LUOGHI. VENEZIA, L’ALBERGO BONVECCHIATI E I PADIGLIONI DELLA BIENNALE

Con la Repubblica Sociale Italiana, alla fine del 1943, l’Istituto Nazionale Luce trasferisce a Venezia impianti, uffici e dipendenti. Sono circa settanta i lavoratori che decidono di restare in azienda, producendo quasi esclusivamente cinegiornali.

Nel febbraio del 1944, il primo luogo in cui il Luce si posiziona è l’Albergo Bonvecchiati, in calle Goldoni, vicino a piazza San Marco, e da anni in disuso. Come soluzione provvisoria, nella sala del ristorante, con un autocarro sonoro, si allestisce la sala di sincronizzazione, mentre nei bagni e nelle stanze sono collocati il laboratorio filmico e quello fotografico, oltre all’archivio dei negativi.

Al Luce vengono dati anche alcuni padiglioni della Biennale. Qui l’azienda installa il reparto sviluppo e stampa, la sala di sincronizzazione e il deposito delle attrezzature. Altri padiglioni sono trasformati dalla Cines in teatri di posa, dotati di tutte le attrezzature, per creare il cine-villaggio, una Cinecittà in laguna.

Il 14 luglio l’albergo Bonvecchiati è invaso dalle fiamme, che danneggiano i macchinari del Luce. Cause e responsabili restano sconosciuti, ma è certa la matrice antifascista dell’incendio. I partigiani hanno voluto in questo modo fermare la propaganda di regime alimentata dai cinegiornali.

Il direttore amministrativo della Biennale, Romolo Bazzoni, racconta così la fine di questo passaggio: «Quella specie di manicomio durò fin oltre la metà aprile 1945, dopo di che dirigenti, artisti e operatori piantarono in asso ogni cosa e non si videro più: anche a Venezia era giunta la Liberazione».

Uman, Rinascita del “Giornale” e dei “Documentari”. Dinanzi alla laguna: una piccola e singolare Cinecittà – Il “Villaggio Luce”, «Primi piani», anno IV, n. 3, marzo 1944

Quando il Duce, subito dopo la liberazione, impartì con i primi comunicati le direttive per la ricostruzione; quando un pugno di uomini disposti a tutto gettò le basi della Repubblica Sociale Italiana, quante ironie – e non soltanto da parte nemica – si levarono, con cinica sufficienza, per commentare l’azione e il lavoro dei pochi che avevano creduto e credevano contro tutti e nonostante tutto nella rinascita della Patria tradita.

Nè l’Istituto Luce si salvò dal dissolvimento della resa a discrezione, chè i suoi attrezzatissimi reparti di guerra scomparvero inghiottiti dalla tragedia che soffocò il Paese in quei giorni tremendi.

Non le difficoltà dei trasporti, non il boicottaggio dei traditori, non l’assenteismo degli attendisti, impedirono che questo importante organismo potesse nuovamente funzionare al servizio della realtà e della verità nella giovane Repubblica italiana.

E fu soltanto il miracolo di una fede ostinata che riuscì a realizzare in poco meno di quattro mesi l’ordine preciso del Duce.

Un albergo – ormai chiuso da anni – fu trasformato in pochi giorni in un centro di lavoro e di alacre attività.

E anche se quel personale tecnico e amministrativo che rifiutò di seguire nel nord l’Istituto, cercò con ogni mezzo di ostacolare il lavoro di ricostruzione, anche se si accusarono gli uomini di buona volontà di oziare sulla laguna e negli atri degli alberghi poiché altro non potevano e non sapevano fare, anche se nelle casse il materiale giunse – in un primo tempo – inservibile per l’autentico boicottaggio di traditori ormai messi alla gogna, il ministro Mezzasoma ha potuto nella sua recente visita alla sede veneziana dell’Istituto, constatare di persona il lavoro compiuto portando a questi fedelissimi l’elogio del Duce, il quale ha seguito e segue la rinascita dell’importante organismo di propaganda che sotto l’impulso animatore di Nino d’Aroma – Commissario Straordinario – ha in poche settimane ristabilito i suoi grandi servizi cinematografici e fotografici in territorio nazionale e sui fronti di combattimento.

Dove il cannone romba, dove le chiese crollano sotto la furia criminale degli anglo-americani, dove un grido di fede erompe dai petti nelle piazze d’Italia, è di nuovo presente l’inviato del «Luce» e la stampa quotidiana e gli schermi delle sale di proiezione testimoniano questa effettiva rinascita.

Per alcune ore il ministro Mezzasoma è stato ospite gradito e con la sua familiare cordialità ha avuto per tutti una cameratesca parola di incitamento e di lode.

Ha visitato i laboratori del servizio fotografico sistemati con bersaglieresco spirito di iniziativa e di adattamento in ambienti destinati a ben altro; s’è soffermato nell’archivio che già raccoglie diecimila negativi sviluppati nella sede veneziana; ha parlato e si è congratulato con un tecnico che mentre stampava un «servizio» ha visto apparire dal bagno di acido l’immagine del figlio quattordicenne, fuggito di casa da quattro mesi senza dar notizie, arruolato nel Battaglione «Barbarigo» già in linea sul fronte di Nettuno; si è seduto alla «moviola» e ha visionato le «attualità» ricevute nella giornata; è sceso nel salone – che in un tempo non lontano, sfolgorante di luce, era un rinomato ristorante veneziano – dove un autocarro sonoro, una cabina di calcestruzzo imbottita di segatura, uno schermo e un proiettore di fortuna, hanno consentito di sincronizzare quattordici «Giornali». E nell’intrigo dei cavi che congiungono l’apparecchio sonoro di registrazione al tavolo grammofonico, al quadro delle «teste sonore» e alla cabina, questi tecnici si muovono e lavorano con disinvolta competenza com’erano usi negli imponenti stabilimenti del Quadraro.

Intanto nei padiglioni della Biennale c’è grande animazione di tecnici e di maestranze.

Una piccola e singolare «cinecittà» è infatti sorta dinanzi alla laguna.

Mentre la parte prospiciente la Riva Italo Balbo è occupata dalla Cines per la produzione di film spettacolari, al di là del rio i padiglioni che accoglievano le arti veneziane e quelle di alcuni Paesi europei, ospitano oggi le vasche e i macchinari dello sviluppo e stampa, i grandi impianti dello stabilimento di sincronizzazione e il parco lampade.

I lavori saranno presto ultimati e il «villaggio Luce» entrerà in piena attività fra qualche settimana.

I moderni impianti serviranno non solo per i Giornali e per i documentari che il «Luce» dovrà produrre, ma saranno altresì utilizzati da Case di produzione italiane e straniere.

Allora potrà dirsi compiuta la riorganizzazione dell’Istituto che affronterà con sicura coscienza i compiti che la Repubblica Sociale Italiana gli ha affidato e gli affiderà.