
Romolo Marcellini (1910-1999), dopo essersi laureato in Economia, inizia a lavorare come giornalista per poi approdare al cinema. Il suo primo lavoro in questo ambito è la scrittura del soggetto per il film Stadio (1934), un film di finzione a tema sportivo, in cui il protagonista è un giocatore di rugby.
Inviato in Africa Orientale da Giuseppe Croce, collabora con il Reparto foto-cinematografico del Luce. Nel 1936 gira “Legionari al secondo parallelo”. Nel 1937 è aiuto regia di Carmine Gallone per il colossal Scipione l’Africano e dirige Sentinelle di bronzo, vincitore della coppa del Ministero dell’Africa Orientale per il miglior film a soggetto coloniale.
Durante la guerra civile spagnola, nel 1938 filma, sempre per il Luce, Los novios de la muerte, documentario sull’ala legionaria. Responsabile delle riprese aeree è Mario Craveri, che riesce a rendere con efficacia gli effetti sensoriali e percettivi della guerra in cielo. Ancora con Craveri, realizza La conquista dell’aria (1940).
Nel 1942 è autore di Pastor angelicus, documentario distribuito in tutto il mondo sulla vita quotidiana di Pio XII. Prosegue la sua attività come regista di documentari e di film di finzione nel secondo dopoguerra, interessandosi in particolare allo sport e ai cambiamenti del costume e della società. Due esempi. Nel 1953 Il treno del sole documenta il servizio del treno diretto dal Sud al Nord dell’Italia, emblema del progresso e dell’unificazione nazionale. Mentre è del 1957 la sua regia del lungometraggio I fidanzati della morte, ambientato nel modo del motociclismo. La traiettoria documentaristica a tema sportivo di Marcellini raggiunge l’apice con La grande olimpiade (1961), sui giochi olimpici a Roma dell’anno prima.
Per tutti gli anni Sessanta continua su questi temi, ma sposta lo sguardo pure sui modi di vivere e sulle pratiche culturali in Oriente, firmando ad esempio I tabù (1963) e I tabù 2 – I miti del mondo (1965).

Alcuni frame dal documentario La grande olimpiade (1961)

La grande olimpiade è un film del 1961, la cui realizzazione è affidata dal CONI all’Istituto Nazionale Luce. Diretto da Romolo Marcellini, il documentario racconta i giochi olimpici che si sono svolti a Roma dal 25 agosto 1960.
La lavorazione del film comincia nel marzo 1960 per individuare le postazioni delle macchine da presa nei vari spazi destinati alle competizioni e fare tutti i test per le riprese in notturna. Per le riprese si mette in moto una macchina produttiva impegnativa: una troupe di 303 elementi, 40 macchine da presa, 7 telecamere per le riprese al rallentatore, gru, carrelli, vari camera-car e due elicotteri.
Marcellini per la costruzione del film prende spunto da Olympia, il primo film documentario su un’olimpiade – quella del 1936 a Berlino – diretto da Leni Riefenstahl.
Il film si apre e si chiude con la cerimonia inaugurale e quella conclusiva. In mezzo c’è la cronaca delle gare relative alle varie discipline, inframezzata da qualche momento di pausa e svago degli atleti al villaggio olimpico o in giro per la capitale. Le gare avvengono alla Basilica di Massenzio, alle Terme di Caracalla, allo Stadio Olimpico, al Palazzo dello Sport dell’EUR e in tantissimi altri luoghi.
Il film riceve un ottimo riscontro dalla critica e dal pubblico. Ottiene la nomination all’Oscar, nella categoria miglior documentario, nel 1962.