
Luigi Pensuti (1903-1945), dopo aver studiato Medicina e Architettura, nel 1927 si trasferisce a Civita Castellana, nominato direttore artistico di una fabbrica di ceramiche. Morta prematuramente la moglie, torna a Roma, dove conosce Vittorio Podrecca. Diventa costumista e scenografo della sua compagnia di marionette, “I Piccoli”, che segue durante la tournée in Francia. Qui conosce Carlo Cossio, pioniere dell’animazione, con cui fa film per la Gaumont, sperimentando l’uso di fogli di celluloide per i disegni animati.
Nel 1930, rientrato in Italia, fonda la sua casa di produzione, la S.I.C.E.D. (Società italiana per la cinematografia educativa e didattica), a cui vengono commissionati filmati didattici da parte dei ministeri della Guerra, della Marina e dell’Aeronautica. Collabora con Trilussa, creando otto favolette – tra cui il film La vispa Teresa (1931) doppiato dalla figlia di Pensuti, Luciana –, censurate e ritirate dal mercato. Nel 1932 è incaricato dal regime di elaborare un programma di cartoni animati per la campagna anti-tubercolare.
Nel 1935 diventa direttore del Reparto Passo Uno, dedicato all’animazione, all’Istituto Nazionale Luce. È in questo periodo che comincia ad usare lo pseudonimo Liberio. Crea grafici e animazioni per film di propaganda e di satira politica, come Un idillio a Ginevra (1934). Realizza cortometraggi didattici per la Cineteca scolastica, con lo scopo di spiegare studi scientifici o illustrare fenomeni naturali. Nascono film, come La vicenda delle stagioni e Come fu scoperta la forma della Terra, che in alcuni casi sono proiettati al Planetario, dove tiene anche un ciclo di conferenze. Altri film prodotti dal Luce, a cui dà il suo contributo, sono Nemico pubblico n. 1 (1938), Crociato 900 (1939) e Colpi d’ariete (1940), entrambi con Raffaele Gervasio per le musiche.
Lasciato il Luce per non essere costretto ad iscriversi al Partito Nazionale Fascista, nel 1939 passa alla IN.CO.M (Industria Corti Metraggi), società di produzione cinematografica di Sandro Pallavicini. Negli anni successivi si riscatta definitivamente dal cinema di regime. Nel 1943 un suo inserto animato compare in Gian Burrasca, film di Sergio Tofano.
Colpito da un ictus, continua a lavorare, aiutato dalla figlia e da suo marito, Vittorio Cossio. L’ultimo suo impegno è per il film Come la popolazione di Roma può usare l’energia elettrica razionalmente (1944).

Alcuni frame che raccontano il lavoro, nel 1934, al Reparto Passo Uno del Luce, regno di Pensuti

Archivio Storico Luce, Rivista Luce 1, 1934, Ricalco su carta da lucido di un personaggio
Archivio Storico Luce, Rivista Luce 1, 1934, Lucidi con un personaggio in varie sequenze di movimento, dopo la fase di colorazione
Archivio Storico Luce, Rivista Luce 1, 1934, Disegnatori al lavoro
Archivio Storico Luce, Rivista Luce 1, 1934, Disegnatori al lavoro
Archivio Storico Luce, Rivista Luce 1, 1934, I disegni, composti dai lucidi sovrapposti, vengono fotografati in sequenza
Archivio Storico Luce, Rivista Luce 1, 1934, Dettaglio di un disegno mentre viene fotografato
Archivio Storico Luce, Rivista Luce 1, 1934, Frame dal cartone anima Un idillio a Ginevra
Archivio Storico Luce, Rivista Luce 1, 1934, Frame dal cartone animato Un idillio a Ginevra
Archivio Storico Luce, Rivista Luce 1, 1934, Frame dal cartone animato Un idillio a Ginevra