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IL SUONO DELLA MICROSCOPIA. UN PROGETTO DI SONORIZZAZIONE

di Silvio Alovisio e Andrea Valle

Il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Torino propone all’interno della sua offerta didattica da ormai cinque anni accademici il laboratorio Comunicare il cinema. Progettare il suono del film muto, tenuto da Silvio Alovisio e Andrea Valle. Il laboratorio intende fornire una conoscenza di base sul rapporto tra cinema muto e sonorizzazione. L’assunto alla base del laboratorio concerne il rapporto tra suono e film muto: quest’ultimo è stato storicamente sempre esperito dal pubblico in sala insieme al primo. Salvo rari casi, relativi a produzioni di rilievo, il materiale sonoro (che ovviamente non avrebbe potuto per ragioni tecnologiche essere registrato, ma poteva essere descritto in termini di indicazioni musicali) non è previsto nel processo autoriale. In questo senso, si può dire che il film muto è un film sonoro, ma incompleto giacché la sua fruizione richiede il suono. Ma se il suono nella cinematografia muta è legato (storicamente) alla fruizione e non alla produzione, allora si può sostenere che sia filologicamente corretto produrre nuove sonorizzazioni, in funzione di nuove fruizioni. Il film muto si pone insomma come un testo almeno parzialmente aperto, e la sua sonorizzazione è condizione della fruizione. Non solo, ma la sonorizzazione, pur dovendo agire nel rispetto del testo filmico, permette di fornire una nuova interpretazione dello stesso, anche in funzione di sensibilità e opzioni estetiche attuali.

Tenuto conto di questi presupposti, l’organizzazione didattica del laboratorio prevede due parti. La prima offre una introduzione storico-teorica al cinema muto, che include una componente di analisi per permettere di cogliere agli studenti che hanno frequentato poco il cinema muto l’organizzazione formale del muto e di familiarizzare con i contesti storici, produttivi e fruitivi. Poiché ogni anno viene selezionato un corpus specifico di film, la presentazione dei materiali teorici viene opportunamente virata in funzione del progetto. A questa prima parte ne segue una seconda dedicata più operativamente all’esemplificazione di casi reali e alla descrizione di strategie possibili, unitamente alla sperimentazione pratica sulla produzione di sonorizzazioni. In essa, si presentano sia elementi teorici relativi al rapporto suono/immagine e metodologie e tecnologie per la produzione della sonorizzazione. Per entrambe le parti sono previsti incontri con specialisti.

L’obiettivo del laboratorio, che prevede una durata di 18 ore complessive, è l’acquisizione da parte degli studenti delle conoscenze e capacità di comprensione relative al rapporto tra immagine e suono nel cinema muto. I partecipanti provengono da un doppio bacino. Da un lato, i corsi triennali in Scienze della comunicazione e DAMS, e quelli magistrali in CAM (Cinema, Arti della scena, Musica e Media) e Comunicazione e culture dei media, erogati dall’Università di Torino. Dall’altro, la Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio “G. Verdi” di Torino (SMET). Questa collaborazione inter-istituzionale si è rivelata sinergica, poiché, nei progetti di sonorizzazione a gruppi, i primi portano in dote una specifica sensibilità storico-critica legata al cinema che i secondi integrano con competenze tecnologiche ed estetiche legate al suono. Un assunto di partenza è l’assenza di competenze musicali specifiche in ingresso: in questo modo, è possibile coinvolgere, attraverso il medium elettronico, una platea più vasta di studenti.

Il tema previsto per l’anno accademico 2023/24 è stato quello del cinema microscopico che permette, da un lato, di recuperare visioni diverse dall’ordinario, dell’ordine infinitesimale, legate al pionierismo della visualizzazione scientifica, dall’altro di sperimentare quell’effetto di senso supplementare che il suono produce nel suo legarsi all’immagine in movimento. Rispetto al tema, il laboratorio ha potuto sfruttare, attraverso due incontri, le competenze storico-critiche di Maria Ida Bernabei, esperta nell’ambito del cinema microscopico (autrice di Un’emozione puramente visuale. Film scientifici tra sperimentazione e avanguardia, LetteraVentidue, 2021) e di Marco Galloni, referente scientifico dell’ASTUT, l’Archivio Scientifico e Tecnologico dell’Università di Torino. Inoltre, gli studenti si sono confrontati con Paolo Armao, sound designer professionista con lunga esperienza sia nel campo degli audiovisivi che del gaming.

Il corpus scelto per la parte progettuale consta di quattro film. Il primo, I parassiti della rana (Gianni Palazzolo, Itala Film, 1913) proviene dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, con cui è in corso una pluriennale collaborazione. Altri due sono estratti dal lavoro pionieristico sulla visualizzazione scientifica condotto per decenni presso l’Università di Torino (che ne possiede i materiali) da Giuseppe Levi, figura chiave in ambito medico istologico e fisiologico e maestro dei tre premi Nobel Rita Levi-Montalcini, Renato Dulbecco e Salvatore Luria. Questo materiale è stato selezionato anche in relazione al progetto di ateneo di public engagement ART IN MED – L’Arte nella divulgazione delle Scienze Mediche dedicato al ricco, e ancora poco noto, patrimonio dell’Università di Torino di tavole didattiche scientifiche – oltre mille – inerenti alle discipline di Patologia, Fisiologia, Anatomia umana e veterinaria, Farmacognosia e Botanica farmaceutica. Infine, il quarto film, notevolissimo per regia e qualità della copia restaurata, è Forme Plantoniche. Il plancton e la vita microscopica di Roberto Omegna (1924-1931), prodotto e prestato dall’Istituto Nazionale Luce.

I progetti di sonorizzazione si sono relazionati con questi materiali filmici insieme affascinanti e complessi, che hanno costretto i partecipanti ad un lavoro particolarmente attento. La debolissima presenza di nessi narrativi da un lato ha fornito pochi appigli per l’articolazione del suono in funzione di una sintassi filmica tradizionale, dall’altro ha consentito una maggiore libertà con i materiali sonori stessi in funzione, analogamente a quanto avviene a livello visivo, di una caratterizzazione micro-sonora, ritmica, pulviscolare.

Un assunto del laboratorio è quello di fornire una restituzione pubblica dei progetti prodotti. Questo permette agli studenti di confrontarsi con una produzione a tutti gli effetti, in relazione ai livelli qualitativi che questa impone, anche a livello tecnico, e le scadenze progettuali che ne conseguono. L’occasione è stata fornita da Torino Crocevia di Sonorità, Rassegna musicale d’eccellenza, realizzata nell’ambito del progetto International routes: arts creating future, finanziato dal MUR-Ministero dell’Università e della Ricerca, sostenuto dal PNRR, di cui è capofila il Conservatorio di Torino e che vede l’Università di Torino come partner. In questo contesto, abbiamo realizzato il 30 agosto 2024 l’evento Visioni elettriche-Musica elettronica tra suono e immagine, in cui sono state diffuse all’aperto, nella monumentale cornice del Teatro Romano dei Musei Reali di Torino, le sonorizzazioni realizzate nel laboratorio, all’interno di un programma misto che ha incluso anche brani di musica elettroacustica (esclusivamente da ascoltare), selezionati nel contesto della masterclass Exploring a personal, systemic approach to musicking in the 21st century, tenuta dal compositore canadese Pierre Alexandre Tremblay.

Nella progettazione dell’evento live, abbiamo deciso di proporre due sonorizzazioni di Forme Plantoniche. Il plancton e la vita microscopica. Da un lato, si trattava di valorizzare la qualità del materiale visivo, sia in termini di produzione originale che di digitalizzazione. Dall’altro, la presentazione di una doppia sonorizzazione permette per contrasto di far apprezzare al pubblico il vero senso della sonorizzazione, quello di riattualizzare il film attraverso il prisma delle diverse scelte sonore. La seconda sonorizzazione è stata prodotta da Ascari, musicista elettronica che ha risposto alla nostra proposta.

Silvio Alovisio

insegna cinema presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. I suoi prevalenti interessi di ricerca sono la storia culturale e sociale del cinema muto italiano, i rapporti tra cinema e scienze della mente, la teoria cinematografica dalle origini al 1930, le forme stilistiche del cinema moderno e contemporaneo. Ha pubblicato numerosi studi in volumi e riviste (tra cui «Film History», «1895», «Bianco e Nero», «Archivos de la Filmoteca», «Problemi dell’informazione») e alcune monografie (tra cui Wong Kar-wai, 2009; L’occhio sensibile, 2013; Giovanni Pastrone, 2015; La scuola dove si vede, 2016). È membro del comitato direttivo delle riviste «Immagine. Note di storia del cinema» e «La Valle dell’Eden».

Andrea Valle

si occupa di media audiovisivi, comunicazione e tecnologie digitali, oltre a essere attivo come compositore musicale. È professore associato presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. Membro fondatore e attuale direttore del CIRMA, Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Media e l’Audiovisivo, dell’Università di Torino,  presso lo stesso ateneo dirige il Master in Progettazione della Comunicazione Digitale (MATEC).

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