di Maria Antonietta Tontodonati
Questa è stata un’esperienza nata da un desiderio sentito come bisogno: quello di accompagnare i ragazzi della classe II D della scuola media “Via Renato Fucini” di Roma, nella loro definizione identitaria attraverso il legame con il quartiere in cui vivono, che rientra nel III Municipio.
Il progetto proposto dall’Ufficio Studi, Ricerche, Didattica e Biblioteca dell’Archivio Storico Luce, nell’anno scolastico 2023/24, ha consentito di utilizzare l’immagine fotografica come tessera narrativa per raccontare qualcosa di se stessi e dei luoghi ai quali è più strettamente connessa la propria vita.
L’iter di lavoro si è snodato, dopo una breve fase ideativa strutturata nelle linee essenziali, attraverso una prima forma di alfabetizzazione fotografica: imparare ad individuare piani, campi e capire come scegliere, cosa racchiudere nell’inquadratura per giungere a determinati risultati.
Nella fase successiva è stato chiesto ad ogni alunno di scattare, nel quartiere, una ventina di foto in giorni e orari diversi: le fotografie avevano l’obiettivo di raccontare i luoghi significativi, quelli che fanno più parte della quotidianità, quelli frequentati per scelta, quelli che evocano, quelli che custodiscono una parte di noi.
Il materiale fotografico consegnato in classe è stato una valanga di immagini di strade, edifici, parchi, prati, parrocchie, circoli sportivi, negozi del quartiere Talenti e delle zone limitrofe. Ogni inquadratura racchiudeva un po’ della vita, delle emozioni, dei legami affettivi, dell’allegria giocosa, della nostalgia, della malinconia, della spensieratezza ma anche della consapevolezza di ventiquattro ragazzi tra i dodici e i tredici anni.
Dopo la visione delle complessive 450 foto, ogni alunno ha dovuto selezionarne tre tra quelle realizzate personalmente; le tre immagini che ciascuno ha scelto tra le proprie sono state accompagnate da una breve didascalia; successivamente, durante gli incontri con gli esperti coinvolti nel progetto, ogni ragazzo ha presentato e descritto alla classe il proprio materiale. Quest’occasione di condivisione è stata sentita come particolarmente importante perché ognuno è stato messo nella condizione di raccontarsi e di ascoltare.

Nella penultima fase del progetto è stato chiesto di scegliere un’unica foto tra le tre individuate: la foto numero 1, quella che aveva l’impronta, più delle altre, della propria cifra stilistica, ma, soprattutto, del proprio cuore.
E così, seguendo un processo lineare e, forse, naturale, si è arrivati all’idea del fotolibro: il prodotto finale di un’esperienza iniziata nell’autunno del 2023 e conclusasi agli inizi di questo mese di giugno.
La sequenzialità delle immagini presenti nelle pagine ha risposto all’obiettivo di seguire un fil rouge che si articola attraverso sette sezioni.
Nel fotolibro Noi e il quartiere in cui viviamo c’è una piccola parte degli studenti coinvolti, del loro modo di guardare, pensare, essere felici, desiderare. Con questa carrellata di 24 immagini loro ci dicono che, sostanzialmente, vivono bene nel quartiere, che lo sentono come una casa protettiva, che hanno a disposizione ampi spazi verdi, che la scuola, la parrocchia, ma anche alcuni centri commerciali, permettono di incontrarsi, conoscersi e trascorrere del tempo serenamente.
Quest’esperienza progettuale si è articolata, durante le lezioni, attraverso otto incontri con gli esperti, ma, ovviamente, ha richiesto un corposo impegno aggiuntivo per la lettura e la correzione delle schede di alfabetizzazione fotografica, per la raccolta del materiale fotografico, la sua analisi, l’attenta selezione e la strutturazione dei brevi testi correlati.
E adesso che il progetto si è concluso cosa resta? Cosa si vorrebbe?
Sicuramente dedicare, a scuola, uno spazio all’educazione all’immagine fotografica perché la collaborazione con un’istituzione prestigiosa come l’Archivio Storico Luce è stata un’esperienza poco usuale e preziosa. Tutti i ragazzi hanno accolto quest’opportunità con interesse e tutti hanno apprezzato quest’occasione per mettersi in gioco, per esprimersi aprendosi di più all’altro. La realizzazione del fotolibro ha il valore dell’esito tangibile di un percorso, ma è anche vista, più che come un traguardo, come un risultato da cui partire per porsi nuove mete, come un incoraggiamento a sviluppare un preciso interesse verso la fotografia e la sua potente valenza espressiva.
Io e i ragazzi abbiamo voglia di continuare a camminare lungo questa strada: buon viaggio a noi.