
DAL FORMATO ALLO SCHERMO
La pellicola può essere considerata la linfa dell’Istituto Luce. L’abc, il punto di partenza.
La pellicola è un nastro sottile trasparente su cui sono depositati uno (bianco e nero) o più strati (a colori) di emulsione sensibile alla luce. Per quanto riguarda il nastro, l’iniziale celluloide, a causa della sua pericolosità e infiammabilità, viene sostituita nel corso del tempo dal triacetato di cellulosa e dal poliestere.
Esistono diversi formati di pellicola, sia positiva che negativa. Quello normale è il 35 mm. Accanto a questo fioriscono formati minori, detti a passo ridotto, come il 16 mm e l’8 mm, che si diffondono nella cinematografia di reportage e amatoriale, grazie al minor costo delle pellicole e delle macchine da presa e da proiezione, oltre alla grande facilità di trasporto.
Dopo la ripresa, la pellicola attraversa un lungo processo di lavorazione, tra le cui fasi ci sono ad esempio lo sviluppo, la stampa di differenti altre copie, il montaggio, prima di arrivare allo schermo.
Due parole, nel gergo cinematografico e perciò anche del Luce, sono associate alla pellicola: “pizza” e “cellario”. La “pizza” corrisponde alla scatola circolare in metallo (ora in altro materiale) in cui è conservata e trasportata la pellicola vergine o di un film e per estensione quindi alla stessa pellicola. Il “cellario” è invece lo spazio costituito da tanti scomparti, al cui interno vengono allocate le pizze dei film prodotti.

Archivio Storico Luce, Memorandum sui formati ridotti, 21 settembre 1933
Nel memorandum, preparato per il consiglio di amministrazione del 26 ottobre 1933, si trovano osservazioni dettagliate sulla produzione, sulla diffusione e sugli strumenti di proiezione delle pellicole in 9,5 mm (formato Pathé Baby), 16 mm (formato Kodak) e 17,5 mm (formato Pathé Rural).
Il 9,5 mm, diffuso nel mondo, ha in Italia un’esclusiva concessionaria per l’insegnamento che è la SICED (Società Italiana per la Cinematografia Educativa e Didattica). Il Lux, l’apparecchio che utilizza tale formato, permette le proiezioni di pellicole mute in sale piccole e medie, con notevoli risultati pratici.
Il 16 mm, diffuso in America e in Germania, ha un fotogramma simile a quello del 9,5 mm, ma il suo costo in pellicola è quasi il doppio.
Il 17,5 mm, usato prevalentemente in Francia, invece consente l’iscrizione di una colonna sonora di larghezza identica a quella usata nel formato 35 mm.

Alessandro Sardi, Cinque anni di vita dell’Istituto Nazionale «LUCE», Roma, «GRAFIA» S.A.I. Industrie grafiche, 1930
Quanti metri di pellicola positiva e negativa l’Istituto Luce ha usato nel triennio 1927-29 per le sue edizioni destinate ai pubblici schermi?
Sul volume-resoconto dei cinque anni di attività dell’azienda compaiono le cifre relative ai metri totali di positivo prodotto, di positivo utilizzato per i Giornali Luce e i film completi «esclusivamente culturali», di negativo estero e di quello Luce impiegati, come di quello non usufruito che resta in archivio.

Disposizione n. 118 Pellicole cinematografiche a passo ridotto non infiammabili, «Bollettino Commerciale delle Ferrovie dello Stato», anno XXVII, n. 9, 1° marzo 1942, p. 136
Nel 1942 si stabilisce come devono essere trasportate, a mano o con un mezzo, le pellicole didattiche in 16 mm non infiammabili, realizzate dal Luce e proiettate principalmente nelle scuole.
Le pellicole sono inserite in scatole di metallo con un etichetta verde che indica il titolo del film, la firma di un funzionario e il timbro dell’Istituto. È predisposto inoltre che l’incaricato del trasporto non possa portare un peso di pellicole superiore ai 10 kg.
