1946 – La costruzione della cittadinanza – La nascita della Repubblica nei film Luce

Lo scorso 15 giugno alla Casa della Memoria di Roma, l’Irsifar ha organizzato il convegno “1946 la costruzione della cittadinanza”. La mattinata ha visto una ricca introduzione della presidente Paola Carucci, un puntuale contributo di Mariuccia Salvati “Dalla crisi di regime alla Repubblica democratica. itinerari di formazione della nuova classe politica”, un articolato studio di Umberto Gentiloni “Appunti sulla crisi della Repubblica. Gli anni Novanta di Lanaro e Scoppola”, una approfondita ricerca internazionale di Elda Guerra “Attraversare una soglia: generazioni e forme della cittadinanza delle italiane dal dopoguerra agli anni Settanta”.

Programma convegno 1946

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La mattinata è stata conclusa dall’intervento di Patrizia Cacciani “La nascita della Repubblica nei film del Luce”.

Nelle fasi di transizione, è sempre difficile comprendere quale sia la via migliore da intraprendere. Questo accadde anche all’indomani del 25 aprile 1945, in particolare con il problema delle istituzioni precedenti: conservarle, sopprimerle, trasformarle.

Nel settembre 1943 una parte dell’Istituto Luce aveva seguito le sorti della RSI con la creazione di uffici e laboratori a Venezia. Personale tecnico e amministrativo maschile, per lo più persone senza relazioni familiari, si trasferirono al nord, soprattutto perché  l’attività del Luce era considerata dal governo fascista di interesse generale quindi esentava i dipendenti dal servizio militare.

Le difficoltà furono grandi: il territorio era in completa gestione dei nazisti. Al Luce fu impedito di produrre documentari e la produzione di cinegiornali doveva riguardare soltanto temi di provocatoria normalità rispetto a quanto accadeva nel frattempo (processo ed esecuzione di Ciano, la morte di Gentile, la liberazione di Roma, lo sbarco in Normandia, solo per citarne qualcuno).  Solo nel dicembre del 1944 fu costituito un laboratorio di sviluppo e stampa per tutta la cinematografia italiana all’interno del cine-villaggio veneziano ai giardini napoleonici. Dal trasferimento alla realizzazione, le lavorazioni erano state fatte in un laboratorio di sviluppo e stampa di Torino. La lontananza non facilitava e soprattutto esponeva il Luce a furti indiscriminati, proprio da parte dei tedeschi, di materie prime, beni e strumenti.

Il DECRETOLEGGELUOGOTENENZIALE25GIUGNO1944N.151, che disponeva, dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali sarebbero state scelte dal popolo italiano, che a tal fine avrebbe eletto a suffragio universale diretto e segreto un’Assemblea costituente per deliberare la nuova Costituzione dello Stato. Il 31 agosto 1944 il Consiglio dei Ministri della RSI emanava un decreto ministeriale che obbligava gli esercenti a programmare insieme al giornale Luce la Settimana Europea, a volte rimpiazzata da Panorami europei, i newsreel tedeschi. I nazisti per primi non rispettarono mai l’obbligo.

“L’aggettivo nuovo – come scrive E. G Laura ne Le stagioni dell’Aquila – è la foglia di fico che consente di conciliare capra e cavoli, tradizione e cambiamento”. L’Istituto nazionale Luce, al ritorno dal fallimento della Repubblica sociale, si trasforma in Istituto Nazionale Luce Nuova.

In uno dei primi consigli dei ministri del governo Parri, il tema della industria cinematografica vede posizioni distanti tra i partiti del CNL. C’è chi come Gronchi parla di industria e quindi chiede che la competenza sia  del suo ministero, l’Industria appunto, o chi come Pietro Nenni parla di protezione del cinema italiano anche per la sua funzione educativa Ferruccio Parri (come risulta dalle carte dell’ACS Presidenza del Consiglio dei Ministri governo Parri 21 giugno – 10 dicembre 1945 ) chiude la questione citando proprio la funzione pubblica dell’Istituto Luce. E comunque tutte le forze politiche concordano nel credere che come servizio pubblico debbano continuare ad essere gestite sia l’informazione radiofonica che quella cinematografica.

Per rifondare il Luce viene nominato commissario straordinario Olindo Vernocchi. Uomo politico socialista che aveva collaborato con Nenni e Buozzi per rifondare il partito. Vernocchi si trasferisce a Venezia con l’intenzione di recuperare tutto il patrimonio immateriale e materiale e di accertare le responsabilità del trasferimento.

La sede inaugurata nel 1937 al Quadraro aveva subito violenti bombardamenti e gli uffici sparpagliati per la capitale, come il laboratorio scientifico di via Cernaia ed il cinema Planetario, erano in difficoltà. Il governo militare alleato era diffidente nei confronti della produzione cinematografica italiana; infatti venivano distribuiti nelle sale cinematografiche molti film stranieri e cinegiornali americani ed inglese che avevano solo lo speaker in italiano.

In questa situazione, Olindo Vernocchi decide di sostenere una nuova produzione del giornale Luce e lo chiama Notiziario Nuova Luce. La prima cineattualità verrà proiettata in sala il 26 luglio 1945. Il commento non è più enfatico e retorico, ma spoglio e semplice, il montaggio è più leggero e vivace. Su L’Unità del 10 ottobre 1945: “  il nuovo notiziario italiano ha trovato un suo carattere preciso: veloce nel montaggio per l’unione di sequenze brevissime, dal contenuto condensato al massimo, ha raggiunto lo scopo di lasciarsi seguire fino alla fine tenendo sempre desta l’attenzione e l’interessamento degli spettatori.”

Con il decreto luogotenenziale 31 luglio 1945, n. 435, fu istituito dal Governo Parri il Ministero per la Costituente con il compito di “preparare la convocazione dell’Assemblea Costituente e di predisporre gli elementi per lo studio della nuova Costituzione che dovrà determinare l’assetto politico dello Stato e le linee direttive della sua azione economica e sociale”. A tal fine furono nominate dal Ministro per la Costituente, Pietro Nenni, tre commissioni di studio aventi ad oggetto rispettivamente le questioni economiche, i problemi del lavoro ed i problemi attinenti alla riorganizzazione dello Stato.

L’Assemblea Costituente, eletta il 2 giugno 1946 e riunitasi il 25 giugno originariamente per otto mesi (sino al 24 febbraio 1947), continuò a lavorare oltre tale termine in virtù delle proroghe accordate, in un primo momento con le leggi costituzionali del 21 febbraio 1947, n.1 e del 17 giugno 1947, n. 2. Successivamente poté continuare i lavori in virtù della XVII disposizione transitoria della Costituzione per deliberare la legge per l’elezione del Senato della Repubblica, gli statuti delle regioni ad autonomia speciale e la legge per la stampa. L’Assemblea Costituente funzionò effettivamente fino al 31 gennaio 1948.

Nel settembre del 1946, alla Mostra del Cinema di Venezia, dove i  premi sono soppressi e ci sono le segnalazioni, che ricalcano in verità i vecchi premi, il cinegiornale Nuova Luce riceve la segnalazione del miglior cinegiornale di attualità. Come scrive E. G. Laura ne Le stagioni dell’aquila:” si tratta dei primi segnali seri della capacità del Luce di riproporsi efficacemente e con intelligenza nel diverso quadro di un Paese democratico”. Ma come scriverà nel luglio 1946 Giorgio Signorini su Rivista, nell’articolo dedicato ai giornali ai attualità, se il nuovo giornale Luce dal punto vista politico è molto equilibrato, dal punto di vista critico è decisamente noioso.

Sarà la capacità politica ed organizzativa di Sandro Pallavicini; direttore della Incom– ricordiamo che Pallavicini troverà in Teresio Guglielmone , banchiere torinese e senatore della Repubblica nella Democrazia Cristiano il suo grande sostenitori -, ad impedire la produzione dei giornali nuova Luce. La scarsa produzione, 22 cinegiornali in poco meno di un anno, sono numeri molto lontani dalla produzione durante il fascismo. Nell’ ottobre 1946 l’ultimo numero lascerà a La settimana Incom il monopolio del cinegiornale italiano fino al 1964.

Il grande progetto editoriale e produttivo che fu realizzato nel 1946 da ‘Luce nuova’ è il film fiction “Umanità” diretto da Jack Salvatori assistito nella regia da Ubaldo Magnaghi e Sergio Grieco e nella recitazione di Umberto Sacripante. Attore molto amato da Alessandro Blasetti. Un classico “happy end” del cinema di Hollywood. Durante il film ci saranno riprese negli studi cinematografici di Cinecittà perché parte della storia è ambientata tra le famiglie degli sfollati che alloggiavano nei teatri.

Il 10 maggio 1947 il capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, firma il decreto legge n. 305 (la contestuale firma di De Gasperi e Pietro Campilli, allora ministro del tesoro) dove  l’Istituto nazionale Luce viene messo in liquidazione. Liquidazione da realizzarsi entro sei mesi, con l’automatica cessazione immediata di ogni rapporto di lavoro, fatta eccezione per le operazioni di liquidazione. Vengono stanziati 320 milioni di lire per liquidare il personale e per pagare i debiti.

Nessuna citazione de Istituto Nazionale Luce Nuova. L’art. 8 del decreto prevede che si provveda “alla riorganizzazione dei servizi di competenza dell’ente ritenuti di interesse pubblico nonché alla determinazione delle forme di gestione delle attività dell’ente devolute allo stato”. Viene quindi ribadita l’importanza del ruolo pubblico dello stato nel cinema e, di conseguenza, il salvataggio del Luce. In realtà l’istituto manterrà la sua forma di ente morale di diritto pubblico sino all’agosto del 1962 quando sarà trasformato in spa alle dirette dipendenze dell’Ente autonomo di gestione cinema, società pubblica del Ministero delle Partecipazioni Statali.

In occasione del convegno sono state proiettati i documenti filmici che trovate di seguito.

Alcuni servizi tratti dalla testata di cinegiornali Nuova Luce prodotti nel 1946 riguardanti le elezioni del referendum istituzionale e della Assemblea Costituente, nonché la proclamazione dei risultati e i festeggiamenti a Roma e Milano.

A seguire:

“ Verso la Costituente”  docu-fiction – mediometraggio di circa 10 minuti sonoro in b/n -per la regia di Renato May – sceneggiatore, regista e docente di teoria cinematografica al CSC, con la fotografia di Angelo Jannarelli e l’organizzazione di Giovanni Rovani, due dipendenti del Luce. Istituto Nazionale Luce Nuova presenta, mentre è a cura del Ministero per la Costituente, il Luce ha ricevuto l’incarico di realizzare il film, ma la responsabilità editoriale è del ministero.

Abstract:

Dalle fiamme della WWII, dalle rovine di città distrutte, emerge  una aula per la scuola professionale serale dei lavoratori. La voce di Lauro Gazzolo, l’insegnante, che educa alla democrazia. Un breve riassunto di fatti storici partendo dai pellegrini della Mayflower per arrivare alla bomba atomica di Hiroshima. Il tema della dittatura è presente solo con il III Reich e l’occupazione nazista. La nostra storia è quella risorgimentale. La missione educativa del Luce per spiegare agli italiani cosa è la Assemblea Costituente.

Il secondo è un documentario – mediometraggio di circa 10 minuti, sonoro e b/n – “L’Italia ha scelto Repubblica”. Il ministero per la Costituente è il primo dei titoli di testa, come potrebbe essere una società di produzione cinematografica, l’Istituto Nazionale Luce è il realizzatore. Non c’è Luce nuova. Siamo nella fase che sta prendendo corpo la liquidazione e la Incom che preme per realizzare i cinegiornali.

Abstract:

Il tema è politico. Si parla di ricostruzione morale ed economica del paese. Le affermazioni contro il neofascismo sono di perentoria condanna. “Gravoso armistizio, forze armate limitate che aderiscono spontaneamente”, la Resistenza e i Partigiani, i reduci, la povertà della popolazione, il lavoro. Le fondamenta della nostra democrazia sono nei CNL. Loro hanno scelto il percorso democratico per realizzare una nuova nazione.

Il documentario è un montaggio di girati realizzati durante il 1945-1946 con la voce dello speaker che si fa nuovamente enfatica e retorica. Mentre gli ultimi minuti del documentario sono dedicati al lavoro, su cui si fonda la nostra Costituzione, le immagini che scorrono sono repertori di film del Luce fascista, compreso il bimbo con le spighe in mano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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