Nel “triangolo del cinema”, voluto dal Fascismo nell’area del Quadraro, dopo la creazione di Cinecittà (1937) e prima dell’apertura del Centro Sperimentale di Cinematografia (1940), arriva anche l’Istituto Nazionale Luce, che finalmente può avere un’unica sede.
Il 10 novembre 1937 la posa della prima pietra è fatta da due Mussolini. Quello vero e la sua sagoma, intenta ad usare una macchina da presa, che troneggia sopra la scritta “La cinematografia è l’arma più forte”.
Il progetto della sede, vincitore di un concorso, è quello proposto dall’impresa di Adolfo Ricci e concepito dall’ingegnere Clemente Busiri Vici e dagli architetti Andrea Busiri Vici, Arnaldo Regagioli e Rodolfo Rustichelli.
In particolare, sul numero 11 della rivista «L’ingegnere», nel novembre 1937, in un articolo dedicato al progetto si racconta: «Di particolare rilievo è la disposizione delle stanze per i montatori, collocate nella zona centrale, in un corpo di fabbrica a forma di semicerchio, con ampie vetrate doppie ed in modo che dalla stanza del capo servizio posta nella parte centrale dell’emiciclo, sia possibile esercitare la più accurata sorveglianza di tutto il personale che lavora nelle stanze suddette le quali hanno in corrispondenza, nell’altro lato del corridoio, le relative cineteche».
Nel 1944 i locali sono fortemente danneggiati dai bombardamenti e requisiti della Commissione di Controllo Alleata, che riconverte Cinecittà in un campo profughi per i successivi tre anni.
Dopo un lungo periodo di commissariamento, in cui viene scongiurata la liquidazione, si giunge alla riorganizzazione e risistemazione dell’Istituto, che porta nel 1949 in funzione un numero di immobili, impianti e attrezzature molto vicino a quello di prima della guerra.
