di Chiara Ottaviano
In questi ultimi anni il Liceo Linguistico “Elio Vittorini” di Gela ha intrapreso un percorso innovativo di didattica della storia fondato sulla pratica della Public History, realizzando due documentari frutto di laboratori scolastici che hanno unito ricerca storica, formazione e coinvolgimento della comunità locale. Si tratta di Gela 1943: lo sbarco (2024)e di Sconvolgimenti: Gela prima e dopo l’industrializzazione nel racconto dei suoi abitanti (2022). Entrambi i progetti, realizzati in collaborazione con l’Archivio degli Iblei e Cliomedia Public History, hanno seguito un medesimo modello nella sua articolazione che ha stimolato il protagonismo degli studenti e la ricerca storica attraverso l’uso di una molteplicità di fonti, dai documenti d’archivio sia testuali che di immagini, alle fonti orali. Obiettivo finale è stato la realizzazione di un originale prodotto audiovisivo coniugato all’impegno nella valorizzazione e nella condivisione del risultato ottenuto prima di tutto presso la comunità di riferimento.
Gela 1943: lo sbarco
L’anteprima del documentario Gela 1943: lo sbarco ha avuto luogo nell’affollato teatro Eschilo della città il 10 luglio 2024, in occasione dell’anniversario dello sbarco alleato, evento cruciale nella storia della Sicilia e dell’Europa. Il film è stato poi proiettato in diverse occasioni a Gela e altrove. La più recente proiezione si è svolta lo scorso dicembre nell’ambito del Vittoria Film Peace Festival, giunto alla XII edizione.

Il progetto si è concentrato sullo studio delle evidenze emerse dalla ricerca storiografica – con particolare attenzione a quelle che hanno preso in considerazione fonti orali raccolte all’inizio del nostro secolo fra coloro che avevano poco più di vent’anni durante la guerra – , sulla lettura delle immagini cinematografiche e sull’analisi delle immagini d’archivio provenienti dall’Archivio Storico Luce, dal National Archives di Washington e dall’Imperial War Museum di Londra, sulla raccolta di testimonianze degli ultimi sopravvissuti, che erano bambini al tempo dell’avvenimento. Sono stati effettuati sopralluoghi a Gela e dintorni, dove gli eventi bellici hanno lasciato maggiori tracce con attenzione a lapidi e monumenti della memoria pubblica che hanno indotto alla riflessione su come il ricordo di quei giorni sia stato poi tramandato. Particolare evidenza è stata dedicata ai ricordi di vita quotidiana, prima e dopo lo sbarco, considerando le esperienze e i punti di vista diversi a partire dalle condizioni economiche e culturali dei testimoni. “La fame”, questo è stato uno dei temi più ricorrenti nei racconti di chi è vissuto in quel periodo, come anche la grande paura dei primi incontri con i soldati degli eserciti Alleati, inizialmente percepiti solo come i nemici da cui difendersi.



Il documentario, realizzato con il Liceo “Elio Vittorini” di Gela e prodotto da Archivio degli Iblei, con la collaborazione dell’Archivio Storico Luce e di Cliomedia Public History, ha avuto il contributo della Fondazione Eni Enrico Mattei e dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Sicilia. La regia è stata firmata da Chiara Ottaviano e Andrea Giannone, con la consulenza del prof. Rosario Mangiameli. Il progetto, ancor prima della preproduzione, ha richiesto un intenso lavoro grazie al quale sono stati superati problemi legati alla sostenibilità economica e alla costruzione della solida rete di collaborazioni
Sconvolgimenti: Gela prima e dopo l’industrializzazione
Sconvolgimenti: Gela prima e dopo l’industrializzazione, presentato in anteprima nel settembre 2022 a Catania in occasione della prima Conferenza Nazionale della SISAm-Società italiana di Storia ambientale, ha avuto per tema l’impatto dell’industrializzazione a Gela, dal boom petrolchimico avviato quando Enrico Mattei era a capo dell’ENI, al declino dei giorni nostri. È l’esito di un laboratorio scolastico nato dalla collaborazione di Cliomedia Public History con il Liceo “Elio Vittorini” di Gela, nell’ambito del progetto ReVersE-L’antropocene capovolto dell’Università di Catania, coordinato dal prof. Alessandro Lutri. La regia è di Chiara Ottaviano e Andrea Giannone

Studenti e docenti sono stati coinvolti in un’indagine storica e sociale basata su fonti d’archivio – testi e immagini sia fisse che in movimento – e su fonti orali con un’attenzione specifica sui temi ambientali e sulle mutazioni delle “mentalità” a riguardo a essi. In questo caso i testimoni privilegiati sono stati uomini e donne di diversa estrazione sociale, nati tutti nel secondo dopoguerra, che avevano operato sia all’interno che all’esterno del mondo ENI.
Le testimonianze dei lavoratori ENI e dei residenti, unite ai documenti dell’Archivio Storico ENI e a fotografie provenienti da archivi privati, hanno offerto uno sguardo complesso sulla storia della città. Particolare attenzione è stata dedicata ai concetti di “memorie tossiche” e “autobiografie tossiche”, analizzando come la percezione dei problemi ambientali sia mutata nel corso del tempo, influenzando le scelte individuali e collettive. La narrazione è idealmente suddivisa nei seguenti capitoli.
I lontani anni ’50: povertà, arretratezza e nostalgia per un altro futuro possibile

Dai racconti dei testimoni (che trovano nei documentari dell’epoca una puntuale corrispondenza, in questo capitolo come altrove) emerge il quadro di una Gela estremamente povera dove nei bassi vivevano in un unico ambiente famiglie numerose e nei cortili si allevavano galline e si faceva la ricotta. Le strade erano poco e per niente asfaltate. La gran parte dei gelesi lavorava in campagna, nella piazza principale si svolgeva il mercato e all’alba con asini e carretti ci si recava al lavoro nei campi lontani. Qualcuno ricorda le nuotate al mare, le scoperte archeologiche, la presenza di Gela nelle cartoline che rappresentavano le bellezze della Sicilia. Il turismo avrebbe potuto essere la vera vocazione della città?
I favolosi anni ’60: stipendio sicuro e modernizzazione

Con la scoperta del petrolio e la creazione della raffineria irrompe la modernità: gli stipendi sono “favolosi”, le donne vengono assunte come dattilografe e impiegate, i ragazzi sono invogliati a proseguire gli studi tecnici nei nuovi istituti scolastici, braccianti, piccoli contadini e marinai abbandonano le precedenti attività – dalle quali ottenevano infimi ricavi – per trovare occupazione nei nuovi impianti industriali. Arrivano in città giovani impiegati e operai specializzati dal Nord e non solo. Da Gela non si emigra quasi più. È uno sconvolgimento, visto da tutti come una grande promessa di futuro.
Nella tumultuosa crescita urbanistica l’isola di Macchitella

Gela è investita da un improvviso e tumultuoso benessere, aumenta sensibilmente la popolazione e ne consegue un boom edilizio mal gestito e poco ordinato, in cui incidono significativamente anche fenomeni speculativi. Macchitella, il quartiere residenziale voluto dall’ENI, ordinato e pieno di verde, costituisce un modello alternativo. Per i giovani dell’epoca Macchitella è anche un “mondo nuovo”, dove potersi incontrare con ragazze più emancipate e frequentare locali diversi da quelli della città vecchia.
Pensavamo solo di essere sporchi: la scoperta dell’inquinamento
La forma di inquinamento del mare più vistosa, il catrame sulla spiaggia e nell’acqua dove si facevano i bagni, era vissuta come il costo, non così grave, pagato all’industria, ovvero al benessere e alla modernità. La coscienza ambientalistica comincia a emergere solo in occasione di alcuni episodi che creano il panico nella città investita da una nube di fumo. La consapevolezza dei problemi provocati dall’inquinamento si va affermando negli anni Ottanta a Gela come in Italia, sia fuori che dentro gli stabilimenti. Muta la legislazione e l’ENI mette in campo tutti i dispositivi previsti.
Nel nuovo millennio

I problemi legati all’inquinamento non vengono del tutto superati. Malattie e malformazioni prenatali vengono attribuite a fattori ambientali inquinanti anche se questo non viene dimostrato. Nel 2002, quando si parla della chiusura dello stabilimento, le proteste a Gela sono clamorose. Non così accade nel 2013 quando la riduzione delle attività è drastica anche per la promessa di una riconversione green che viene solo in parte mantenuta. Oggi quello post-industriale sembra un nuovo “sconvolgimento”. Gli adulti dichiarano di nutrire poche speranze per il domani delle nuove generazioni. Sentono di non aver saputo cogliere positivamente la straordinaria occasione di sviluppo che avevano avuto. Pensano che i giovani che studiano in sedi universitarie del Nord difficilmente ritorneranno a Gela. Un giovane artista, invece, a Gela è ritornato. Crede nelle risorse di questa città. Ci scommette.
E i giovani?

Con i titoli di coda scorrono le immagini con le dichiarazioni degli studenti che hanno partecipato al Laboratorio scolastico, filmate con i cellulari. Le opinioni sono diverse. In molti parlano di impegno, del desiderio di riuscire a trovare un lavoro a Gela, del dovere di “rispettare” la loro città, che appare degradata a causa dei comportamenti dei cittadini stessi. Altri scelgono luoghi specifici dove filmarsi immaginandone una possibile valorizzazione. Altri ancora sono certi che il proprio futuro sarà altrove. Tutti riconoscono di avere “scoperto” solo in occasione del laboratorio la storia della loro città.
Il modello di lavoro
Entrambi i documentari hanno seguito un’articolazione del lavoro in tre fasi: preproduzione, produzione e post-produzione.
Nella fase di preproduzione si è svolto un corso di formazione, a cui hanno partecipato sia gli studenti che gli insegnanti, che ha consentito di approfondire le tematiche specifiche attraverso incontri formativi con docenti universitari ed esperti. Si sono svolte inoltre esercitazioni sull’uso delle fonti orali e sulle tecniche audiovisive. Gli studenti in autonomia hanno raccolto interviste con possibili testimoni, a partire dalla cerchia dei parenti e dei conoscenti: un lavoro risultato di grande utilità per la scelta delle interviste da realizzare nella fase produttiva.
Rispetto al corso di formazione relativo al progetto Gela 1943: lo sbarco è consultabile sul sito dedicato un’ampia documentazione con testi di approfondimento e con una sintesi audiovisiva degli incontri. Sono intervenuti il prof. Rosario Mangiameli dell’Università di Catania con la relazione 1943. La Sicilia è il fronte, la prof.ssa Deborah Paci dell’Università di Modena e Reggio Emilia con l’intervento L’America e lo sbarco nella retorica dell’indipendentismo siciliano, il prof. Gianpaolo Fissore dell’Archivio degli Iblei, con la relazione: Lo sbarco e gli Alleati in Sicilia nel cinema e la prof.ssa Chiara Ottaviano dell’Archivio degli Iblei con l’intervento Risorse on line: fonti orali e immagini d’archivio.
Nella seconda fase, quella della produzione, guidati da Chiara Ottaviano e Andrea Giannone, gli studenti hanno partecipato attivamente alle riprese, occupandosi dei diversi ruoli di una troupe cinematografica. Hanno visitato i siti storici e i luoghi della memoria, registrando sia interviste che riprese ambientali.
Infine, la post-produzione, di natura più tecnica, è stata gestita dai professionisti coinvolti.
Public history e comunità
Questi progetti dimostrano come la scuola può diventare protagonista nella sfera pubblica, coinvolgendo studenti, famiglie e comunità in un processo di riscoperta e valorizzazione del patrimonio storico e culturale del territorio.
La comunità cittadina, rispetto ad entrambi i progetti, ha reagito, infatti, con grande interesse e partecipazione, come dimostrano anche le affollate proiezioni pubbliche e i vivaci dibattiti che ne sono seguiti. A Gela il documentario Sconvolgimenti è stato accolto come un contributo importante per avviare una riflessione su un tema “divisivo”, ovvero la memoria storica della città, favorendo il dialogo intergenerazionale e fra punti di vista diversi. Gli ex lavoratori ENI intervistati hanno espresso gratitudine per l’attenzione rivolta alle loro esperienze, mentre i giovani studenti hanno riconosciuto l’importanza di riscoprire la storia (già dimenticata dai più) di così profonde trasformazioni del proprio territorio nell’arco di pochi decenni. Analoghe reazioni si sono registrate in occasione della presentazione del film sullo sbarco.
L’accoglienza dei due documentari ha superato le aspettative iniziali: proiettati in festival, convegni universitari ed eventi locali, sono diventati strumenti di riflessione e dibattito. Sconvolgimenti ha ottenuto una menzione speciale alla Conferenza Nazionale dell’AIPH del 2023. Gela 1943 deve ancora guadagnare maggiore visibilità.
In conclusione, i due progetti potrebbero rappresentare un esempio virtuoso di come la Public History possa intrecciarsi con la creatività, l’educazione civica e la ricerca, trasformando un laboratorio scolastico in un’occasione per produzioni di rilevanza culturale e sociale e, dimostrato altresì come la scuola possa essere un motore di cambiamento nella comunità, contribuendo a costruire un dialogo tra le generazioni e una visione condivisa per il futuro, a partire dal protagonismo dei più giovani.
