di Chiara Lepri
Il 12 novembre 1931 partiva da Roma una delegazione guidata da Alessandro Sardi (1889-1965), gerarca fascista di origini abruzzesi che all’epoca ricopriva il ruolo di presidente dell’Istituto Nazionale L’Unione Cinematografica Educativa (L.U.C.E.), con il compito di promuovere in Cina un genere noto come “cinematografia educativa”[1]. La missione, organizzata sotto l’egida della Società delle Nazioni, si concluse il 4 marzo 1932 e fu parte del più ampio processo di intensificazione dei contatti tra la Cina e l’istituto ginevrino nel campo della cooperazione intellettuale. Tra i risvolti più significativi, la delegazione favorì la diffusione del cinema educativo in Cina[2], come anche il rafforzamento delle relazioni sino-italiane[3], portando alla nascita della prima istituzione statale per la propaganda cinematografica cinese su ispirazione del modello del L.U.C.E.: l’Associazione Cinese per la Cinematografia Educativa (Zhongguo jiaoyu dianying xiehui 中国教育电影协会), fondata a Nanchino l’8 luglio 1932[4].
Della missione di Alessandro Sardi in Cina, l’Archivio storico dell’Istituto L.U.C.E. possiede molteplici materiali documentali. Tra questi, ci dedichiamo qui a due filmati, che costituiscono una preziosa testimonianza visuale della storia e della Cina degli anni Trenta, nonché dell’avanguardia della cinematografia documentaria italiana dell’epoca: Dalle nevi della Siberia alle luci di Sciangai, che ripercorre il viaggio della delegazione verso la Cina, e Giornate di fuoco a Shangai, che impresse su pellicola i primi momenti della “Battaglia di Shanghai” – scoppiata il 28 gennaio 1932 e che forzò il rientro della missione di Sardi in Italia[5]. Entrambi i titoli portano la firma di Mario Craveri (1902-1990), operatore alla camera del L.U.C.E. assegnato alla delegazione, che negli anni Cinquanta diresse la fotografia di capolavori del cinema italiano ad ambientazione esotica quali Continente perduto (1955) e L’impero del sole (1956).
La missione di Alessandro Sardi in Cina (12 novembre 1931-4 marzo 1932)
Nella storia delle relazioni bilaterali tra l’Italia e la Cina, gli anni Trenta sono definiti un “periodo d’oro”, per la ricchezza di contatti commerciali, politici e culturali realizzatisi tra i due paesi – e in particolar modo tra il governo fascista italiano e il governo nazionalista cinese – in seguito alla firma del Trattato di amicizia, commercio e navigazione del 27 novembre 1928[6].
Negli anni Trenta furono inviati in Cina alcuni esperti italiani per collaborare con le autorità cinesi, sulla base di accordi bilaterali o di attività organizzate in concerto con la Società delle Nazioni[7]. Tra queste, oltre alla partecipazione alla Commissione Lytton di Luigi Aldovrandi Marescotti (1876-1945)[8], ebbe particolare rilevanza la presenza italiana in una delegazione coordinata dall’Istituto Internazionale di Cooperazione Intellettuale (IICI), ente con sede a Parigi e alle dipendenze dell’istituzione ginevrina. Infatti, dopo una prima missione partita nel settembre 1931, che aveva come obiettivo lo studio del sistema educativo cinese e la proposta di riforma dello stesso, venne formata una seconda delegazione con il compito di promuovere in Cina lo sviluppo di quel genere allora noto come “cinematografia educativa”. A capo di quest’ultima venne posto Alessandro Sardi, che fu individuato per la missione dall’Istituto Internazionale di Cinematografia Educativa (IICE) – ente legato alla Società delle Nazioni, istituito a Roma il 5 novembre 1928[9].
La delegazione di Sardi partì da Roma il 12 novembre 1931 e, dopo essersi fermata qualche giorno a Mosca presso l’Ambasciata italiana e aver viaggiato lungo la Transiberiana, arrivò a Shanghai il 1 dicembre 1931[10]. Lì, una volta presi i contatti con il console generale Galeazzo Ciano (1903-1944) – genero di Benito Mussolini (1883-1945) –, iniziarono le attività della missione.
Nei settanta giorni in Cina, tra le città di Shanghai, Suzhou, Nanchino, Pechino e Tianjin (dove vi era una concessione del Regno d’Italia), Sardi incontrò alcuni rappresentanti delle istituzioni cinesi – tra cui il ministro delle Finanze Tse-ven Soong (Song Ziwen 宋子文, 1894-1971) e funzionari del Ministero dell’Istruzione –, oltre ad altre personalità di spicco della società dell’epoca, a cui presentò le potenzialità dello sviluppo di una filiera nazionale cinese per la produzione di filmati educativi.

Sardi tenne inoltre una serie di conferenze presso teatri, istituzioni e università a direzione cinese o estera, come l’Università Tsinghua di Pechino o l’Université Aurore di Shanghai[11]. Al termine di alcune delle relazioni, furono distribuite tra il pubblico fotografie e pubblicazioni provenienti dal L.U.C.E. e dall’IICE, e anche proiettate pellicole. Nel rapporto che Sardi redasse al rientro della missione in Italia sono indicati i titoli dei materiali diffusi[12]. Con riferimento alle proiezioni, oltre a vedute di panorami italiani, figurano persino filmati del cosiddetto “cinema scientifico”, filone all’epoca portato avanti dal L.U.C.E. grazie alla figura del torinese Roberto Omegna (1876-1948)[13]. Tra i titoli è registrato anche, qui riportato a titolo di esempio, uno suo studio sui microrganismi dei fondali marini: Navigatori argentei del mare (1927).
Le attività della missione di Sardi furono interrotte bruscamente dallo scoppio della “Battaglia di Shanghai”: un evento che, seppur poco studiato, fu determinante nella definizione delle relazioni tra Cina e Giappone[14].
Il conflitto prese forma in seguito a una serie di scontri verificatisi all’inizio del 1932 nella Perla d’Oriente tra la popolazione cinese e alcuni giapponesi lì residenti[15]. Sulla scorta del fervore nazionalista dell’incidente di Mukden (18 settembre 1931), ovvero dell’invasione nipponica della Manciuria, il 28 gennaio 1932 le truppe dell’Impero del Sol Levante misero a ferro e fuoco il quartiere di Zhabei, con il pretesto di intervenire in difesa dei connazionali presenti sul suolo cinese. L’inasprimento dei combattimenti spinse la delegazione di Sardi a rientrare in Italia, salpando con il piroscafo Gange Lloyd Triestino dell’8 febbraio, ma non prima di aver assistito e documentato su pellicola le Giornate di fuoco a Shangai.
Il racconto del viaggio: Dalle nevi della Siberia alle luci di Sciangai
Il viaggio dall’Italia alla Cina della delegazione di Alessandro Sardi fu filmato dall’operatore del L.U.C.E. Mario Craveri in Dalle nevi della Siberia alle luci di Sciangai (1931) – sonoro, con colonna musicale.
Craveri all’epoca aveva già una ricca esperienza come documentarista in terre straniere. Si era recato una prima volta in Cina nel 1926, durante la spedizione al Nord (1926-1928) guidata da Chiang Kai-shek[16], e aveva avuto modo di documentare per il L.U.C.E. avventure quali la spedizione Franchetti in Dancalia (novembre 1928-giugno 1929) e la Crociera Transatlantica Italia-Brasile (dicembre 1930-gennaio 1931), voluta da Italo Balbo (1896-1940).
A fare da protagonista in Dalle nevi della Siberia alle luci di Sciangai non sono tanto i personaggi della delegazione di Sardi (quasi assenti), ma i panorami dei luoghi attraversati o in cui la stessa si fermò, oltre a brevi scene di vita quotidiana della popolazione cinese.
Nel documentario figurano infatti le lande russe innevate, viste dal treno in corsa lungo la Transiberiana, come anche immagini della Manciuria e dei feriti dello scontro sino-giapponese. Compaiono poi, in ordine, le città portuali di Dalian (nell’attuale provincia del Liaoning) e Qingdao (Shandong), ma anche Tianjin e Hankou (Hubei)[17], dove seguiamo le scene più disparate: dalle esercitazioni del battaglione San Marco di stanza nella concessione italiana a gruppi di giovani sfollati in seguito alle alluvioni del novembre 1931 nel sud del Paese.
A chiudere il documentario: Shanghai. Il simbolo della modernità, con il traffico per strada e i tram – da cui Craveri fa alcune riprese. E ancora, cinema, teatri e centri commerciali, che scorgiamo grazie alle brillanti scritte delle luci al neon, accese nella notte.
La fine anticipata della missione di Sardi: Giornate di Fuoco a Shangai
Il 28 gennaio 1932 le truppe giapponesi attaccarono il quartiere di Zhabei, accendendo la “Battaglia di Shanghai”.
Lo scoppio delle ostilità interruppe bruscamente la missione di Sardi, che registrò le sensazioni di quei primi momenti in una serie di articoli pubblicati tempestivamente al suo rientro in Italia. Come nello scritto In Sciangai all’inizio del conflitto: «[…] Senonché alla mezzanotte tuonò il cannone. L’alba seguente vide alcuni aeroplani giapponesi che sorvolavano la città e il vento portò anche lontano l’eco di scoppi di bombe e di raffiche di mitragliatrici che martellavano Ciapei [Zhabei]. L’incendio illuminò d’un tratto l’oscuro quartiere cinese. […] Ma durante la notte il bombardamento continuò e il giorno seguente l’azione si intensificò; anche i cannoni si erano aggiunti al coro. Il conflitto si avvicinò al centro della città con operazioni di polizia che i Giapponesi svolgevano nella parte di settore internazionale compresa fra Ciapei e il Wampoo [Huangpu]. I franchi tiratori sparavano dalle case e dai tetti, i Giapponesi rispondevano con le mitragliatrici dalle strade[18]».
Ancor meglio, gli eventi bellici che forzarono il rientro anticipato della missione di Alessandro Sardi furono ripresi da Mario Craveri in Giornate di fuoco a Shangai (1932).
Il filmato mette insieme scenari della Cina, raccolti nel viaggio della delegazione prima dello scoppio del conflitto, e immagini di guerra, successive al 28 gennaio 1932.
Dopo un’apertura dedicata alla città di Pechino, alla sua gente e ai suoi monumenti, come la Città Proibita, il Palazzo d’Estate e il Tempio del Cielo – ancora avvolti nella bellezza disarmante dell’assenza quasi totale di visitatori –, il documentario passa a Shanghai. Le prime sequenze seguono la presenza italiana in loco, dedicando più inquadrature alle navi nel porto e alla visita della delegazione alle stesse, guidata da Galeazzo Ciano. Si passa poi a scene di guerra in presa diretta. Gli scenari tranquilli di Dalle nevi della Siberia alle luci di Sciangai (1931), datati soltanto qualche decina di giorni prima, sono soppiantati da plotoni di soldati in marcia, navi militari, spari di mitragliatrice, macerie, colonne di fumo, case in fiamme e fiumane di sfollati in cerca di riparo.
Nelle fonti storiche è riportato come lo stesso operatore Mario Craveri si trovò direttamente coinvolto in situazioni di estremo pericolo. Si racconta infatti che dovette confrontarsi con i soldati giapponesi per evitare il sequestro dei i propri materiali[19] o della notte in cui rimase bloccato nel distretto di Wusong, per poi essere soccorso da una nave-cisterna inglese la mattina successiva[20].
Delle vicende e situazioni che Craveri affrontò per riprendere gli eventi bellici furono pubblicate anche alcune foto sulla rivista «Scenario».



Le Giornate di fuoco a Shangai rappresenta un importante traguardo per la storia della cinematografia documentaria italiana sotto diversi punti di vista, di seguito segnalati.
Il filmato di Craveri costituisce uno dei primi esempi di registrazione di immagini di attualità con il sonoro in presa diretta: un successo per l’epoca, soprattutto se raggiunto in una situazione difficile come quella del conflitto armato. Sebbene l’audio sia andato perduto nella versione disponibile sul portale dell’Archivio Storico Luce, alcuni frammenti sconnessi delle Giornate di fuoco a Shangai, ma dotati di sonoro, sono conservati presso gli archivi digitali delle Nazioni Unite[21]. In essi gli spari delle armi da fuoco si incontrano con una voce fuoricampo che commenta le immagini degli scontri, fornendo informazioni sulla città di Shanghai e sull’evolversi degli eventi.
In secondo luogo, le Giornate di fuoco a Shangai hanno segnato un grande risultato per la storia della cinematografia documentaria italiana, giacché il materiale filmico acquistò sin da subito valore testimoniale. Le pellicole di Craveri, infatti, vennero richieste dalla Società delle Nazioni e dalla stampa americana quale documentazione storica degli eventi[22]. Pare, tra l’altro, che Craveri fosse «l’unico operatore che si trovasse sul posto»[23] – o comunque uno dei pochi[24] –, e che quindi le Giornate di fuoco a Shangai rappresentino uno dei pochi materiali audiovisivi originali disponibili, allora come oggi, sugli scontri nella Perla d’Oriente dei primi mesi del 1932.







[1] Il presente contributo prende le mosse da Chiara Lepri, Alessandro Sardi in Cina (1931-1932): dalla missione per la Società delle Nazioni alle Giornate di fuoco a Shangai, in Federica Casalin e Marina Miranda (a cura di), Percorsi in Civiltà dell’Asia e dell’Africa II. Quaderni di studi dottorali alla Sapienza, Roma, Sapienza Università Editrice, 2023, pp. 191-230 <https://www.editricesapienza.it/sites/default/files/6200_Civilta_Asia_Africa_II_eBOOK.pdf >.
[2] Kaiyi Li, Transnational Education between the League of Nations and China: The Interwar Period, Cham, Palgrave Macmillian, 2021, p. 84.
[3] Guido Samarani e Laura De Giorgi, Lontane vicine. Le relazioni fra Cina e Italia nel Novecento, Roma, Carocci, 2011, p. 65.
[4] Matthew Johnson, International and Wartime Origins of the Propaganda State: The Motion Picture in China 1897-1955, Ph.D. thesis, San Diego, University of California, 2008, pp. 117-134.
[5] Si noti che, secondo il sistema di trascrizione in vigore all’epoca in Italia, la città di Shanghai era indicata sia come “Shangai” sia come “Sciangai”.
[6] Guido Samarani, Le relazioni politiche tra l’Italia e la Cina nazionalista, 1928-1941, in Antonella Tulli e Zbigniew Wesolowski (a cura di), L’incontro fra l’Italia e la Cina: il contributo italiano alla sinologia, Taibei, Furen daxue chubanshe, 2000, pp. 763 e ss.
[7] Guido Samarani e Laura De Giorgi, Lontane vicine, op. cit., p. 65.
[8] La Commissione Lytton fu incaricata dalla Società delle Nazioni ad esprimere un parere circa l’invasione giapponese della Manciuria, a partire dall’incidente di Mukden del 18 settembre 1931.
[9] L’IICE, con sede nel Villino Medievale di Villa Torlonia (residenza di Mussolini), era presieduto dal ministro della Giustizia Alfredo Rocco (1875-1935) e diretto da Luciano De Feo (1894-1974) – già fondatore del Sindacato di Istruzione Cinematografica (SIC) su cui fu poi costruito l’Istituto L.U.C.E., quale ente parastatale.
[10] Alessandro Sardi, … Ma non si imprigiona la storia, Roma, Centro Editoriale Nazionale, 1962, p. 437.
[11] Una preziosa ricostruzione del programma del viaggio di Sardi è stata presentata da Li a partire dalla consultazione della traduzione inglese della relazione che il direttore del L.U.C.E. redasse una volta tornato in Italia e da una serie di articoli pubblicati sul giornale cinese «Ta Kung Pao»nel gennaio 1932. Cfr. Kaiyi Li, Transnational Education between the League of Nations and China, op. cit., pp. 85-92. Per riferimenti dal report di Sardi in italiano si rimanda a Chiara Lepri, Alessandro Sardi in Cina (1931-1932), op. cit., pp. 211-221.
[12] United Nations Library & Archives Geneva, File R2256/5B/36021/28134 – Collaboration with the Government of China in the Work of Intellectual Cooperation. Report of Baron Sardi on Educational Cinematography, marzo-ottobre 1932, <https://archives.ungeneva.org/collaboration-with-the-government-of-china-in-the-work-of-intellectual-cooperation-report-of-baron-sardi-on-educational-cinematography >.
[13] Per un inquadramento generale, si vedano Mario Verdone, L’ultima intervista con Omegna, in «Cinema», Nuova serie vol. 1, anno I, n. 4, 15 dicembre 1948, p. 111; Simone Sperduto, Roberto Omegna e l’Istituto Luce. Il cinema scientifico ed educativo dell’Italia fascista, Anzio, Herald, 2016, pp. 202.
[14] Fu con la “Battaglia di Shanghai” che si acuirono le tensioni tra Cina e Giappone, ovvero che si crearono alcune delle premesse che portarono alla più nota Guerra sino-giapponese (1937-1945). Christian Henriot, The Battle of Shanghai (January-March 1932): A Study in the Space-Time of War, in «Journal of Military History», vol. 85, n. 1, gennaio 2021, pp.76-94.
[15] Ibidem.
[16] La spedizione al Nord fu un’azione militare delle truppe nazionaliste guidate da Chiang Kai-shek, lanciata nel 1926, volta all’unificazione della Cina e all’annientamento dei signori della guerra. Dopo due anni di scontri con i potenti locali, e dopo aver completato la repressione delle attività dei comunisti e dei sindacati operai, il 10 ottobre 1928 venne fondato a Nanchino il governo nazionalista e Chiang assunse il ruolo di presidente della Repubblica. Cfr. Guido Samarani, La Cina del Novecento, Torino, Einaudi, 2004, pp. 80-87.
[17] Sono necessarie due precisazioni. In primo luogo, Dalian, Qingdao e Hankou non facevano parte del programma ufficiale della missione. In secondo luogo, è possibile ipotizzare che il montaggio proposto dal filmato (Transiberiana-Dalian-Qingdao-Tianjin-Hankou-Shanghai) abbia scombinato l’ordine delle città visitate dalla delegazione. Si può supporre che la delegazione sia passata dalle due città del nord (Dalian e Qingdao) dopo aver lasciato la Transiberiana e che si sia fermata a Hankou soltanto all’inizio 1932, successivamente all’arrivo a Shanghai.
[18] Alessandro Sardi, In Sciangai all’inizio del conflitto, in «Nuova antologia», anno LXVII, fascicolo 1442, 16 aprile 1932, pp. 474-475.
[19] Alessandro Sardi, La L.U.C.E. in Cina. Giornate di fuoco a Shanghai, in «Scenario», anno I, n. 3, aprile 1932, p. 45.
[20] Mario Craveri, Un operatore tra guerre e rivoluzioni, in «Cinema», anno I, n. 7, 10 ottobre 1936, p. 269.
[21]Gli archivi digitali delle Nazioni Unite possono essere consultati al seguente link:<https://www.unmultimedia.org/avlibrary/search/search.jsp?fromManualDate=&toManualDate=&decade=1930&q=giornate+di+fuoco&lang=>
[22] Alessandro Sardi, La L.U.C.E. in Cina. Giornate di fuoco a Shanghai, op. cit., p. 46.
[23] Mario Craveri, Un operatore tra guerre e rivoluzioni, op. cit., p. 268.
[24] Come ricorda Kerlan, esiste una pellicola della casa di produzione shanghaiese Lianhua dal titolo Storia della battaglia di Shanghai (Shanghai zhan shi 上海战史, 1932), dedicata all’invasione giapponese di Shanghai del 1932 e contenente «vere scene di combattimento» – così venne pubblicizzata sul periodico «Shenbao 申报». Il film venne proiettato a Shanghai il 16 maggio 1932, per poi essere ritirato dopo due giorni a causa delle critiche da parte del pubblico. Cfr. Anne Kerlan, “The Enemy Is Coming”: The 28 January 1932 Attack on Shanghai in Chinese Cinema, in Christian Henriot e Wen-hsin Yeh (a cura di), History in Images: Pictures and Public Space in Modern China, Berkeley, Institute of East Asian Studies, University of California, 2012, pp. 166-167.

Sono partito dall’articolo di Chiara Lepri, interessantissimo, per poi visionare lo straordinario documentario di Mario Craveri “Giornate di fuoco a Shangai”, girato dal maestro della foto-ripresa che mi ha stupito per come si muoveva tra le truppe in marcia o in combattimento, chiedendomi come faceva ad avere questa specie di lasciapassare per stare in mezzo ad azioni militari che generalmente prevedono una certa segretezza… E così, come si fa sempre in questi casi, ho scoperto, grazie all’articolo della Lepri, le grandi doti di Cravero, la superba professionalità che lo ha visto regista, direttore della fotografia, tecnico dello sviluppo delle pellicole fotografiche Ferrania, uno dei primi ad aver sperimentato il colore come nel film: Solitudine – SPAGNA, 1958 – 81 minuti. | Colore | 2.35:1 Scope – REGISTA: Enrico Gras, Mario Craveri), e ad aver collaborato con i più grandi registi italiani della sua epoca. Ma il documentario pubblicato qui, su Shangai, resta davvero un capolavoro. Si percepisce fin da subito che c’è una evoluzione in senso negativo, dalla pace e tranquillità della Cina anteguerra, con i suoi costumi, i risciò… meravigliosi, pur nella fatica di chi li trascinava, i volti innocenti della povera gente, fino all’arrivo delle truppe giapponesi che ricordano molto quelle della Wermacht di infausta memoria. Che dire…GRAZIE! Per chi ama la storia queste retrospettive riaprono le porte di un modo passato, sì terribile, ma anche meravigiosamente nostalgico… – Domenico