POSTER 6/9. IL PLANETARIO DI ROMA

Mussolini, in Germania, vede in funzione un modernissimo proiettore Zeiss, che permette di riprodurre su una cupola il cielo e i movimenti degli astri, e vuole creare un planetario a Roma. Il luogo scelto è accanto al laboratorio di via Cernaia, uno degli spazi del Luce. 

Si tratta dell’aula ottagona, la sala della Minerva delle Terme di Diocleziano di Roma. I lavori di restauro e adeguamento della sala sono eseguiti dal soprintendente Roberto Paribeni, sotto la direzione di Marcello Piacentini.  Data la sua funzione di divulgazione scientifica, la gestione del planetario è affidata al Luce. 

Inaugurato il 28 ottobre 1928, apre al pubblico il 4 novembre con conferenze e spettacoli di astronomia, che saranno poi i punti cardine della sua attività. Il planetario dispone di una cupola, con una volta di 19 metri di diametro, e di 360 posti a sedere. 

Solo dal 1930, attrezzata con uno speciale grammofono dotato di altoparlante, la  sala comincia a proporre spettacoli cinematografici, in particolare per le proiezioni della Rivista Luce. Le cineriviste riscuotono grande successo, tanto da indurre il Luce a limitare le visioni celesti a favore degli spettacoli cinematografici a pagamento, composti da cinegiornali, riviste e documentari di sua produzione.

Spesso il Luce al planetario testa i suoi film, prima di farli girare. In alcuni casi diventa un luogo in cui alcune produzioni dal punto di vista economico riescono a risalire la china, come nel caso del film “Camicia nera”. Infatti al planetario, a partire dal 1932 e per tutti gli anni Trenta, gli incassi crescono e sono assimilabili a quelli di un cinema commerciale di terza categoria, con lo stesso numero di posti.

Durante la seconda guerra mondiale il planetario continua a svolgere la sua funzione istituzionale, culturale e propagandistica. Nell’ottobre del 1944, nella Roma liberata e occupata dagli alleati, la sala costituisce l’unica attività funzionante del Luce. 

Dal dopoguerra fino al 1980 proseguono le proiezioni cinematografiche. Dopo quella data il planetario viene restituito pienamente all’attività di divulgazione astronomica per la quale era nato.