ESPLORAZIONE 1] [FOTORIPRODUZIONI INGLESI

Una scatola, con la generica etichetta “Fotoriproduzioni inglesi”, contiene 252 stampe. 

Su tutte c’è un timbro, la sigla IWM, cioè Imperial War Museum. Dando una prima rapida occhiata alle foto si vedono partigiani, armi, distruzione, situazioni di guerra. 

Avviata la ricerca, attraverso un serrato incrocio con le foto digitalizzate e catalogate dall’Imperial War Museum, riusciamo a far parlare quegli scatti.

Sono le foto realizzate dalla sezione n. 2 del reparto foto-cinematografico militare dell’Ottava Armata britannica durante la campagna d’Italia, nella seconda guerra mondiale. La sezione ha l’obiettivo di documentare le operazioni dell’Ottava Armata in prima linea, la vita dei soldati, i momenti chiave degli ultimi anni di conflitto, dallo sbarco in Sicilia fino al termine della guerra, passando attraverso Cassino e la linea gotica.

Le stampe che appartengono alle “Fotoriproduzioni inglesi” raccontano il periodo che va dal settembre 1943 al giugno 1945. Ci sono coloro che hanno fatto la resistenza, sbucano fuori dalle foto. Nel gennaio 1944 al porto di Salerno ci troviamo di fronte al febbrile carico delle TLS (Tank Landing Ship), le grandi navi specializzate nelle operazioni anfibie, e alla trasformazione dei DUKW, da autocarri in imbarcazioni, per l’imminente sbarco ad Anzio. A maggio il fiato si rompe, mentre ci inerpichiamo tra le rovine di Sant’Angelo, nella parte bassa del Lazio. Nel gennaio 1945 sentiamo addosso il gelo sulle colline di Fonte Elice, nel quartier generale mal messo, dove i partigiani si mettono le tute da neve e diventano un tutt’uno con l’alta coltre bianca. Assistiamo nel mese successivo a Ravenna, in piazza Garibaldi, alla cerimonia in onore del comandante partigiano Bulow (Arrigo Boldrini), che riceve la medaglia d’oro dal generale Richard Mc Creery, e della sua brigata. Il 29 aprile costeggiamo insieme ai partigiani veneziani un ponte su un canale, durante le operazioni di rastrellamento ad opera dei fascisti. Ci sediamo poi accanto al personale femminile al lavoro nella sala di trasmissione radio del Quartier Generale delle Operazioni Speciali (Mediterraneo), dove si ricevono i messaggi in codice dal campo. Ci spostiamo nella sala cifrata accanto per decodificarli. Il 4 maggio,  sempre del 1945, a Cuneo c’è una messa all’aperto per commemorare la fine della guerra. Ci intrufoliamo tra la folla, accanto a noi i partigiani con le armi, le staffette artefici di tante azioni e gli uomini del 2° SAS (Servizio Aereo Speciale) dell’esercito britannico, che per tutto il mese precedente ha dato assistenza ai partigiani.

Con il riuso abbiamo scelto di riattivare un momento significativo dell’aiuto britannico ai partigiani: la trasmissione di cibo, munizioni e vestiario nelle aree isolate. Così i soldati britannici inseriscono generi alimentari, camicie e uniformi in contenitori che poi vengono paracadutati.  

In un campo appena fuori Cuneo un uomo e due partigiane stendono un paracadute a terra come segnale per l’aereo che arriverà di lì a poco con i rifornimenti. Il mucchio di paglia vicino al paracadute viene incendiato, non appena si avvicina l’aereo, per indicare al pilota la direzione del vento. Quattro paracaduti scendono a terra, trasportando rifornimenti per le forze partigiane.