di Patrizia Cacciani e Letizia Cortini
Dall’8 aprile al 6 luglio 2024, nei giorni di venerdì e sabato, si è svolto il corso organizzato da Lucelab Cinecittà – Archivio storico Luce, ideato, organizzato e condotto da chi scrive, pensato e finalizzato alla trasmissione di strumenti, metodologie e competenze relative a una professione sempre più necessaria nel mondo dei beni culturali: l’archivista specializzato nel trattamento delle fonti di immagini in movimento e fisse, nonché sonore.
Circa 200 le candidature pervenute, per 18 posti disponibili. La selezione è stata particolarmente impegnativa anche per gli alti profili curriculari dei candidati. La scelta ha privilegiato, oltre i profili formativi, gli aspetti motivazionali e, vorremmo proprio sottolinearlo, le ragioni “passionali”, ovvero l’espressione di un forte interesse per la cura di queste tipologie di fonti.
I 18 ragazzi selezionati hanno una provenienza di studi e di esperienze varia, che ha visto insieme persone laureate in storia dell’arte, in discipline del cinema e dello spettacolo, in storia contemporanea, con specializzazioni e master diversi in archivistica, in biblioteconomia, in storia e trattamento della fotografia. Alcuni di loro sono già inseriti nel mondo del lavoro, sebbene non in modo strutturato.
Per il corso abbiamo usato il termine “archivista”, prima di specificare “di audio-visivi” proprio per sottolineare le competenze principali che questa figura dovrebbe avere a cominciare dalla formazione, quantomeno di base, in ambito archivistico, ritenuta la più adeguata per restituire in modo esaustivo anche i contesti storico-produttivi di tali patrimoni e i legami tra i documenti. La catalogazione dei documenti audio-visivi è una delle attività principali nel trattamento delle immagini, fisse e in movimento. Per trattamento di tali fonti si intendono le attività di identificazione, descrizione e archiviazione, conservazione, digitalizzazione, valorizzazione, gestione di tali materiali. Un buon sistema di catalogazione dei documenti audio-visivi dovrebbe essere in grado non solo di descrivere dal punto di vista identificativo, del contenuto e dei linguaggi specifici, ma anche di documentare, correlare, rendere esplicite tutte le operazioni relative al loro contesto di produzione e al loro uso/riuso. Dovrebbe essere in grado di contestualizzare i documenti all’interno del processo di realizzazione da cui provengono, tenendo conto degli elementi fisici prodotti nelle fasi di tale processo, anche di tipologie documentarie differenti, quindi in grado di correlare, effettuare rinvii e rimandi e di “seguire” la storia di tali fonti nelle loro “vite future”, in altri ambiti e contesti[1].
Durante l’intero corso, di ben 160 ore, sono stati perseguiti innanzitutto gli obiettivi e i metodi sopra esplicitati, per fornire ai partecipanti quanti più strumenti possibili per una gestione e un’organizzazione consapevoli, anche in termini di scelte e criteri, di volta in volta da adottare, per l’ordinamento e la valorizzazione di patrimoni fotografici e audio-visivi, di consistenza e provenienza differenti.
Tre le fasi principali della formazione, secondo un calendario e un cronoprogramma molto dettagliati.
Prima fase
Nel mese di aprile il primo incontro è stato dedicato alla presentazione del corso e alle visite ai musei e alle mostre permanenti a Cinecittà. Successivamente sono stati invitati esperti di chiara fama a tenere lezioni che fornissero un quadro teorico generale del dibattito metodologico oggi in corso in ambito archivistico, biblioteconomico e museale sulle pratiche e sugli studi, anche di carattere storico, sociologico, antropologico e filosofico, relativi alle fonti filmiche, fotografiche, sonore e ai paratesti, quindi sulle attuali buone pratiche per la produzione stessa, la raccolta e la salvaguardia e valorizzazione di fonti specifiche quali quelle sonore e di famiglia/amatoriali.
Contestualmente, si sono fornite panoramiche con focus e approfondimenti sui beni culturali, opere cinematografiche e fotografiche in particolare, sulla storia della tutela delle fonti sonore, filmiche e fotografiche, dalla loro “invenzione” ad oggi, sulla legislazione attuale anche per quanto riguarda il deposito legale obbligatorio. Sono state indicate e presentate le istituzioni governative, ministeriali, che si occupano di tutela oggi di queste fonti, nonché le associazioni professionali.
In questa fase sono state esplorate le molteplici strutture di conservazione della memoria del cinema, della fotografia e sonora in Italia, con uno sguardo anche all’estero. Sono state presentate le attività delle cineteche, mediateche, fototeche, degli archivi che detengono patrimoni di immagini notevoli, tracciando anche la storia e le finalità a mano a mano sviluppate nel tempo. Un approfondimento è stato dedicato al sistema delle cineteche italiane maggiormente tutelato e sostenuto dallo Stato.
Le prime attività laboratoriali hanno riguardato proprio il concetto di bene culturale e di tutela applicato a queste fonti. Inoltre, sono state svolte prime riflessioni sull’efficacia della restituzione da parte delle strutture di conservazione di queste fonti on line, digitalizzate, fruibili, oltre che nelle banche dati, su siti e portali tematici, canali YouTube e Vimeo, riflettendo sulle diverse scelte di valorizzazione di questi patrimoni.
Seconda fase
La seconda fase si è articolata in una serie di visite alle sedi delle istituzioni di conservazione di queste fonti: presso la sede dell’Achivio storico Luce e i laboratori di Cinecittà, compreso quello tuttora attivo di sviluppo e stampa delle pellicole, all’AAMOD (Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico), all’Archivio Flamigni, all’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi, all’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, alle cineteca e fototeca della Fondazione Ferrovie dello Stato, alla sezione fotografica dell’ISMEO, presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma.

Le visite non hanno riguardato soltanto gli aspetti museali e la storia delle collezioni, ma si sono concentrate, con vere e proprie lezioni da parte di esperti funzionari, oltre che dei dirigenti, sulle specifiche attività di intervento, trattamento di ispezione e identificazione dei supporti (sonori, audiovisivi, fotografici,), nonché sulle ricerche di carte e paratesti, sulle scelte di catalogazione, sulle pratiche di descrizione e di digitalizzazione e restauro. Sono state affrontate questioni “aperte”, con riflessioni condivise con gli stessi responsabili dei patrimoni relative alle criticità e alle difficoltà nel gestire ingenti quantità di dati, oltre che di oggetti, da dover valorizzare e rendere accessibili nel rispetto della legge sul diritto d’autore, da una parte, in linea, al tempo stesso, con la legge e il regolamento sul deposito legale obbligatorio. La mancanza di standard condivisi se da una parte crea difficoltà di comunicazione, ricerca e accesso, in alcuni casi di interoperabilità, d’altra parte sottolinea la grande ricchezza e diversità dei patrimoni.

Le attività laboratoriali hanno visto i corsisti impegnati in concreto, facendo scegliere loro un nucleo di immagini, foto, film o testimonianze orali, a svolgere le attività di ispezione, con gli strumenti idonei per la visione, il rilevamento dello stato, l’identificazione e il condizionamento dei documenti, quindi la loro inventariazione. Sono stati proposti alcuni modelli di inventariazione con i quali i partecipanti si sono cimentati a partire da piccoli patrimoni privati, di famiglia o collezionati.
Le lezioni teoriche in questa fase sono entrate nel merito della descrizione di queste fonti, dal punto di vista dei contenuti, attività fondamentale sia per finalità di studio e ricerca sia di riuso di questi patrimoni in nuove opere/prodotti. Sono state stimolate delle riflessioni sul concetto di opera e documento, partendo dalla “riproducibilità” di queste fonti[2].
Si è quindi resa necessaria un’attività dedicata alla specificità dei linguaggi audio-visivi, alle loro analisi e decodifica, con esercitazioni su video on line per il riconoscimento delle inquadrature, dei piani e dei campi, delle grandezze scalari, dei principali movimenti di macchina, degli stacchi di montaggio.
Le lezioni hanno riguardato quindi le pratiche di catalogazione/descrizione, a seconda dell’ambito disciplinare (biblioteconomico, museale, archivistico). Sono state approfondite le pratiche della soggettazione, della costruzione di voci d’autorità e della descrizione delle immagini sequenza per sequenza, più o meno analitica, a seconda delle scelte dei diversi istituti e delle loro finalità, tra cui quella della valorizzazione dei patrimoni anche attraverso il riuso creativo.
In coincidenza con i giorni della seconda edizione di Unarchive found footage film festival (dal 28 maggio al 2 giugno 2024) i corsisti hanno partecipato, sia come gruppo, sia individualmente e in giornate diverse da quelle del corso a questa iniziativa di carattere internazionale, potendo vedere alcuni film in rassegna e seguire master class e tavole rotonde sui temi del riuso dei documenti d’archivio, sulle questioni della digitalizzazione e del diritto d’autore in tali pratiche, nonché sugli aspetti legati ai temi della denuncia sociale, politica, storica attraverso l’arte del riuso creativo dei documenti d’archivio.
Contemporaneamente, si sono svolte diverse esercitazioni di descrizione di collezioni, di fondi, di serie fotografiche, di singoli documenti fotografici con l’uso della scheda F 4.0 e della scheda FF. Sono stati analizzati i diversi contesti storici e di sedimentazione delle fotografie in occasioni e presso istituzioni differenti, che hanno determinato scelte diverse di catalogazione.
Terza fase
Nell’ultima fase, tra giugno e luglio, sono intervenuti altri funzionari ed esperti di alcuni enti, le cui sedi non è stato possibile visitare, proprio per fornire un quadro il più esaustivo possibile delle pratiche e delle scelte di trattamento di queste fonti e della documentazione correlata (i paratesti, le carte d’archivio).
Esperte della Cineteca Nazionale hanno illustrato le attività della FIAF (Federazione Internazionale degli archivi di film), le regole di catalogazione dell’associazione[3] e le scelte della Cineteca stessa. Anche il catalogo multimediale delle Teche Rai è stato presentato da uno storico e autore di programmi di storia per la Rai ed è stato oggetto di analisi e riflessioni.
L’incontro con un funzionario dell’Archivio Centrale dello Stato ci ha permesso di conoscere il trattamento delle fotografie, dalla conservazione alla pubblicazione, nei fondi dell’ACS come il fondo Ugo Brusati o gli album di Italo Balbo, ma anche la pubblicazione dell’ultimo strumento dedicato alla produzione e distribuzione cinematografica.
La relazione presentata dalla direttrice dell’Archivio Storico de La Quadriennale di Roma ci ha fatto immergere nel sistema informatizzato, molto personalizzato, che viene utilizzato per l’archiviazione dei fondi fotografici, con particolare attenzione alle foto di documentazione delle opere messe in mostra negli anni, e alcuni particolari documenti audiovisivi sedimentati nel tempo delle varie quadriennali.
Un focus è stato dedicato alle nuove tecnologie dei LOD-Linked Open Data, sempre più utilizzate anche per le risorse archivistiche per consentire il collegamento, il libero accesso e il riuso dei dati nel web semantico. Non ultimo, si è svolto un interessante incontro con professioniste della comunicazione e della valorizzazione sul web di patrimoni archivistici, grazie anche all’uso di efficaci video presentazioni, con articoli e percorsi di approfondimento su magazine, blog, portali, per stimolare la conoscenza e l’uso anche didattico, nel mondo della scuola, di queste fonti, quindi delle banche dati di immagini on line.
Durante il corso sono state fornite numerose dispense, contributi scientifici, leggi e normative, manuali, linee guida, esempi di schedature. Inoltre, segnalate anche videolezioni di approfondimento di alcuni temi da parte delle istituzioni culturali reperibili su YouTube e altre piattaforme.
I partecipanti, oltre che a momenti di dibattito aperto, di confronto tra loro stessi e con i docenti, nei mesi di maggio e giugno hanno continuato a svolgere esercitazioni di analisi delle fonti e di descrizione analitica, utilizzando la piattaforma xDams. Il corso non richiedeva una valutazione finale, ma abbiamo deciso che ogni corsista dovesse presentare un progetto, un elaborato che ci consentisse di comprendere meglio se quello che era stato proposto si tramutasse in un reale apprendimento pratico. Negli ultimi due incontri hanno elaborato e presentato saggi con propri progetti di recupero di fonti private o pubbliche, seguendo percorsi tematici di loro interesse, con risultati di grande efficacia sia comunicativa sia di rigore nel trattamento scientifico dei materiali proposti, anche creativi, con proposte originali di valorizzazione sul web.
Nel riscontro da loro ricevuto è emersa l’importanza di questo corso, la sua ricchezza di argomenti e approfondimenti, apprezzamento, spesso entusiastico in particolare per le visite e le lezioni presso le sedi delle istituzioni.


Un aspetto tra i più importanti emerso è che il gruppo dei corsisti ha in poco tempo sviluppato una forte coesione anche dal punto di vista umano, amicale e di collaborazione, con un’attitudine forte al lavoro collettivo.
Lo stesso corso è stato pensato in termini di rete con le varie istituzioni e i loro rappresentanti coinvolti, così gli studiosi, che hanno partecipato con generosità e grande collaborazione, tanto da rendere questo percorso formativo utile ed efficace non solo per gli studenti partecipanti.
*Si ringraziano nell’ordine di partecipazione: Federico Valacchi, Luca Mazzei, Gabriele D’Autilia, Giulia Zitelli Conti, Fabrizio Micarelli, Alice Ortenzi, Karianne Fiorini, Cristina Piersigilli, Gabriele Romani, Stefano Maltese, Antonello De Bernardis, Giulia Piperno, Simona Turco, Stefano Valentini, Milena Fiore, Sveva Mandolesi, Antonella Pagliarulo, Assunta Porciani, Maria Assunta Pimpinelli, Marina Cipriani, Mirco Modolo, Arnaldo Donnini, Fabiana Guarnaccini, Giovanni Bruno… inoltre collaboratori, colleghi, uditori che, a vario titolo, sono intervenuti durante le lezioni e le visite agli istituti.
[1] Cfr. in parte le slide preparate da Letizia Cortini per l’intervento L’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico e il progetto Tape, nell’ambito del seminario Tutelare e conservare gli audiovisivi, Centro di fotoriproduzione legatoria e restauro, Roma, 17 febbraio 2005. Le slide sono visionabili qui: https://slideplayer.it/slide/13187794/
[2] Il tema della riproducibilità e della manipolazione di queste fonti è stato dibattuto, ripercorrendo le tappe della “nuova” storiografia e della sociologia, oltre che dei Visual Studies, che hanno fornito chiavi di lettura e di analisi fondamentali per l’uso nella ricerca di queste fonti, a cominciare dalle riflessioni di Benjamin nei due testi: L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, traduzione di Enrico Filippini, prefazione di Cesare Cases, Torino, Einaudi, 2000, non definitivo a cui lavorò dal 1936, e Piccola storia della fotografia, scritto nel 1931, pubblicato a cura di Elio Grazioli per Abscondita nel 2021, edizione illustrata.
[3] The FIAF Moving Image Cataloguing Manual, FIAF, 2016: https://www.fiafnet.org/pages/E-Resources/Cataloguing-Manual.html
Patrizia Cacciani

