POSTER 5/9. ADOLFO PORRY PASTOREL: FEMMINILE PLURALE ANNI VENTI

Adolfo Porry Pastorel (1888-1960), gemello maggiore di Aldo, nasce a Vittorio Veneto per poi trasferirsi con la famiglia a Roma.

Nel 1906, con l’aiuto di Ottorino Raimondi, vicedirettore de «Il Messaggero», comincia la carriera giornalistica. Da subito si afferma con i reportage: un mix esplosivo dato dalla sua scrittura e dalle sue stesse foto. È così che inventa la figura del fotoreporter. Ha solo vent’anni. Arriva a lavorare a «Il Giornale d’Italia», diretto da Alberto Bergamini. Apprende in Germania le tecniche di zincografia e di fotoincisione per la riproduzione delle immagini su carta stampata, e le diffonde, tenendo un corso all’Istituto professionale “San Michele”. Apre la sua agenzia “VEDO (Visioni Editoriali Diffuse Ovunque)” in via del Pozzetto 122, che in seguito si stabilisce in via di Pietra 87.

Con la sua macchina fotografica cattura momenti straordinari della vita italiana, rivelando in anteprima notizie o svelando i lati inconsueti dei fatti. Arriva ovunque, usa i piccioni viaggiatori per far giungere in tempi record i negativi, regala alle donne specchietti portatili e agli uomini orologi da taschino, con inciso sui coperchi il recapito a cui chiamare quando succede qualcosa degno di nota. Memorabili molti dei suoi servizi, spesso con un uso nuovo e incisivo della didascalia: l’arresto del giovane Mussolini nell’aprile 1915; la disfatta di Caporetto e la fine della prima guerra mondiale; la marcia su Roma; l’inchiesta sul delitto Matteotti, commissionatagli dalla moglie del deputato; la battaglia del grano.

Ha sempre nuove trovate per battere i suoi colleghi sul tempo. Riesce a intrufolarsi al centro di ogni evento e ad avvicinare personaggi importanti; è tra i primi a mandare le immagini con la telefotografia; trasforma il suo furgone in un laboratorio di stampa fotografica; modifica la macchina Leica per cambiare più rapidamente la pellicola e sperimenta l’uso del flash per scattare in notturna.

Durante la seconda guerra mondiale perde il figlio, che non ritorna dal fronte russo. Dopo l’armistizio, aiuta attivamente partigiani, antifascisti ed ebrei, falsificando documenti nella sua agenzia. 

Successivamente si trasferisce con la moglie nella seconda casa a Castel San Pietro Romano, di cui diviene sindaco nel 1952 e che l’anno seguente, grazie a lui, ospita il set del film Pane, amore e fantasia.

Dai suoi scatti degli anni Venti fuoriesce l’intero universo femminile. Dalle persone comuni ai personaggi di primo piano. Il suo occhio fotografico non conosce differenza sociale. Immortala le spazzine e le venditrici ambulanti, ma anche le bagnanti, le sportive e le indossatrici di nuove creazioni di moda. La modernità che sopraggiunge, ma pure il peso della Storia che lascia tracce sulle donne.