OLTRE 100. RIUSARE LA SETTIMANA INCOM

di Milo Adami e Alessandro Carrer

Se si vuole considerare la storia come un testo, allora vale per essa ciò che un autore recente dice dei testi letterari: il passato vi ha depositato immagini che si potrebbero paragonare a quelle che vengono fissate su una lastra fotosensibile. “Solo il futuro ha a sua disposizione acidi abbastanza forti da sviluppare questa lastra così che l’immagine venga ad apparire in tutti i suoi dettagli”.

W. Benjamin, Sul concetto di Storia, Torino, Einaudi, 1997, p. 83.

Grazie alla collaborazione tra Archivio Storico Luce e ISIA di Urbino – Istituto Superiore delle Industrie Artistiche, con il progetto didattico Oltre 100. INCOMbenze studentesse e studenti del Biennio in Fotografia hanno lavorato, nel primo semestre dell’anno accademico 2023/24, ad una riattivazione del repertorio della Settimana Incom, cinegiornale distribuito nelle sale dal 1946 al 1965 che, di fatto, venne a sostituire il più celebre Cinegiornale Luce, testimone interessato di un trascorso ormai troppo scomodo e ingombrante. Anche la Settimana Incom segna a suo modo un periodo chiave per la storia del nostro Paese e accompagna gli italiani a partire dal dopoguerra fino alla fine del grande miracolo economico.

Studentesse e studenti hanno realizzato alcuni brevi cortometraggi nei quali le immagini del passato sono state fatte riemergere e messe in dialogo con il presente, nel preciso tentativo di porre domande, sciogliere nodi irrisolti e riflettere, con più consapevolezza, sul nostro tempo. L’intenzione che accomuna i lavori, a valle di uno studium, di una ricerca, sta nel tentativo di riportare alla vita frammenti disseminati nella storia (una storia che, se non analizzata, appare sempre più disgiunta dal presente), ancora in grado di chiamarci o, più spesso, di ferirci, rispondendo così a una serie di incombenze.

Parafrasando Benjamin, il presente si torce nel passato, si annoda alle immagini d’archivio, le interroga, le chiama a re-agire e ad illuminarci. Il legame che emerge tra ieri e oggi, come accade per la memoria, per il ricordo, non è diretto, ma sottoposto ad una mediazione inevitabile: una connessione intermittente che produce intuizioni improvvise e rinascite accidentali.

La collaborazione tra il corso di “Teorie e tecnica di fotografia digitale II” e di “Estetica e linguaggio della fotografia”, mira ad integrare sapere teorico e sapere pratico, accompagnando gli studenti del Biennio di fotografia dell’ISIA verso lo sviluppo e la produzione di un’opera video o un cortometraggio inediti. Ogni anno viene indagato un tema differente, e l’occasione di collaborare con un prestigioso archivio come il Luce ha consentito di guidare gli studenti verso processi di riuso/rilettura di un grande patrimonio a loro per lo più sconosciuto, lasciandoli liberi di individuare temi da analizzare con urgenza.

Con la supervisione di Patrizia Cacciani e Andrea Scappa dell’Archivio Storico Luce, in classe abbiamo introdotto la storia dell’Archivio, la sua metodologia, la sua missione, nonché la storia specifica della Settimana Incom, nostro elemento di indagine e verifica. Siamo così tornati ai prodotti della televisione, quando il cinema era organo principale di informazione, e in un viaggio agli albori della tecnologia ci siamo interrogati sul tipo di narrazione che la Incom metteva in scena, formando e convincendo un nascente pubblico di massa.

Gli studenti sono stati poi seguiti passo passo dall’ideazione alla produzione dei corti, con confronti continui e revisioni – individuali e di gruppo – durante le quali si analizzava e confrontava il lavoro in corso. Parallelamente venivano svolte delle lezioni per rafforzare le loro competenze storiche, critiche, estetiche, cinematografiche, attraverso la lettura di testi e la visione di film caratterizzati da uno spiccato riuso d’archivio.

Per impostare un corretto diario di lavoro e per misurare l’efficacia e solidità di ciascuna idea creativa, è stato chiesto loro di redigere un dossier (così come accade negli ambiti professionali) dove declinare sinossi (descrizione breve), logline (descrizione brevissima), intenzioni di regia e approccio visivo (stile narrativo e compositivo), uno storyboard per testare la sequenza del ragionamento.

Ne sono nati cinque cortometraggi assai differenti, tanto nell’approccio quanto nell’intenzione, a mostrare sguardi trasversali e prospettive oblique. Nel lavoro di Giorgia Rinaldi e Alexander Dimitrios Papadopoulos, Ed è ancora così, immagini ed immaginari dal secondo dopoguerra al Boom economico ricompaiono come tracce ancora visibili nel nostro presente, tra memoria e nostalgia, a domandarsi quali significati possano ancora evocare alcune parole che hanno contribuito a definire la storia del nostro Paese, mentre Formiche Giudiziose di Chiara Rebolino e Lorenzo Urgesi (LERO) impone uno sguardo fortemente contemporaneo sulle immagini d’archivio per cercare, simbolicamente, i prodromi delle disfunzioni dell’oggi nell’ingenuo entusiasmo per il nuovo che animava l’Italia di ieri, sfiancata dall’orrore e dalle miserie della guerra. Sofia Noce e Giulia Zoia invece, con Esercizio di riappropriazione, scelgono di mettere le immagini in secondo piano e focalizzano la loro attenzione sul linguaggio utilizzato in uno dei servizi della Settimana Incom. Passato e presente vengono messi a confronto su un tema forte, la questione del corpo femminile, rilevando come parole e sguardo costituiscano due facce della stessa medaglia e come il tempo trascorso non sia stato sufficiente a generare un cambiamento profondo e una necessaria presa di coscienza comune. Ancora, Il picnic è stato rinviato per via del maltempo, di Sofia Cambiaggio e Beatrice Vincenti utilizza le parole del giornalista Antonio Cederna per ragionare sulla percezione collettiva legata al cambiamento climatico: nell’apposizione e nell’accumulo di una serie di finestre digitali che giocano tra l’allora e l’oggi, si mostra come quel che negli anni ’50 si definiva “maltempo”, adesso dovrebbe chiamarsi “crisi climatica”. Ma non pare siano stati fatti molti passi avanti. Infine, Eros Gaspardo e Michele Virgili, con Inertia Memoriae, lavorano sulla percezione e la fruizione del monumento. Questa volta è la parola a farsi da parte per lasciare che immagini, macchina da presa e montaggio costruiscano il loro autonomo discorso: è il racconto di una verifica, di un’analisi, in cui i dispositivi ottici trasfigurano lo sguardo umano.

Nell’ambito della XVII edizione di Archivio Aperto, il festival di Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia di Bologna, venerdì 25 ottobre all’interno della sezione Lezioni d’archivio, dedicata a progetti realizzati in ambito formativo che mettono al centro il riuso del materiale d’archivio, sono stati presentati e proiettati i cinque corti, visibili anche attraverso i qrcode presenti sulle cartoline appositamente realizzate per l’occasione da Alessia Consonni e Daniela Malagoli del Biennio in Editoria di ISIA.

Ed è ancora così di Giorgia Rinaldi e Alexander Dimitrios Papadopoulos

Formiche giudiziose di Chiara Rebolino e Lorenzo Urgesi (LERO)

Esercizio di riappropriazione di Sofia Noce e Giulia Zola

Il picnic è stato rinviato per via del maltempo di Sofia Cambiaggio e Beatrice Vincenti

Inertia Memoriae di Eros Gaspardo e Michele Virgili

Milo Adami

(Roma 1981) consegue la laurea magistrale in arti visive allo IUAV di Venezia e nel 2016 il dottorato alla Sapienza di Roma. Insegna Teorie e tecnica di fotografia digitale II all’ISIA di Urbino. È autore di una monografia per Postmediabooks dal titolo La forma video. Tra cinema e arti visive dopo il digitale (2020)Collabora con Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia a progetti di valorizzazione culturale dei loro fondi filmici. All’attività di studioso affianca quella di film maker, A nord est (2010) e Dan Perjovschi solo in Rome (2012) sono tra i suoi documentari presentati in festival nazionali e internazionali. Nel 2017 ha vinto il Premio Zavattini con il documentario Mirabilia Urbis, con Giuseppe Cederna, ispirato alla vita del giornalista Antonio Cederna. A Parma è tra i fondatori dell’associazione 24FPS (www.24fps.it), impegnata nella promozione del cinema indipendente quale strumento di innovazione sociale, ideando rassegne, festival (Insostenibile), progetti educativi e laboratori sviluppati per le scuole di ogni ordine e grado (Idea Cinema 3Ex LibrisDiaporamaViaggio in Italia).

Alessandro Carrer

è nato nel 1976 a Torino. Vive tra Torino e Urbino, dove insegna Storia dell’arte contemporanea e Linguaggio ed Estetica della fotografia presso l’ISIA – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche. Laureato in Semiotica dell’arte all’Università di Torino, è stato per alcuni anni cultore della materia in Semiotica del testo presso il Dipartimento di filosofia e comunicazione della stessa università e dal 2006 lavora come curatore d’arte contemporanea. Dal 2006 al 2010 ha collaborato con l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, curando numerose mostre in Italia e soprattutto all’estero, in Cina, Russia, Corea. Nel corso degli anni successivi ha lavorato come curatore indipendente organizzando diversi progetti presso istituzioni pubbliche e private. Nel 2018 ha codiretto il Festival di Fotografia di Ragusa e dal 2019 al 2022 è stato parte del comitato curatoriale di The Phair, fiera di fotografia, a Torino. Dal 2021 ha riaperto la collaborazione con l’Istituto Garuzzo e dal 2022, con il passaggio dell’Istituto a Fondazione, ne è diventato Direttore.

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