Quel Natale del 1949…

Il 23 dicembre 1949 la Settimana Incom manda in programmazione nelle sale cinematografiche il Numero Unico (381) Dedicato al Natale.

La settimana Incom 381 Dedicato al Natale

Babbo Natale, con la sacca carica di regali nel suo tradizionale abito, cammina tra i tetti per consegnare i doni ai bambini. La voce è quella di Aldo Fabrizi.

Attore poliedrico, rappresenterà nel tempo un immaginario più legato alla commedia che alla tragedia, ma tra il 1945 ed il 1949 è stato attore, spesso protagonista, di diverse pellicole firmate da registi importanti: Roma Città aperta di Roberto Rossellini, Mio figlio professore di Renato Castellani, Vivere in pace di Luigi Zampa, Il delitto di Giovanni Episcopo di Alberto Lattuada, Tombolo, paradiso nero di Giorgio Ferroni, Natale al campo 119 di Pietro Francisci.

Nel 1949 è stato regista e attore protagonista del film Emigrantes. Film sulla emigrazione italiana in Argentina, una storia di miseria e disperazione, che non ha avuto successo.

I suoi ruoli sono quelli di Don Pietro, Roma città aperta, che ricalca le figure dei sacerdoti romani Don Giuseppe Morosini e Don Pietro Pappagallo fucilati nel 1944 durante l’occupazione nazista, del bidello Orazio Balli che ambisce ad avere un figlio professore nella sua stessa scuola, di zio Tigna, il contadino che cerca di dare una vita normale ai suoi concittadini durante il conflitto mondiale e per questo perderà la vita, di Giovanni Episcopo modesto impiegato di archivio che viene travolto dall’avventuriero Giovanni Wanzer, impersonato da Alberto Sordi, di Andrea Rosselli che salva la figlia dalla prostituzione, infine di Giuseppe Mancini padre romano di cinque figli.

Tutte figure che ci parlano di una umanità i cui valori sono certi, importanti. Per i quali si può mettere a disposizione la propria vita pur di raggiungerli. Chi meglio di lui poteva impersonare la figura di Babbo Natale!

Figura immaginaria che nella tradizione anglofona è Santa Claus – con il dna di San Nicola, vescovo di Myra che riporta in vita dei bambini – che si trasforma nel personaggio dispensatore di regali, perfetto nella fase post-bellica mentre l’Italia si avvia alla costruzione della società dei consumi di massa.

Tutti gli stereotipi sono rispettati. L’Italia e la sua crescita positiva, la meccanizzazione, anche nei giocattoli, ci porta il progresso. La sua rinascita economica e culturale. Ma anche una certa nostalgia del passato, di alcune tradizioni.

“Io li faccio felici con la speranza che gli omini tornino a capire cosa è la felicità”, “passato quel tempo che i ragazzini sognavano balocchi e soldatini sotto al camino, dentro la calzetta”, “mo’ è un’altra cosa, i giocarelli camminano a benzina pure quelli, che scena comica quando c’avranno la pupazza atomica”, “ e pensare che qualche anno fa me toccava fa i sarti mortali pe’ mette insieme un carrettino di legno, du fichi secchi ed un pezzettino de torrone”…e via a scene di abbondanza di cibo e giochi.

L’autore dei testi è Giacomo Debenedetti. Paola Frandini nel libro “Il teatro della memoria: Giacomo Debenedetti dalle opere e i documenti”, a pagina 232 cita proprio il cinegiornale in questione: “Una volta fu lui, Debenedetti, a trovarsi in difficoltà con la lingua. Nel numero speciale di Natale 1949 (381) Parla Babbo Natale doveva recitare Aldo Fabrizi. Debenedetti conosce poco la brusca e sintetica parlata romanesca. E’ costretto così ad un drastico lavoro di forbici su frasi italiane troppo perfette, a una quantità di mica, er, n’dove, di aferesi, apocope e tronche, e “alla fine nell’ora in cui risuonò il primo vagito” diventa “proprio nell’ora giusta che il bambinello cominciò a benedire il mondo”.

L’augurio finale, con Aldo Fabrizi che smette i panni di Babbo Natale: “…a tanti bimbi gialli, bianchi, neri io gli ho portato la felicità… buon Natale e buon anno a tutti quanti”.

Il corto metraggio, cinegiornale a numero unico, è una favola di buoni sentimenti. Babbo natale è entrato nella vita delle persone per sostituire la tradizione di santa Lucia, del Bambinello, della Epifania. Si adatta meglio come soggetto di collegamento con il mondo commerciale dei prodotti da regalare.

E come è Babbo Natale nel 2019?

La settimana Incom, il cinema di intrattenimento, che veniva programmato nelle sale cinematografiche prima della proiezione del film di fiction, è rappresentato nell’immaginario attuale, digitale, oltre la tv nel web, dai brand commerciali che raccontano il Natale attraverso i loro prodotti.

Joules

La catena commerciale Joules, vende prodotti di abbigliamento per tutte le età e per la casa. Usa i due famosi personaggi, molto amati dal pubblico britannico, Wallace & Gromit, come testimonial della campagna pubblicitaria. I due personaggi, un essere umano ed un cane antropomorfo, la coppia perfetta per gag semplici e divertenti, realizzati con la plastilina e animata con la tecnica stop-motion. In un ambiente iper-tecnologico, i due personaggi mettono in scena il loro Natale. Esclusivamente materialistico. Niente ci racconta dei buoni sentimenti, niente ci ricorda che cosa è il Natale. Tutto è fortemente legato al consumo.

Nutella

Protagonista dello spot il famoso vasetto Nutella. Contenitore di bellezza, di sentimenti, di amore. Un bambino raccoglie tutti i momenti belli condivisi dalla famiglia per poi restituirli all’interno di un vasetto vuoto con una targhetta che li descrive.
Il prodotto è il Natale di tutti i giorni. Nutella ci regala non solo a Natale una emozione, perché il Natale è il miglior brand delle emozioni e delle sensibilità di un consumatore.

Ma dove è finito Babbo Natale nel 2019? C’è, c’è sempre stato! Il volto, le sembianze, gli abiti di Babbo Natale, nell’immaginario di tutti, è quello della Coca Cola.

Coca cola

Nello spot del 2019 Babbo Natale è un anziano homeless a cui un ragazzo regala la tradizionale bottiglietta di Coca cola in vetro. E la magia del camion rosso illuminato fa il resto. Tutti i giorni possiamo regalare un Natale a qualcuno che ne ha bisogno.

Fin dal 1920 la Coca cola pubblicizza il Natale attraverso la figura di Babbo Natale, ma solo nel 1931, Archie Lee, il referente di The Coca-Cola Company per la D’Arcy Advertising Agency, chiese che la campagna rappresentasse un Babbo Natale realistico e simbolico allo stesso tempo. Così Coca-Cola commissionò al disegnatore Haddon Sundblom illustrazioni pubblicitarie con protagonista Babbo Natale, un vero Babbo Natale.

Sundblom si ispirò alla poesia di Clement Clark Moore del 1822 “La visita di San Nicola” (da cui proviene il nome anglosassone di Babbo Natale, Santa Claus), più conosciuta come “Twas the Night Before Christmas”.
Babbo Natale sarà una figura piacevole, accogliente, umana. Dal 1931 al 1964 il Babbo Natale della Coca-Cola regalava giocattoli e, per farsi vedere dai bambini, ogni tanto si soffermava per leggere una letterina.

Aldo Fabrizi nella Incom è la versione casareccia ed italiana del babbo natale americano, degli USA portatori di “buona novella”, dopo il terribile secondo conflitto mondiale.

si ringrazia Il portale dei bambini per il bellissimo disegno di Babbo Natale.

 

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