di Antonio Dagostin e Lucia Giacomazzi
L’associazione Kinoatelje con il progetto pluriennale ORIENTE/OCCIDENTE. La frontiera nel cinema e nella storia. 1945-1954-2025 sta riportando alla luce, attraverso le immagini in movimento, ciò che è stata la vita sul confine italo-sloveno. Una delle componenti più importanti del progetto è la formazione dei più giovani sugli argomenti di carattere storico e sul cinema. Per questo Kinoatelje ha deciso di investire le sue risorse e i suoi sforzi in un workshop dedicato alla classe 5 ALS dell’I.S.I.S.S. “G. D’Annunzio-M. Fabiani” di Gorizia. Il progetto si è concluso con la realizzazione di un video sul confine orientale italiano. Il tutto è stato fatto per dare la possibilità agli studenti coinvolti di trattare un periodo storico poco toccato dai programmi scolastici e per avvicinare i ragazzi al mondo del cinema amatoriale e del riuso delle immagini d’archivio.
Il workshop si è configurato su due livelli che puntavano a soddisfare due esigenze diverse. La prima era ovviamente di carattere didattico. Gli studenti che hanno partecipato al workshop vivono il confine italo-sloveno ogni giorno: è un confine che conoscono bene e che hanno imparato a vedere come una convenzione, una linea immaginaria che separa due cose, qualcosa di presente, ma al contempo invisibile. A loro basta camminare qualche minuto per ritrovarsi in un altro Stato e fare esperienza di un’altra cultura. Ma questo confine, che oggi sembra solo una convenzione, è sporcato dal sangue versato durante tutto il Novecento. Ciò che questi ragazzi conoscono come una linea invisibile, fino ad appena trent’anni fa, era una barriera di filo spinato che divideva popoli che pensavano e vivevano in maniera completamente diversa, se non addirittura opposta. Gli abitanti del confine italo-sloveno hanno vissuto tutte le principali fratture del ventesimo secolo: dal primo conflitto mondiale alla guerra fredda, fino alle guerre jugoslave degli anni Novanta. Il workshop è stato perciò pensato per permettere a questi giovani studenti di guardare in maniera più consapevole al loro stesso passato e di ragionare sul più generale tema del confine, oggi più attuale che mai, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti internazionali che non possono non indurre una riflessione sull’argomento.
Se la prima esigenza era di carattere didattico, la seconda era invece rivolta ad un altro obiettivo. Nel 2018 Alessio Zerjal, cineamatore triestino e membro della minoranza slovena, decide di donare tutta la sua produzione all’associazione Kinoatelje. Si tratta di centinaia di pellicole in 8mm e Super8 girate nell’arco di quasi mezzo secolo, dal 1954 fino ai primi anni Novanta. Nel corso degli anni Zerjal, nonostante abbia realizzato anche film a soggetto e film sperimentali, si è dedicato principalmente al documentario. Ha visitato il mondo in lungo e in largo e delle sue molte esplorazioni ha lasciato traccia con i suoi documentari: nel 1962 gira Oriente in Bosnia, incentrato sulle città di Jajce e Sarajevo, l’anno successivo Ohrid, film sul confine che divide Macedonia e Albania. Nel 1968 si trova in Messico dove riprende l’accensione del fuoco olimpico. Due anni dopo visita l’Uzbekistan, dove registra la ricostruzione post terremoto. Nel 1972 immortala le rovine di Machu Picchu. Nel 1980 a Mosca cattura per la seconda volta l’accensione del fuoco olimpico. Quattro anni più tardi realizza La via della seta, un documentario girato in Cina che affronta il tema della contaminazione culturale. Tra la seconda metà degli anni Ottanta e gli anni Novanta realizza vari documentari in Vietnam, Tibet, Patagonia, Pakistan e sull’isola di Pasqua. Questi film sono stati pubblicati più volte e in varie forme. Tuttavia il fondo donato da Zerjal a Kinoatelje comprende anche una serie di materiali inediti. Durante la sua carriera da cineamatore Zerjal ha messo da parte, in una scatola etichettata “No al bilinguismo”, una serie di immagini girate prevalentemente a Trieste e sul Carso. Con questi materiali voleva creare un film, rivolto agli italiani, che raccontasse la storia degli sloveni. Il lavoro non venne mai concluso. Kinoatelje decide così di valorizzare questi materiali inediti e li ha messi a disposizione per il workshop.
Il confronto con i materiali ha permesso agli studenti di avvicinarsi ancora di più alle vicende storiche del loro territorio e di farlo con un approccio che ha aperto il percorso del workshop a nuove strade. Per la realizzazione del video gli studenti hanno fatto riprese di carattere documentario nei luoghi di interesse per la storia del confine italo-sloveno. Hanno condotto un’approfondita ricerca storica e intervistato molte persone che hanno vissuto in maniera diretta le tensioni relative al confine. Gli studenti si sono infine trovati a dialogare con il riuso delle immagini d’archivio. Qui l’approccio non si è limitato alle tecniche del documentario. Infatti è stato chiesto loro di approcciarsi alle immagini d’archivio anche attraverso il linguaggio del video-saggio. Quella del video-saggio è una forma audiovisiva di riflessione, critica e analisi realizzata a partire dal rimontaggio dei prodotti filmici che prende in esame. Il genere del video-saggio vuole provare a superare il limite che a volte lo studio e la critica dei film incontrano con la parola scritta, quando questa può cristallizzare, negare le immagini in movimento, cioè proprio il medium di riferimento. Le immagini girate da Zerjal sono state quindi analizzate a fondo insieme ai ragazzi e riusate in maniera da creare nuovo significato.
La consapevolezza verso l’importanza dei materiali d’archivio audiovisivi come fonte storica è un fatto piuttosto recente. Molti storici sono ancora piuttosto restii a confermare la validità di queste fonti, nonostante il panorama dei media, soprattutto del cinema documentario, ne abbia mostrato da tempo la potenza. Il workshop ha avuto come obiettivo anche questo: sottolineare quanto il singolo individuo abbia potere sulle tracce della Storia. Le immagini dei cortei antagonisti al bilinguismo, girate a Trieste da Zerjal, portano in sé non solo la prova dell’esistenza di quanto avvenuto, ma anche una capacità comunicativa per certi versi più immediata rispetto a una fonte scritta relativa allo stesso avvenimento.
La parte introduttiva è stata strutturata ed eseguita dalla professoressa di Italiano e Storia, Alessandra Nardon, che ha affrontato con i ragazzi e le ragazze il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, entrando nello specifico della guerra fredda nella zona del confine italiano. Ha utilizzato diversi materiali, tra cui cinegiornali e telegiornali fino alle registrazioni radiofoniche, come quelle di Roosevelt. Le prime due lezioni sono state di impianto teorico. Nella prima l’attenzione si è focalizzata sulla propaganda, le caratteristiche che aveva all’epoca e quelle che si sono conservate nel tempo, le dinamiche, le tecniche che usa e con quale obiettivo. Nella seconda invece si è spostata al mezzo, cioè al video-saggio. Si è mostrato ai ragazzi e le ragazze come si struttura, qual è la posizione da assumere nel momento in cui si assembla e gli esempi validi da seguire nel momento in cui si sarebbe dovuto pensare a quello per il progetto. Questa parte ha consentito agli studenti di avere gli strumenti utili per affrontare poi l’analisi attraverso le immagini.
La terza e quarta lezione sono entrate nel vivo della creazione del video-saggio. La classe è stata divisa in gruppi, ciascuno dei quali si è occupato della ricerca di un preciso momento della storia del confine orientale, dal dominio austro-ungarico al presente. Hanno lavorato partendo da fonti scritte, ricavate dal proprio manuale scolastico, da materiali da noi consigliati e dal web, assicurandosi sempre che quanto riportato fosse attendibile. Hanno così costruito i testi che avrebbero poi registrato e utilizzato come voice over del video-saggio. In questa seconda fase abbiamo fatto da guida e supporto nella stesura del testo, affinché risultasse in totale sinergia con le immagini di Zerjal. Così un gruppo di studenti si è cimentato nel formulare le domande da sottoporre alle persone, molto spesso parenti, che avevano provato sulla propria pelle l’esperienza della guerra fredda nella zona del confine orientale. Con le loro risposte si sarebbe creato l’ultimo capitolo del video-saggio nel quale si parla del presente. Sempre in questa direzione, per restituire il punto di vista contemporaneo e dare al racconto una continuità storica, è stato chiesto agli studenti di girare immagini dei luoghi di confine.
Completato il ciclo di lezioni in classe, alcuni ragazzi si sono offerti volontariamente per lavorare agli ultimi aspetti della produzione e della post-produzione. Mentre alcuni studenti iniziavano a impostare il montaggio del video, partendo dal rimontaggio delle sequenze girate da Zerjal, altri si cimentavano nella registrazione del voice over. Terminata questa fase, con la post-produzione il video è stato ultimato.
L’opera realizzata dai ragazzi ha trovato una forma di diffusione e valorizzazione il 9 maggio 2023 presso il palazzo del cinema di Gorizia, dove si è tenuta la seconda edizione del convegno ORIENTE-OCCIDENTE. La frontiera nel cinema e nella storia. 1945-1954-2025. A conclusione degli interventi della mattina, dedicati agli archivi del film e all’uso delle immagini in movimento nell’educazione e nella didattica, è stato proiettato Lungo il bordo della storia, appunto il video realizzato dagli studenti.
Il lavoro è stato per i ragazzi molto impegnativo. Nessuno di loro aveva mai avuto a che fare con il riuso creativo delle immagini d’archivio, fino a quel momento non avevano neanche mai sentito parlare di video-saggio. Le difficoltà sono state poi superate grazie al grande impegno del gruppo e di alcuni studenti appassionati che hanno speso alcune delle loro giornate a lavorare fino a tardi per contribuire alla buona riuscita del lavoro.

