POSTER 4/9. INTORNO ALLA BATTAGLIA DEL GRANO

Come si può raccontare la battaglia del grano, non usando le famose immagini dell’omonimo documentario e tutte quelle che mostrano spighe falciate, trebbiatrici in funzione e Mussolini a torso nudo?

La battaglia del grano è una lunga operazione con cui il fascismo, a partire dall’estate del 1925, intende ridurre drasticamente le importazioni di grano e aumentare a livelli esponenziali (per arrivare all’autosufficienza) la produzione nazionale, attraverso provvedimenti di natura economica, politica e tecnica.

Il documentario “La battaglia del grano” è realizzato nel 1925 dall’Istituto Cerere, società privata romana, fondata nel 1919 e specializzata nella produzione e distribuzione di pellicole agricole educative nelle campagne e nelle scuole. L’anno seguente il Cerere è annesso al neonato Istituto Luce, mentre comincia l’attività della prima delle sue cinamateche, la Cinemateca Agricola Nazionale. Chi era impiegato al Cerere passa ora al Luce: il professore Ferruccio Zago fa parte del comitato tecnico della cinemateca, Alberto Conti è il responsabile che segue le fasi di ripresa e montaggio, l’operatore Ernesto Sottile continua a lavorare nel suo ruolo.

Una nutrita flotta di cineambulanti, che si ingrossa tra il 1929 al 1930 quando l’Opera Nazionale Combattenti è costretta a cedere i suoi mezzi al Luce, diffonde su tutto il territorio italiano, soprattutto al Sud, i filmati della cineteca, finalizzati alla propaganda e all’istruzione agraria. I cineambulanti, in azione tra l’inizio di aprile e la fine di ottobre, proiettano nelle piazze, in particolare a un pubblico di contadini, documentari su metodi moderni e intesivi di coltivazione.

Negli stessi anni la penisola è attraversata anche dall’autotreno del grano, una colonna di autocarri, in cui sono esposti attrezzi, concimi, grani resistenti e produttivi, grandi cartelli propagandistici.

Mettendo insieme tanti frammenti del patrimonio Luce si accenna pure a Nazzareno Strampelli, il genetista della Stazione sperimentale di Rieti coinvolto nella battaglia, con le spighe di grano da lui ottenute che un gruppo di donne reatine in costumi tradizionali portano a Roma. Fino alle spighe che sembrano fare fatica a crescere nelle colonie africane, raggiunte anch’esse dalla campagna del grano.