Inchiesta parlamentare sulla miseria e su i mezzi per combatterla – 1951-1954 Incontro di studio all’Archivio storico della Camera dei Deputati

“Il 12 ottobre 1951, la Camera dei Deputati approvò definitivamente la proposta di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla miseria in Italia e sui mezzi per combatterla. La commissione aveva il compito di accertare le condizioni di vita delle classi povere ed il funzionamento delle istituzioni di assistenza sociale; doveva inoltre indagare sulle condizioni di vita della popolazione, al fine di verificare il diritto all’assistenza dello Stato ai sensi dell’art. 38 della Costituzione e per quali cause ed in quali condizioni; accertare la legislazione vigente in materia di assistenziale; verificare quali e quanti organi dello Stato o di Enti pubblici e privati svolgessero funzioni assistenziali; determinare le fonti di finanziamento ed i criteri seguenti nell’erogazione dei sussidi e l’ammontare complessivo delle somme stanziate.”

In occasione del 65° anniversario dell’istituzione della prima Commissione parlamentare d’inchiesta della Repubblica, l’Archivio Storico della Camera de Deputati ha organizzato il 21 ottobre l’incontro di studio.

L’incontro, coordinato dal sovrintendente dell’Archivio della Camera dei Deputati dottor Paolo Massa, ha visto l’introduzione dell’onorevole Mario Marazziti, Presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e l’approfondimento del professor Guido Melis, Presidente della Società per la Storia del Servizio Sociale SOSTOSS.

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L’Istituto Nazionale Luce, organo dello Stato al servizio della Repubblica

Di Patrizia Cacciani

Le fasi di transizione trovano nelle scelte la loro conclusione. La fine del secondo conflitto mondiale ha determinato per il Luce un lungo periodo di transizione che ha visto in campo scelte diverse e spesso contraddittorie.

Il governo Parri, insediatosi il 21 giugno 1945, pose, in uno dei primi consigli dei ministri, attenzione a come far rinascere il cinema italiano. Nel luglio dello stesso anno fu nominato commissario dell’Istituto l’esponente politico socialista, antifascista e costituente, Olindo Vernocchi vicino a Pietro Nenni, allora vice presidente del Consiglio, che nel dibattito politico rivendicava per lo stato la funzione di un cinema divulgativo.  Vi rimase fino al gennaio 1947. Periodo difficile per la produzione Luce. Pochi numeri del nuovo notiziario cinematografico, scarsissima produzione di documentari, nonostante tra i verbali del Consiglio dei Ministri del governo Parri conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato, ci sia una dichiarazione del Primo Ministro che recita: “lo Stato ha già una propria istituzione che è l’Istituto Luce”, cioè un utile strumento di comunicazione di massa. (1)

Nel 1946 nasce la nuova testata di cinegiornali La settimana Incom a cura di Sandro Pallavicini. Il direttore della Incom, industria cortometraggi Milano nata durante il fascismo in contrapposizione al Luce a cui imputava una scarsa propaganda fascista, riesce ad attivare un proficuo rapporto con gli Alleati diventando la casa cinematografica che meglio rappresenta il Piano Marshall, la presenza americana in Italia. Si formeranno due partiti: quello della Incom e quello del Luce. Il conflitto non aiuterà l’Istituto che sempre meno riceverà sostegni economici governativi.

Il 10 maggio 1947, con il decreto legislativo n. 305 l’Istituto viene posto in liquidazione. Tutto dovrebbe realizzarsi in sei mesi. Ma in realtà ciò non avverrà, anche dopo la proroga fissata al 29 febbraio 1948. Tutti i partiti riconoscevano allo Stato la funzione di un cinema divulgativo.

Ed infatti con il decreto legislativo n. 463 del 16 aprile 1948, di concerto con i Ministri per le finanze ed il tesoro, viene nominato un commissario, assistito da un comitato di vigilanza, con lo scopo di “predisporre quanto è necessario per la definitiva riorganizzazione e sistemazione delle attività e dei servizi dell’Istituto”. La spesa prevista partirà da 100 milioni di lire, per raggiungere i 250, stabilizzandosi in 150 milioni annuali. Gli obiettivi della rinata casa cinematografica dello stato sono individuati nel disegno di legge presentato al Senato il 14 luglio 1949: “ conservazione e implementazione dell’archivio fotografico e cinematografico, nella produzione sia di documentari di attualità che di corti e mediometraggi con finalità didattiche, scientifiche, artistiche, tecniche e turistiche”. Verrà incaricato commissario l’ispettore capo delle finanze Tommaso Fattorosi che vi rimarrà per dodici anni, dal 1948 al 1960.

In questo contesto politico l’Istituto Nazionale Luce viene incaricato nella produzione del documentario L’inchiesta parlamentare sulla miseria. Il titolo del soggetto si ferma qui , i mezzi per combatterla, dicitura completa della commissione non corrisponde. Un cappello nei titoli di testa  troneggia nella scelta dell’incarico: si tratta della trasposizione cinematografica della relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta istituita dalla Camera dei Deputati sotto la presidenza dell’onorevole Giovanni Gronchi.

Fu incaricato della regia Giorgio Ferroni. Eminente personalità del cinema italiano che coniugava in se l’anima del documentarista e dell’autore di cinema fiction, ma soprattutto aveva lavorato sia al Luce che alla Incom. Al suo fianco l’aiuto regista, Mino Loy, anche lui libero professionista del cinema. Ma tutte le altre figure professionali sono interne alla struttura di produzione del Luce.

Il tratto è didascalico. L’intento è quello di cronaca dell’informazione. Molto simile per struttura e narrazione ai prodotti realizzati dal Luce in passato e che spesso hanno portato la firma di Ferroni.
Il cardine del soggetto sono i documenti prodotti dalla commissione, definita: “una indagine moderna”. I luoghi e le persone che vengono coinvolti nel documentario rispondono all’immaginario futuro della nuova nazione: la modernità della famiglia operaia e l’arretratezza della famiglia contadina. Il ritardo strutturale della riforma agraria, l’inefficienza del sistema sanitario trovano in Grassano, piccolo comune Lucano, la dimensione perfetta per la narrazione cercata. Durante la presentazione dei luoghi scelti per l’indagine si parla anche delle periferie di Milano, Roma e Napoli, ma nel documentario non sono presenti.

Le immagini che ritraggono “i miseri” sono efficaci. Grassano rappresenta non solo l’arretratezza economica, ma soprattutto quella culturale di un “paese povero con una popolazione di poveri”. Alla povertà endemica la commissione propone un intervento riparatore che lenisca gli effetti più gravi: la nuova riorganizzazione dell’ECA, ente comunale per l’assistenza costituito a giugno del 1937 dal governo fascista.

Centralità alla capacità di cambiare il corso della propria esistenza è il lavoro. Proprio come recita la Costituzione. Lo speaker smette la voce sommessa e piana, per usare un tono forte e convincente che rafforzi il precetto:  la formazione è lo strumento migliore per dare speranza delle nuove generazioni.

L’auspicio nelle parole finali del documentario è che i risultati dell’inchiesta parlamentare siano di strumento e supporto per il Parlamento alla realizzazione di norme legislative “necessarie ad assicurare un adeguato sistema di sicurezza sociale”. Le parole trovano nelle immagini della ricostruzione economica il rafforzamento del concetto.

Il documentario, attraverso il suo linguaggio, ricostruisce la storia della Commissione parlamentare ed il sistema di indagine. Tra le pieghe delle immagini e del commento tutte le tracce delle due visioni dei membri della commissione: il mondo cattolico e le istituzioni assistenziali, il nuovo progetto di welfare dei socialisti e comunisti.

 

  • Archivio Centrale dello Stato: verbali del consiglio dei ministri luglio 1943- maggio 1948 e Governo Parri 21 giugno 1945 – 10 dicembre 1945 Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento dell’Informazione ed Editoria vol. 1 pag. 458-459 seduta del 5 settembre 1945

 

Il documentario è disponibile online sul sito www.archivioluce.com 

 

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