]. Settani continuò a dedicarsi a questo progetto negli anni seguenti coinvolgendo numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e della politica.

A Federico Fellini è stato dedicato un fascicolo nel quale sono stati distinti tre servizi fotografici: il 1991 segnò una pausa artistica per il regista che aveva diretto nel 1990 La voce della Luna[5].

Fellini accettò di farsi fotografare dopo che Settanni lo ebbe pregato ripetutamente di recarsi nel suo studio per realizzare un vero e proprio servizio fotografico nell’ambito del progetto Ritratti in nero… con oggetto[6]. Non era un caso la scelta del luogo, perché il suo studio era «dove sono dominatore, sono io a scegliere ogni dettaglio, ogni particolare di luce, ogni sfumatura di colore»[7].

Settanni lo andò a prendere nella casa di via Margutta, pregandolo di vestirsi di nero «perché nei miei ritratti io voglio far venire fuori il nero dal nero, cosa che nella fotografia non è facile»[8].

Ma Fellini indossava un dolcevita rosso con una giacca pied de poule: Settanni scattò numerose fotografie, ma il risultato fu per lui insoddisfacente. In queste immagini il regista appare impacciato, a disagio, quasi intimidito dalla macchina, forse anche infastidito dalla forte luce che illumina la sua figura (era l’effetto costruito da Settanni per contrastare maggiormente gli elementi colorati dall’ambientazione scura).

Nel primo servizio il regista è accompagnato da alcuni oggetti iconici: gli occhiali da vista, il cappello a quadretti di Montappone[9] e una statuetta riproducente un clown (chiaro riferimento al film La strada che valse a Fellini il premio Oscar al miglior film in lingua straniera nel 1957).

Fondo VEDO, Federico Fellini e Giulietta Masina mostrano l’Oscar nella loro abitazione in Via Archimede ai Parioli.

Fondo Pino Settanni

Poi gli fece indossare una sciarpa nera, per ricreare il contrasto cromatico voluto e Fellini seduto davanti a una scrivania improvvisata, messogli a disposizione alcuni fogli, pennarelli, matite colorati e alcuni libri, appare maggiormente a suo agio perché concentrato nel disegno e nella lettura e l’atteggiamento appare sereno e rilassato.

Fondo Pino Settanni

Tuttavia, il risultato finale non piacque a Settanni, che richiamò Fellini pregandolo di recarsi nuovamente nel suo studio con un abito nero. Fellini accettò il nuovo invito, ma commentò sarcasticamente colpito da questa nuova richiesta: «Vorrà dire che dovrò cambiare fotografo».

Per questo secondo appuntamento Settanni ripropose a Fellini di utilizzare i pennarelli, le matite e un blocco di fogli da disegno: il regista incominciò a disegnare e poi a lanciare in aria le matite.

Fondo Pino Settanni

Ebbe vita così una serie di scatti suggestivi in cui il regista e il fotografo, finalmente complici, riuscirono a interagire e a dare vita a uno dei servizi fotografici più fortunati. Fellini continuò a lanciare in aria le matite e a sorridere, e come ricorda Settanni nella stessa introduzione egli era: «un giocoliere, esattamente quel che lui è stato nella storia del cinema. Uno che ha giocato con le immagini e i sogni»[10].

Fondo Pino Settanni

Tra queste immagini, particolarmente significativo è un medio-primo piano in cui il viso di Fellini, con il cappello di Montappone ben calcato in testa e i grossi occhiali da vista come a nascondere il volto illuminato da una intensa luce radente, emerge tra il nero profondo del fondale e del maglioncino dolcevita indossato. La falda del cappello e gli occhiali creano delle ombre inquietanti sul viso. A chiudere questo servizio è l’autoritratto autografo a pastelli colorati che Fellini fece durante la seduta fotografica e che donò a Settanni[11].

Fondo Pino Settanni

Come è noto Fellini amò molto disegnare e usò farlo per immaginare i personaggi dei suoi film prima ancora di realizzarli. Dal sito della Fondazione Federico Fellini di Rimini è possibile consultare una ricca carrellata di suoi disegni: http://archivio.federicofellini.it/disegni.

Nel 1972 egli vinse un prestigioso premio al Salone internazionale dell’umorismo di Bordighera[12] raccontato da questo servizio della testata «Notizie cinematografiche» dell’ottobre del 1972.

Notizie cinematografiche/N028304, 10/1972, La premiazione di Fellini e del disegnatore Peynet al Salone Internazionale dell’umorismo a Bordighera

Settanni e Fellini si erano conosciuti a Roma nel 1973: il fotografo era appena giunto dalla Puglia con la voglia di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia. Erano anni difficili per tutti, l’Italia e Roma sperimentarono l’austerity:

Sette G/G037001, 11/12/1973, La reazione degli italiani all’austerity

L’incontro casuale avvenne in via del Babuino, Fellini abitava in via Margutta, Settanni in una camera in affitto lì vicino. Il regista era reduce dal successo di due dei suoi film più importanti, Roma (1972) e Amarcord (1973), quest’ultimo vincitore del premio Oscar per il miglior film straniero nel 1975[13] e del David di Donatello. Settanni, lasciato il lavoro all’Italsider a Taranto, con fatica si ambientava alla vita della capitale, contando sull’amicizia e il sostegno di Antonio Sansone[14] e Claudio Abate[15] che aveva conosciuto entrambi appena giunto a Roma.

Erano anni in cui possedevo due macchine fotografiche Mamiya C330 bifocali. Ora l’una, ora l’altra, facevano immancabilmente l’andata e il ritorno al Monte di Pietà. Le impegnavo e le disimpegnavo. Dovevo pur mangiare[16].

Nell’incontro casuale in strada Fellini era rimasto colpito dal volto di Settanni e fermandolo gli propose una piccola parte nel Casanova, del quale era intenzionato a iniziare le riprese di lì a poco[17]. Settanni rifiutò la parte perché aspirava a divenire un fotografo professionista; Fellini gli dette un appuntamento negli Studi di Cinecittà, forse intenzionato a coinvolgerlo come fotografo di scena. Ma questa volta Settani non riuscì neanche a parlare con il regista allontanato dagli altri fotografi che lavoravano sui set cinematografici.

Cinemondo/CN344 Roma, Prima edizione della manifestazione “Giornate professionali di cinema” promossa dall’Agis

Fellini conosceva molto bene la compagna di Settanni, Monique Gregory (poi divenuta sua moglie) perché lei aveva una galleria d’arte proprio in via Margutta. In seguito, Settanni chiese a Fellini una lettera di presentazione per incontrare a New York Andy Warhol: il regista gli firmò un foglio in bianco dicendogli che avrebbe potuto scrivere a suo nome ciò che voleva. Settanni, non utilizzò mai quel foglio, ma lo conservò sempre gelosamente[18].

Fondo Pino Settanni, PSR00003222 – Pino Settanni nella piazza del World Trade Center


[1] P. Settanni, Pino Settanni: la memoria le Immagini, testi di G. Mughini e S. Argentieri, Roma, Pieraldo Editore, 1998, pp. 11-15.

[2] Il fondo è stato oggetto del procedimento di dichiarazione di interesse storico particolarmente importante ai sensi degli artt. 13 e 14 del d.lgs. 42/2004 e ss.mm., arricchendo il patrimonio documentale dell’Archivio storico dell’Istituto Luce-Cinecittà già dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica del Lazio (nota del luglio 1997 e successiva integrazione del giugno 2003).

[3] Una aggiornata raccolta di articoli riguardanti Pino Settanni e la sua attività in: https://www.pinosettanni.it/dettodipino.html.

[4] P. Settanni, Pino Settanni: ritratti in nero… con oggetto, testo di C. Cederna, Roma, Pieraldo Editore, 1989.

[5] L’anno successivo, il 1992, Fellini realizzò tre brevi cortometraggi in forma di spot pubblicitari intitolati Il sogno per conto della Banca di Roma, con protagonista Paolo Villaggio che aveva lavorato per lui ne La voce della Luna.

[6] Ivi, p. 11.

[7] Ibidem.

[8] Ibidem.

[9] Il particolare modello che Fellini amò indossare è esposto nel Museo del cappello di Montappone: http://www.etvmarche.it/2019/12/25/verso-lanno-di-fellini-lultimo-cappello-e-a-montappone-video/

[10] Ibidem.

[11] Le foto con protagonista Federico Fellini sono pubblicate in: M. Gregory Settanni, G. Viceconte (a cura di), Museo della fotografia Pino Settanni, presentazione di V. Sgarbi, Roma, De Luca editori d’arte, 2014, pp. 26-27; P. Settanni, Pino Settanni: la memoria le Immagini, op. cit., p. 59; P. Settanni, Pino Settanni: simboli sguardi sogni, Roma, Pieraldo Editore, 1992, p. 31.

[12] https://www.bordighera.it/cultura/salone_internazionale_dell_umorismo; http://www.saloneumorismo.com/it/home-2/.

[13] Il film vinse numerosi premi in Italia (tra cui il David di Donatello per il miglior film e la miglior regia) e all’estero: < https://www.imdb.com/title/tt0071129/ >, ultima consultazione dicembre 2020.

[14] Antonio Sansone è stato un fotoreporter collaboratore di quotidiani e settimanali nazionali. Il Fondo Sansone (Antonio e Nicola) si trova presso il Centro studi e Archivio della comunicazione dell’Università degli studi di Parma: <http://www.censimento.fotografia.italia.it/fondi/fondo-sansone/>, ultima consultazione dicembre 2020. 

[15] Claudio Abate è stato un fotografo d’arte e fotogiornalista di fama internazionale, noto per le sue foto realizzate in teatro a Carmelo Bene e in generale per quelle del teatro d’avanguardia degli anni Sessanta del XX secolo, oltre che per il rapporto stretto con la “Nuova scuola romana” dei pittori attivi a Roma. Per la bibliografia e il suo archivio: < https://www.claudioabate.com/ >, ultima consultazione dicembre 2020.

[16] Ivi, p. 12.

[17] Il film Casanova ebbe una complessa gestazione a causa dei problemi insorti sia con la produzione (prima con Dino De Laurentiis poi con Angelo Rizzoli e il produttore esecutivo Aurelio Grimaldi), sia a causa di una serie di incidenti che rallentarono la realizzazione del lungometraggio: R. Copioli, G. Morin, Il Casanova di Fellini ieri e oggi 1976-2016, Roma, Senato della Repubblica, Gangemi editore, 2017 (il volume contiene gli atti del Convegno collaterale alla mostra presso la Biblioteca del Senato della Repubblica realizzati entrambi in occasione del quarantesimo anniversario del film).

[18] Ivi, p. 11.

Alessandra Tomassetti

archeologa e archivista, è dottore di ricerca presso la Sapienza Università di Roma in Scienze librarie e documentarie; attualmente lavora presso l’Archivio storico dell’Istituto Luce Cinecittà sul Fondo Pino Settanni; è consulente di Istituti di rilevanza nazionale impegnati in progetti di recupero e valorizzazione di archivi storici (in particolare audiovisivi) e guida alle fonti. Ha collaborato alle attività di ordinamento e descrizione di archivi pubblici e privati.

PROVE TECNICHE DI PCTO. UN’OFFICINA GIOVANE PER DIDATTICA LUCE IN SABINA

di Andrea Scappa

Dopo cinque anni di attività, Didattica Luce in Sabina, il progetto dell’Istituto Luce Cinecittà e dell’Archivio di Stato di Rieti, dedicato alla valorizzazione delle fonti audiovisive che narrano la storia di Rieti e della sua provincia, ha deciso di intraprendere, per la prima volta, un pcto (percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento), la versione aggiornata dell’alternanza scuola-lavoro, con le studentesse e gli studenti di tre scuole superiori reatine.

L’interesse per la formazione costituisce il segno distintivo con cui Didattica Luce in Sabina muove i suoi primi passi nella primavera del 2015. Infatti organizza e propone due seminari sull’uso delle foto e dei filmati per l’insegnamento della storia, indirizzati soprattutto ai docenti. Acquisendo gli strumenti per conoscere e analizzare il linguaggio audiovisivo e sperimentando la scrittura di articoli in cui incrociare il ricco patrimonio dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce e le foto della propria famiglia, i docenti hanno ricevuto un modello, degli strumenti e delle risorse. Un piccolo bagaglio che avrebbero potuto trasmettere agli studenti, durante le loro ore di lezione, per arricchire, variare, plasmare la loro metodologia didattica.

I seminari però non hanno solo dotato coloro che operano nel contesto scolastico locale di un kit di pronto intervento sulle dimenticanze, sulle interpretazioni superate, sulle solite e onnipresenti voci della storia, ma hanno rappresentato anche la premessa per la creazione di un portale territoriale, partendo dall’esperienza madre di Luce per la didattica. Uno spazio digitale ideato per accogliere un progetto a km zero, fatto in carne ed ossa, di pensieri e costruzioni dal vivo con i reatini, lungo un percorso di anni. Per questo il sito didatticaluceinsabina.com mostra una serie di stratificazioni: gli scritti dei partecipanti ai seminari, gli articoli della rivista con i suoi numeri monografici, a cadenza trimestrale, dal 2017 al 2019, i percorsi di Un tempo sospeso che testimoniano un cambio di passo, legato alla pandemia, da marzo di quest’anno e i contributi di Un tempo ritrovato, cominciato a settembre, con il ritorno a scuola dopo mesi di didattica a distanza.

Avviare un processo. Accendere minuscoli fuochi attorno a cui riunire le tante comunità che abitano un territorio. Tornare a far funzionare il telaio della memoria collettiva con le mani giovani accompagnate dai gesti e dai canti antichi. Queste sono state le azioni primigenie di Didattica Luce in Sabina, quelle con cui l’Istituto Luce Cinecittà ha scelto di investire nella provincia reatina e anche di restarci. La pandemia ci ha costretto a riformulare il progetto, mancando forzatamente quella presenza che da sempre ha accompagnato la nostra produzione sul web. Ci ha spinto pure a fare un bilancio del quinquennio precedente, a riflettere sulle strategie finora adottate e ad individuarne di più consone. Così, con una riorganizzazione dei contenuti e un rinnovamento strutturale e visivo del sito, è iniziata la fase di Un tempo ritrovato.

Un tempo più che ritrovato da ritrovare insieme. In questa direzione abbiamo ripreso la vocazione alla didattica, che era alla base del progetto, e la pratica identitaria della rivista, maturata negli anni, aprendoci alla possibilità di una nuova redazione, sempre residente, stavolta giovane. Per formare questo manipolo di narratori adolescenti del territorio abbiamo intrapreso da novembre il pcto L’Officina di Didattica Luce in Sabina, che vede la partecipazione delle ragazze e dei ragazzi dell’I.I.S. “Elena Principessa di Napoli” e dell’I.I.S. “Celestino Rosatelli” di Rieti, classi di Liceo linguistico e artistico nel primo caso e classi del Liceo scientifico opzione Scienze applicate nel secondo caso. Il titolo del pcto racchiude il significato profondo dell’intera esperienza. Per officina intendiamo un luogo di apprendimento informale, dove si riscopre il valore della cura e della manutenzione, si fondono il sapere tecnico e la creatività, l’errore può generare l’inedito, si costruisce con modalità partecipate e condivise.

Il pcto, incentrato sul riuso creativo delle foto e dei filmini familiari, prevede tre momenti. La prima fase è stata articolata in una serie di appuntamenti, svolti da remoto, sulla piattaforma Google Meet. Ogni appuntamento si apre con la visione di un contributo, opportunamente girato e montato, in cui il protagonista è uno dei “donatori di conoscenza”, come li abbiamo definiti, alcuni dei quali hanno già avuto modo di collaborare con il nostro progetto in passato. Si tratta di studiosi, archivisti ed educatori, invitati a presentare aspetti teorici o specifici progetti relativi alla co-creazione della storia dei territori, in particolare di provincia. Fotografia di famiglia, Public History, Memoria orale, Processi di narrazione e coinvolgimento dei cittadini sono solo alcuni dei temi affrontanti in questi incontri in video. Sull’alternarsi, nel dettaglio, dei vari incontri ha dato conto Patrizia Cacciani nel suo articolo L’Officina di Didattica Luce in Sabina: Rivista e Dad. Un nuovo percorso digitale. Spesso sono argomenti che studenti di scuola superiore scoprono per la prima volta e quindi occorre una mediazione tra il “donatore di conoscenza” e loro. Per tale ragione ad ogni incontro in video segue un relativo approfondimento con la presentazione e la navigazione delle banche dati e delle forme di restituzione fruibili sul web, riguardanti ciò che è stato raccontato dall’interlocutore di turno o è affine ad esso. L’approfondimento si ridefinisce e modella naturalmente attorno ai centri nevralgici di interesse, nati dalla curiosità e dai dubbi delle ragazze e dei ragazzi. Insomma i contributi audiovisivi, insieme agli altri materiali mostrati, fungono da reagenti, da attivatori di interesse. Da qui si sviluppa una riflessione e un dialogo su come loro si relazionano alle diverse tematiche.

Le studentesse e gli studenti, impegnati nel pcto, hanno riconosciuto analogie nella produzione, rappresentazione e conservazione, tra le foto di famiglia di una volta e quelle di oggi, in cui sono immortalati. Sono rimasti sorpresi dalla possibilità di imparare e costruire la storia dal basso, insieme ai loro coetanei e agli atri cittadini, e dal fatto che ogni storia, anche quella che in apparenza sembra insignificante, ha il diritto di emergere, di essere narrata. Li ha poi galvanizzati la capacità di un mezzo quasi invisibile come l’Apebook di portare la cultura in periferia e di far avvicinare i giovani e gli anziani. Una sorta di cesura tra loro e il mondo dei loro nonni, amplificata dal distanziamento sociale, che, unita alle tante scoperte fatte di appuntamento in appuntamento, li sta spingendo a farsi portavoce della storia della propria famiglia.

Non a caso questa prima fase del pcto, conclusa a ridosso delle festività, ha lasciato spazio al secondo momento, quello attuale, che riguarda la raccolta. In questo periodo natalizio le ragazze e i ragazzi, dopo aver ricostruito il loro albero genealogico, cercheranno, ricomporranno e cominceranno a ordinare e a descrivere, usando apposite schede, le loro fonti audiovisive familiari.

Una volta studiati e riversati digitalmente i documenti raccolti, comincerà la terza fase, che, secondo le limitazioni in vigore, potrebbe effettuarsi in aula e non in dad. Introdotto da un incontro con Egisto Fiori, che ha scritto numerosi articoli sulla sua famiglia per Didattica Luce in Sabina, inizierà il momento più laboratoriale, quello dedicato alla progettazione e alla realizzazione, insieme ai studenti, delle narrazioni degli archivi familiari, organizzate attraverso stili, formati e temi differenti e pubblicate sul sito didatticaluceinsabina.com dalla primavera del 2021.

La foto scelta come immagine di copertina di questo articolo ritrae il Velino, fiume che attraversa la città di Rieti. Se abbiamo inaugurato Un tempo ritrovato e il pcto con la fotografia del greto asciutto dello stesso corso d’acqua con una miriade di ciottoli, la foto che restituisce al meglio l’attuale passaggio de L’Officina di Didattica Luce in Sabina ci sembra questa. Sotto la superficie dell’acqua alcune piante più o meno rigogliose, più o meno visibili, stanno scegliendo, nel flusso della corrente, come esistere e unirsi con i filamenti alle altre. Gli adolescenti coinvolti nel pcto e le storie da cui provengono, visti al di là dello schermo del pc, somigliano a quelle piante verde fluorescente, erranti, in cammino.