Il cinegiornale, il rotocalco, la scrittrice…una storia italiana di Patrizia Cacciani

Nei giorni della scorsa settimana si è tenuta presso l’Università di Evora in Portogallo, la conferenza “Gender and family rappresentation from de Nineteenth century to the presente time” pensata, scritta ed organizzata da Elisabetta Girotto, che ringrazio per la preziosa opportunità. La mia relazione di apertura della conferenza.

Dal 1950 al 1963 l’Italia visse un periodo di lunga crescita economica, il cosiddetto “miracolo economico”, particolarmente intenso tra il 1958 e il 1963, considerata dagli economisti la fase di crescita del prodotto nazionale e industriale ai massimi storici.

In questo periodo le esportazioni verso l’estero aumentarono, il Mercato Comune Europeo visse una fase di liberalizzazione, la forte crescita fu dovuta ad un aumento della domanda interna per gli importanti investimenti nell’edilizia e nell’industria in via di modernizzazione. Il costo del lavoro rimase basso, soprattutto per le forti migrazioni interne di lavoratori dalle campagne e dal Meridione in cerca di occupazione nelle industrie del Nord. Gli investimenti pubblici si concentrarono nel settore siderurgico ed energetico, determinando un importante contenimento dei costi.

In Italia lo sviluppo economico fu più lento degli altri paesi europei. I beni ed i consumi diffusi entrarono nella vita quotidiana in ritardo. Si aggravò lo squilibrio tra Nord e Sud, alcuni settori rimasero più arretrati rispetto ad altri più dinamici. Nel 1963 ci fu un rallentamento dell’economia che riprese con fatica solo tre anni dopo, nel 1966.

“Il miracolo economico non fu effettivamente tale: le premesse erano già visibili nella consistente disoccupazione, nella debolezza dei sindacati e nell’inefficace lotta all’evasione. Il paese entrò nel 1963 in una congiuntura economica sfavorevole: il tasso di crescita annua diminuì sensibilmente e questo stato di cose, questo immobilismo, portò successivamente alla straordinaria mobilitazione di studenti e classi operaie del Sessantotto. Dal punto di vista storico, si può dire con Paul Ginsborg che in Italia il decennio inaugurato dal prodigioso sviluppo economico “costituì solo una grande opportunità politica mancata”. (1)

Questo processo di cambiamenti ed accelerazioni modificò le abitudini, le tradizioni e la cultura degli Italiani: da società con forte e diffusa vocazione agricola a società industriale con aree ad industrializzazione avanzata. Il cambiamento nei consumi e nello stile di vita fu radicale.” All’inizio degli anni Cinquanta un quarto delle case era senza acqua corrente, quasi tre quarti era senza bagno e solo una su dieci aveva il termosifone e il telefono. Il 58% della spesa familiare era destinato all’alimentazione e quasi tutto il resto all’abitazione e al vestiario. In un breve arco temporale questa situazione mutò radicalmente e si crearono le basi della cosiddetta società dei consumi” (2)

Lo sviluppo dei consumi privati fu patrimonio dei ceti medi della popolazione italiana, molto attratti dal modello di vita americano. I prodotti di largo consumo erano il modello a cui tendere, perché considerati la vera chiave del successo individuale nel Paese, USA, ritenuto il più ricco ed il più potente del mondo.

La settimana Incom

La produzione delle cineattualità Incom comincia nel 1946. Il primo numero viene editato il 15 febbraio 1946, l’ultimo, il 2555, sarà editato nel marzo 1965, circa venti anni di attività.
La Industrie Corti-metraggi s.a.i. nasce nel 1938, fondatori Sandro Pallavicini, l’autore Giacomo De Benedetti ed il regista Domenico Paolella.
Sandro Pallavicini, uomo vicino al direttore generale del cinema, Luigi Freddi, con cui condivise la creazione della Incom, diventerà il collaboratore più efficace della politica cinematografica che, all’indomani dello sbarco degli Alleati, sarà controllata attraverso l’Allied Publications Board. Le attualità cinematografiche saranno invase da cinegiornali inglesi e statunitensi, in edizione italiana, ma Pallavicini, riuscirà, proprio per i buoni rapporti costruiti con il sistema di comunicazione alleata, a editare a febbraio 1946 il primo cinegiornale italiano post-bellico.

 “La Settimana Incom, nata anche con il finanziamento di una famiglia di imprenditori italo-svizzera, i Cedraschi, vide accrescersi nel 1948 il peso della Democrazia cristiana attraverso l’acquisizione del 51% delle azioni da parte del potente finanziere piemontese Teresio Guglielmone (che sarebbe stato testimone di Pallavicini alle seconde nozze), senatore democristiano. Interventi legislativi nel 1947 e nel 1948 a favore delle attualità cinematografiche da un lato e la composizione societaria dall’altro condizionarono l’informazione filmata accentuandone sempre più l’impostazione filogovernativa”. Enciclopedia Treccani, biografico italiani.

Prima della guerra la produzione era concentrata sui documentari, ma nel dopoguerra trova la sua massima capacità produttiva realizzando le due testate di cinegiornali: La Settimana Incom e Orizzonte Cinematografico. Nel periodo 1958/1963 vengono prodotti un totale di 687 cinegiornali composti, ognuno, da un minimo di 6 ad un massimo di 10 sevizi, con qualche eccezione per numeri unici che con il tempo vanno aumentando numericamente.
I numeri unici sono sempre a colori, mentre tutti gli altri cinegiornali sono sempre in bianco e nero.
A testimoniare che per loro si alzava ancora di più la qualità delle immagini e l’approfondimento dei temi.
Le cineattualità Incom seguivano un sommario suddiviso in capitoli, visibili sulla locandina esposta fuori e dentro la sala cinematografica, sopra al manifesto del lungometraggio fiction che sarebbe andato in programmazione. Qui, oltre al luogo, la nazione e poi la città, ma non sempre, un breve titolo esplicativo. Più simile che ripetitivo della locandina, a volte anche diverso da quello che sarà poi visibile sulla pellicola.

Il cinegiornale Incom rispondeva ad una domanda di distrazione, più vicina all’entertrainment del cinema. “Le immagini della Settimana Incom compongono i loro racconti per veloci schizzi …” riducendo la realtà post- bellica ad un immaginario stereotipato. Per questo usa temi riconosciuti e riconoscibili, ripetibili all’infinito.
“Il ricorso allo stereotipo- soprattutto nella retorica del commento verbale – permette di riportare la realtà rappresentata, magari la piccola realtà di un centro, minore come Asiago, a un quadro più ampio, attraverso un meccanismo simile a quello della sineddoche”, ci scrive Augusto Sainati nella pubblicazione degli atti di un convegno tenuto a Napoli, Università Suor Orsola Benincasa nel 2000. La parte per il tutto o viceversa, il singolare per il plurale o viceversa, il genere per la specie o viceversa. (4)

Nella fase iniziale i cinegiornali, nel trattare i fatti istituzionali, sono molto attenti a tenere separata la vita pubblica delle personalità politiche dalla vita di tutti gli altri cittadini. Successivamente, nei primi anni Cinquanta, i toni si fanno più sciolti. La separazione è sempre meno evidente, la dimensione pubblica si socializza. All’inizio il servizio è obbligato, anche in assenza di eventi, nel secondo caso diventa indispensabile l’evento perché le attività istituzionali siano riprese. L’unificazione degli argomenti, alla fine degli anni Cinquanta, con titoli generali “Notizie di cronaca, “Cronaca dell’obiettivo”, accentuano la formula che tutte le personalità e o i personaggi, vita politica, eventi dello spettacolo e della vita mondana, sono costruiti insieme a gente comune, tutti hanno diritto al quarto d’ora di celebrità.
Questo contatto con l’ordinario serve anche ad avvicinare i personaggi pubblici alla vita delle persone comuni, anche in senso iconico. Da una immagine che attesta l’esercizio di una funzione pubblica, alla immagine che attesta la possibilità per tutti di avere una visibilità sociale definita.

L’obiettivo politico culturale de La settimana Incom è di dare a tutti la possibilità di entrare nello schermo.

Nessun newsreel viene editato a frequenza settimanale, come La settimana Incom. Nel 1952 si arrivano a proiettare in sala 3 cinegiornali a settimana. I servizi erano composti da materiale filmico prodotto dalla Incom, ma anche da documenti filmici provenienti da altre società di produzione cinematografica, frequentemente anche di altre nazionalità, puntualmente doppiati dalla voce dello speaker italiano.
Anche i servizi dall’estero dovevano rispondere alle categorie riconoscibili: l’esotico diventa pittoresco, tutti vi possono partecipare, ma solo se rispondono al canone di riferimento.

Il commento parlato ha il suo stereotipo: deve essere pulito da ogni contrarietà per ricevere il consenso generalizzato del pubblico. Sul piano dell’espressione utilizza una serie di mezzi retorici: dall’ironia al paragone, all’iperbole. Le vacanze, il progresso, lo sviluppo dei trasporti del paese, lo sport, gli svaghi sono commentati in maniera euforizzante, mentre i temi più “seri” come l’emigrazione sono più edulcorati. Il Paese è in festa.

In questo quadro d’insieme il tema di genere risponde perfettamente allo stereotipo dei consumi, del nuovo modello femminile americano, della notizia commentata con retorica, con doppi sensi, con melodramma. Una delle sezioni dedicata al mondo femminile si chiama La pagina della donna. L’edizione è dal 1946 al 1950. In essa è concentrata l’essenza della moda e della bellezza femminile, anche con uno sguardo meno pudico quando si parla dell’intimo femminile.
Lo stereotipo femminile è la donna di classe che sa sempre cosa indossare e come indossarlo. La sezione sparirà per diventare Nel mondo della moda, aprendo anche agli interessi maschili in questo campo, ma soprattutto perché la donna è soggetto attivo di consumi e non solo oggetto passivo di consumo.

Nel 1958, all’inizio del mese di maggio, esce il numero unico,1650, con il titolo La donna in Italia. A colori per la durata di circa sette minuti, regia di Giovanni Roccardi: ufficiale di marina con il grado di capitano di lungo corso, si accostò al mondo del cinema negli anni del dopoguerra in veste di operatore e di regista, realizzando alcuni documentari ispirati al mare e alle attività collegate ad esso, in cui comparvero anche interessanti riprese subacquee. (3)

Tra tradizione e modernità il cinegiornale vuole rappresentare come la donna italiana sia emancipata, ma anche tradizionalmente legata ai ruoli “propri”.

Riprendo alcuni passi del testo parlato per comprendere appieno quanto già affermato sullo stereotipo:

Visioni cittadine di Milano, un grattacielo: “…a Milano un terzo della popolazione lavoratrice è femminile”,

Dopo aver mostrato la realizzazione di ceste di vimini sarde e l’arrivo dell’acqua in un paesino del Molise, il congresso internazionale delle donne rurali con il grande cartello: “maggiore stima e valorizzazione del contributo della donna all’economia dell’azienda”.

Le riprese in Roma sono per le donne in strada, in bus che vanno al lavoro. “Oltre alle tradizionali occupazioni esercitano mestieri riservati un tempo al sesso forte”: la prima che viene intervistata è una signora che gestisce un’officina meccanica dove lavorano operai uomini, alle sue dipendenze.

La donna oggi vive meglio in casa” e vediamo una donna che stira nella sua cucina ricca di tanti elettrodomestici. I figli nel salotto guardano la tv. Visione fuori dal comune, solo per pochi.

Per fare il lavoro di hostess bisogna: “sviluppare particolari qualità ed attitudini”. E tra i resti archeologici un servizio fotografico di moda: l’arte del portare o dell’inventare un modello…attitudini naturali e civetteria acquisita!

Cambio immagine: operaie al lavoro in uno stabilimento agroalimentare, filiera tutta femminile.

Ma la donna è anche madre: ed il riferimento va all’Opera nazionale maternità ed infanzia inventata dal fascismo. Scene dentro gli asili dove i bambini ben vestiti mangiano, giocano, sorridono. Le vigilatrici e le puericultrici sono formate dall’organizzazione, la cartina d’Italia con i numerosi centri per tutto il territorio nazionale. Ma, qui la differenza: “… mentre la donna è al lavoro nulla viene trascurato per l’assistenza dei suoi figli”.

Una panoramica sul quartiere Tuscolano di Roma, palazzi di grandi dimensioni senza identità: problemi di aggregazione sociale. Giovani durante il corso di recitazione, intervista all’assistente sociale: favorire le iniziative spontanee, fra cui le attività di gruppo che facilitano lo stabilirsi di rapporti sociali. Ma, a parte il progetto teatrale, per le donne i momenti di aggregazione sono le attività tipicamente femminili.

 Ormai il sesso debole è entrato trionfalmente nel campo della ricerca scientifica, si è posta al passo con gli uomini nell’organizzazione del lavoro. La donna siede in corte di assise, giudice fra i giudici popolari. E alla fine del 1958 viene emanata la sentenza n.56 per l’accesso ad uffici pubblici e a cariche elettive anche per le donne.

L’educazione fisica, la vita all’aria aperta hanno mutato l’aspetto della donna. Ma se hanno messo i pantaloni non hanno perduto la loro grazia femminile. Ci spaventano quando guidano anche se… la maggior parte degli incidenti sono da imputare a noi uomini.

Le donne ormai camminano con noi, accanto a noi nel passo spesso concitato del mondo moderno. Si muovono decise verso un avvenire sempre migliore. E per spiegarlo visivamente vediamo un aeroplano leggero volteggiare in cielo. Andare in alto significa crescere, migliorare, essere nel futuro.

La settimana Incom Illustrata e Quaderno proibito

Contemporaneamente al cinegiornale esce nelle edicole il settimanale La settimana Incom illustrata, che vantava preziose collaborazioni come Luigi Barzini jr ed Indro Montanelli. La particolarità era che il rotocalco poteva essere comprato anche nelle sale cinematografiche, dove veniva proiettato il cinegiornale. Uno delle riviste più diffuse e vendute, ricca di documentazione fotografica.

La serialità dei cinegiornali come del rotocalco sono lo strumento per la costruzione di un pubblico fidelizzato. Le nuove condizioni economiche fanno si che si formi il pubblico femminile, utenza di recente accesso al mercato, desiderosa di trovare prodotti accessibili dovuti alla modernizzazione sociale.

E qui arriva Alba de Cespedes. Scrittrice all’apice del successo dopo la pubblicazione in Italia e negli USA del libro Nessuno torna indietro, nome di punta della rosa di scrittori della Mondadori, forte di un passato importante con l’invenzione e la direzione della rivista Mercurio, Il primo numero della rivista “Mercurio” uscì con il sottotitolo “Mensile di politica, arte, scienze” nel settembre 1944, nella Roma appena liberata dai tedeschi, e costituì uno dei luoghi di dibattito intellettuale intergenerazionale per la costruzione della nuova Italia di allora.

In ventisei episodi, dal 23 dicembre 1950 al 16 giugno 1951, viene pubblicato su La settimana Incom Illustrata, Quaderno proibito. Un diario femminile, una storia sentimentale, un romanzo familiare.
La struttura diaristica del racconto trova nella discontinuità del rotocalco la sua giusta collocazione.
La cronaca quotidiana di una donna, madre, moglie e lavoratrice di una famiglia piccolo borghese, mette in evidenza la differenza di genere, tra moglie e marito, tra madre e figlio, la differenza generazionale nel genere, tra nonna, madre e figlia, le differenze sociali ed economiche degli attori in campo, tra il direttore e la sua famiglia e tra Valeria e la sua famiglia.

Tutto si svolge nell’arco di sei mesi. Il tempo del diario precede di una o due settimane il tempo di uscita del rotocalco. Le annotazioni della protagonista sono a ridosso dell’uscita in edicola della rivista. Una strategia editoriale che aiuta le lettrici: il ritmo scandito dalla quotidianità della vita. Lineare, regolare, armonizzata con lo scorrere dei giorni.

Il muro di incomunicabilità, la falsa tranquillità, il senso di vuoto e soffocamento, il ricordo che si fa dolce del periodo di fidanzamento, l’atteggiamento materno verso il marito ed il figlio maschio, la “gelosia” verso la figlia ribelle, la soggezione verso la madre che la giudica, il sentirsi ancora donna nella storia d’amore con il direttore: tutti questi sono i sentimenti, ripetuti, che vive la protagonista.
La scrittrice mette a nudo la famiglia italiana piccolo borghese e di conseguenza la collocazione della donna che ne è la protagonista principale, suo malgrado.

Quanto il direttore e la redazione compresero fino in fondo la novità, la forza e la straordinarietà del messaggio di Quaderno proibito è una domanda che mi sono posta tutto il tempo che lo ho letto. Sta di fatto che il numero unico del cinegiornale è sicuramente alieno a quel messaggio. Sette anni dopo, aveva vinto lo stereotipo? Per superare questa domanda, come per il cinegiornale, riprendo alcune delle parole scritte nel diario da Valeria Cossati/Alba de Cespedes per sottoporle alla vostra attenzione:

26 novembre 1950: “Mi dia un quaderno…ne ho bisogno…ne ho bisogno assolutamente” “Consideravo che non avevo più in tutta la casa un cassetto, un ripostiglio che fosse rimasto mio…lo gettai infine nel sacco deli stracci, in cucina”.

11 dicembre 1950: “…incominciai a cambiare carattere dal giorno in cui mio marito, scherzosamente, ha preso a chiamarmi mammà…però adesso capisco che è stato un errore: lui era la sola persona per la quale io fossi Valeria”.

1° gennaio 1951: “Nessuno sembra capire che una settimana di riposo in agosto non poteva impedirmi di essere stanca ad ottobre…Eppure la mia pace nasce dalla stanchezza che provo quando mi stendo nel letto, la sera. In essa trovo una sorta di felicità nella quale mi placo e addormento”.

9 gennaio 1951: “…quando eravamo fidanzati mia madre diceva sempre che Michele ha una bella testa, una testa da poeta e da eroe…sogna una vita molto diversa da quella che conduce, sebbene la nostra sia stata sempre felice… mi pare di intuire che se Michele si affida quei sogni, vuol dire che non ha più speranze, è un uomo vinto”.

15 gennaio 1951: “mia madre ed io non abbiamo mai parlato insieme se non di cose materiali … ella è sempre stata fredda, con me…eppure… attraverso quel linguaggio convenzionale, ci siamo sempre parlate di tutto quello che accadeva in noi, nel più intimo…”

25 gennaio 1951: “Guai se mia figlia, se mia sorella…non ammetto! E’ facile dire non ammetto. Intanto certe cose accadono e le ragazze che le compiono sono pur figlie e certo i loro padri hanno tutti fatto le stesse minacce…io le ho parlato tante volte della morale, della religione, ma ora temo che con le parole si lotti contro i sentimenti e, diciamolo pure, contro gli istinti”.

28 febbraio 1951: “Mamma perché non vuoi ammettere che io sia felice a modo mio? Ma tu hai esperienza di una sola vita, la tua. Perché non mi vuoi lasciare almeno la speranza? ….Tu ti credi obbligata a servire tutti, a cominciare da me. Allora anche gli altri, a poco a poco finiscono per crederlo. Tu pensi che per una donna aver qualche soddisfazione personale, oltre a quelle della casa e della cucina, sia una colpa: che il solo compito sia quello di servire. Io non voglio, capisci, non voglio!”.

La sua ribellione a tutto questo è la scrittura del diario, un diario proibito, perché sarà nascosto “nel sacco degli stracci” e la cui stesura sarà clandestina. In realtà colei che cambierà la sua vita, in modo consapevole, sarà la figlia Mirella, perché sarà capace di “non ubbidire”.

Come le lettrici del rotocalco, come le spettatrici del cinegiornale. A loro si rivolge mentre scrive, è per loro che scrive. Vive nelle loro case, indossa i loro abiti, sogna i loro desideri. Sono donne che cercano, ma invano, di realizzarsi.

Lo farà in tutti e tre i libri “Dalla parte di lei”, Quaderno proibito e Il rimorso: la memorialistica, il diario e la scrittura epistolare.

Dieci anni dopo la pubblicazione Alba de Cespedes lascerà La settimana Incom illustrata per lavorare alla casa editrice Rizzoli con la rivista Epoca. Ma questa è tutta un’altra storia!

 

Grazie,

Patrizia Cacciani

Evora, 10 ottobre 2019

 

 

Note

  • ALLA CONQUISTA DELLA SCENA: DONNE E SCRITTURA NEGLI ANNI CINQUANTA E SESSANTA – Sara Teardo.

(2) Storia del miracolo economico. Culture, identità, trasformazioni fra gli anni Cinquanta e Sessanta –         Guido Crainz.

(3) Mymovies data base.

(4) La settimana Incom Cinegiornali e informazione negli anni ’50 a cura di Augusto Sainati, ed. Lindau

 

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