Immagini dell’archeologia italiana in Libia. Documentazione e propaganda dall’Archivio storico Luce. Di Alessandra Tomassetti

Premessa

Il 26 e 27 ottobre si è svolto a Roma presso l’Istituto di studi romani il Convegno internazionale “Mausolea and Funerary Landscape of Ancient North Africa – Acculturation and Regional Identity”, a cura della Fondazione MedA Mediterraneo Antico onlus, il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università Roma Tre, e lo stesso istituto, nel quale è stato presentato un contributo scientifico che fa parte di un progetto di collaborazione tra l’Istituto Luce Cinecittà, la Fondazione MedA, l’Università Roma Tre, per favorire l’implementazione del portale tematico MAIMA (Missioni archeologiche italiane nel Maghreb arabo) con i materiale conservati nell’Archivio dell’Istituti Luce.

Lo studio analizza quali siano e in che modo i soggetti archeologici in Libia sia rappresentati nella documentazione cinematografica e fotografica conservata presso l’Archivio storico dell’Istituto L.U.C.E., e individuare il rapporto tra la committenza e la comunità scientifica di riferimento.

L’archeologia romana in Libia: la presenza italiana

La presenza in Libia inizia nel 1910 circa un anno prima della guerra italo –turca che segna la definitiva affermazione italiana nel paese nord-africano: il primo a dirigere scavi a Cirene è Federico Halbherr, che prosegue le indagini senza soluzione di continuità fino al 1938.

Nel 1912 Salvatore Aurigemma, ispettore alle antichità a Tripoli, opera l’isolamento dell’Arco di Marco Aurelio sotto la direzione tecnica di Giacomo Boni  e Lucio Mariani, inviati a Tripoli per affiancarlo nel progetto: nello stesso anno viene deciso che la gestione dei beni archeologici in Libia passasse sotto la giurisdizione del Ministero delle colonie, e con il R.D.L. n. 1271 del 24 settembre 1914 vengono istituite le due soprintendenze della Tripolitania e della Cirenaica .

Durante il periodo fascista si afferma l’idea romana dell’impero, che trova proprio nella Libia un terreno assai fertile, e favorito da ingenti misure economiche di sostegno all’archeologia, è intensificato il programma di campagne di scavi a Leptis Magna, città principale della regione e patria dell’imperatore Settimio Severo, Sabratha e Cirene, quest’ultima di origine greca . Il metodo di lavoro utilizzato non è certamente quello stratigrafico, si procede con sterri forzati, utilizzando una notevole quantità di operai locali (addirittura detenuti), con il solo scopo di “mettere in luce” monumenti e contesti di forte connotazione romano-imperiale, esattamente come a Roma il “piccone demolitore” interviene pesantemente sull’urbanistica dell’area archeologica centrale (apertura di via dell’Impero), del quartiere dell’Augusteo (isolamento del mausoleo di Augusto), solo per citare due emblematici esempi: l’Archivio del L.U.C.E. documenta diffusamente questi interventi.

Tra il 1913 e 1943 si succedono nella Tripolitania 5 soprintendenti , l’ultimo dei quali Giacomo Caputo partecipa alla transizione tra la pertinenza italiana e quella inglese fino al 1951.

Dopo la seconda guerra mondiale le indagini archeologiche a Leptis Magna sono riprese sotto la direzione di Ernesto Vergara Caffarelli  (1951-1961), dal 1962 al 1965 con Antonino De Vita, allora a capo della Scuola archeologica italiana di Atene. A Cirene a partire dal 1975 la missione archeologica italiana è diretta da Sandro Stucchi poi da Lidiano Bacchielli per La Sapienza università di Roma. Dal 1995 l’Università di Roma Tre, Dipartimento di Scienze umanistiche con la direzione di Luisa Musso promuove il progetto di scavo e ricognizione a Leptis Magna, nonché di catalogazione e studio del materiale archeologico conservato presso il Castello di Tripoli.

La ricognizione della documentazione presso l’Archivio Luce per l’archeologia della Libia

Il Servizio cinematografico dell’Istituto L.U.C.E. nasce nel 1924 prosegue l’attività fino al 1961. Fino al 1943 è l’unico organismo produttore e fornitore di film e fotografie tra gli enti statali, ed è articolato  in due reparti: Cinematografia  di attualità e documentaria; Cinematografia  culturale, didattica, propaganda. È spesso affiancato dal servizio fotografico.  È organizzato in sei Cinemateche. Il servizio provvede alla ripresa degli avvenimenti, al montaggio e catalogazione dei soggetti, allo scambio di prodotti sull’attualità con l’estero, alla distribuzione e alla programmazione gratuita.

La produzione didattica e di cultura nazionale è di pertinenza della “Cinemateca per la cultura e la religione”, l’obiettivo è quello di disciplinare la produzione per promuovere la cultura “per l’educazione e elevazione del popolo”, compresa la diffusione dell’informazione scientifica. La storia dell’arte e l’archeologia è illustrata come sussidio al loro insegnamento “animando la visione delle cose morte col movimento della vita in atto ed anche eventualmente con brevi scene ricostruttive”. Ne fanno parte tra gli altri Pietro Fedele ministro della Istruzione pubblica e gli archeologi Corrado Ricci e Roberto Paribeni.

Nel 1927 nasce il Servizio fotografico, che nel 1928, grazie ad una convenzione con il Ministero dell’Istruzione pubblica, acquisisce come primo fondo di dotazione un nucleo di ca. 35.000 negativi sedimentatosi all’interno della Direzione generale antichità e belle arti. Il servizio aveva l’obbligo di distribuire gratuitamente le foto di propaganda o di interesse collettivo, mentre per le foto cosiddette di «varietà» la stampa nazionale doveva pagare un canone o sottoscrivere un abbonamento, gratuito per la stampa estera.

Nel 1930 inizia l’attività editoriale con la collana “L’arte per tutti”, il cui primo volume è “I Fori Imperiali” di Roberto Paribeni: Ricci e Paribeni decidono la linea editoria della collana, che inizia con una monografia sui fori che proprio in quegli anni si andavano “liberando” delle stratigrafie e degli edifici moderni a beneficio della esaltazione della grandezza di Roma antica, preludio di quella fascista. Nella prefazione della prima serie degli opuscoli Alessandro Sardi afferma tra l’altro:

L’idea di questa collezione, discussa in seno alla Cinemateca di cultura, fu accolta con sommo favore da tutti i componenti la Cinemateca, ed in particolar modo dal senatore prof. Corrado Ricci che volle liberalmente assumersi il carico di stendere il piano generale della pubblicazione, dirigendola egli stesso con particolare riguardo alle sezioni dell’arte medievale e dell’arte moderna, ed affidando la sezione dell’arte antica alla direzione di S.E. il prof. Roberto Paribeni, e all’on. Prof. Cipriano Efisio la cura della sezione dell’arte contemporanea.

Il R.D.L. n. 122 del 24 gennaio 1929 dichiara l’Istituto L.U.C.E. “unico organo fotografico dello Stato per la documentazione ufficiale degli avvenimenti nazionali”: ciò lo obbliga ad una rigorosa organizzazione del lavoro, sia in termini di risorse economiche, umane e tecnologiche, nonché alla realizzazione di un Archivio che conservi e cataloghi tutta la produzione (negativi e stampe). I negativi sono numerati progressivamente per ordine cronologico, i positivi allegati a schede cartacee con indicazioni dei corrispondenti negativi, sono catalogati per avvenimenti.

In sostanza cinegiornali, documentari e fotografie erano il risultato di una catena produttiva e distributiva ben organizzata, che permetteva di svolgere in maniera efficace la funzione di documentare il presente, e quella di consentire che una numero molto alto della popolazione ne potesse essere informato. Le immagini prodotte e conservate presso l’Archivio dell’Istituto Luce sono quindi documenti, perché l’insieme costituisce l’archivio, e sono strettamente connessi e legati tra loro dal vincolo archivistico, che è individuato nella funzione fotogiornalistica, cioè la produzione di un bene (documentari, cinegiornali, foto, editoria, etc.) segno e testimonianza della sua attività primaria, ma sono anche documentazione, in quanto rappresentazione del contesto storico, politico, sociale, culturale di  appartenenza, e nell’ambito archeologico e artistico utili per il confronto iconografico.

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Il paesaggio e l’ambiente della Libia, in cui gli archeologi italiani arrivano nel 1911, con gli scavi ed i ritrovamenti, fanno da perfetta scenografia agli avvenimenti del regime, quando si afferma l’idea romana dell’impero, che trova proprio nel Paese un terreno assai fertile. (Immagine 1: A00060526 – Reparto Attualità. Il viaggio dei Principi di Piemonte in Libia: Veduta delle rovine di Leptis Magna, il Mercato (13/05/1935)

I documenti filmici dell’Archivio L.U.C.E. che sono stati individuati di argomento archeologico possono essere divisi in due tipologie, cioè i resoconti delle visite di personalità, come i Reali, Mussolini o i Governatori della Libia, e i prodotti cd. culturali, che come affermato in precedenza, avevano lo scopo di illustrare i progressi in campo archeologico anche nella colonia libica. (Immagine 2:  A00071365: Reparto Attualità, 1937, Servizio fotografico n. 109: “Viaggio del Duce in Libia“).

Per quanto riguarda la prima tipologia, per la verità più numerosa dell’altra, il contesto archeologico fa da sfondo ideale degli eventi salienti del regime: le immagini delle città libiche che emergo dagli interventi sul campo, sono ripetitive e prive di vero interesse per l’aspetto puramente scientifico. I grandi templi, i teatri sono magnifiche quinte scenografiche al passaggio spesso distratto dei visitatori: unico che sembra maggiormente interessato è il re Vittorio Emanuele III, accompagnato dagli archeologi. Si ha persino l’impressione che i filmati vengano costruiti con le stesse sequenze in fase di montaggio, tanto sono ripetitive e fisse in alcuni particolari (p.e. i rilievi dell’arco di Settimio Severo a Leptis Magna, o i pilastri decorati in bassorilievo della basilica severiana sempre presenti e proposti senza particolari variazioni). (Immagine 3: A00071621 – Reparto Attualità, 1937: Viaggio di Mussolini in Libia – 20/03/1937)

Non ci sono descrizioni dei monumenti, le immagini passano in carrellata, più o meno velocemente, si è notato in alcuni casi che il commento non è pertinente al monumento, tutto lascia pensare che gli operatori filmassero in maniera casuale, e che in sede di montaggio venisse redatto il commento sulla base di generiche indicazioni di tipo archeologico fornito dalla committenza.

In occasione delle visite i servizi fotografici, oltre a quelle con la presenza degli ospiti, comprendono scatti estemporanei dei monumenti ad aree archeologiche, senza alcuna pretesa di tipo documentario, ma solo documentaristico, cioè predominano le inquadrature allargate per fermare nelle immagini l’ambiente più che il monumento.

(Immagine 4: A00003208 – Reparto Attualità, 1928: Viaggio dei Reali a Tripoli – 25/04/1928)

(Immagine 5: A00060534: Reparto Attualità, 1935: Il viaggio dei Principi di Piemonte in Libia; Rovine di Leptis Magna – Arco di Settimio Severo)

(Immagine 6: A00071620: Reparto Attualità, 1937: Viaggio di Mussolini in Libia – In visita a Leptis Magna – Rilievi dell’Arco di Settimio Severo).

Inquadratura suggestiva da in arco delle lastre dei rilievi dell’arco di Settimio Severo posti sul terreno in bella mostra, con lo sfondo delle palme mosse dal vento. Sembra una cartolina!!

Immagine 7: A00071617: Reparto Attualità, 1937: Viaggio di Mussolini in Libia – In visita a Leptis Magna – Basilica Severiana

I filmati a carattere culturale rappresentano ugualmente in maniera omogenea scorci e monumenti, naturalmente il commento, sia esso sonoro che didascalico nel muto, esalta il lavoro di scoprimento e soprattutto di ricostruzione operata dagli italiani, che “grazie all’infaticabile lavoro” fanno emergere “dalla sabbia splenditi esempi della romana maestosità”. Se poi nei filmati muti la retorica si esprime attraverso didascalie articolate e complesse, in quelli sonori le scene dei lavori di scavo sono accompagnate da rumori “in presa diretta” di piccone (naturalmente realizzati in studio e aggiunti durante il montaggio), e il commento è eseguito dalla voce piena di retorica ed enfasi dello speaker di regime.

Immagine 8: A00071051: Reparto Attualità, 1937: Viaggio di Mussolini in Libia – La visita alle città e ai villaggi agricoli lungo la via Balbia da Derna a Cirene – Propilei Piazzale del Tempio di Apollo

I filmati sono tutti prodotti durante il ventennio fascista, periodo nel quale l’intervento della missione italiana in Libia ebbe molto risalto; con la fine del primo periodo di intervento nel 1938, l’interesse per le città romane andò diminuendo.

Interessanti per il contesto di provenienza sono una serie di scatti conservati nel Fondo Teatro che riproducono la rappresentazione dell’ “Edipo re” di Sofocle svoltasi nel marzo del 1937 nel teatro di Sabratha, ricostruito a Giacomo Guidi su volere di Mussolini affinché vi si potessero svolgere manifestazioni artistiche: sulla scena un folto gruppo di attori, tra i quali si riconosce Irma Gramatica.

Immagine 9:  T00000993: Fondo Teatro, 1937: “Edipo Re” di Sofocle al Teatro romano [di Sabratha] – Attori impegnati in una scena (1937) – Irma Gramatica.

Immagine 10: T00001003: Fondo Teatro, 1937: “Edipo Re” di Sofocle al Teatro romano [Di Sabratha] – Attori impegnati in una scena ripresa dall’alto della cavea  (1937).

Uno dei tre filmati successivi a tale periodo è un prodotto Incom del 1963 (“Realtà della Libia di oggi”, realizzato da Guido Arata) in cui alla metà circa del documentario è illustrata Leptis Magna, e la città è raccontata con inquadrature meno scontate.

*Questo studio è inoltre parte del progetto di ricerca di dottorato in Scienze del libro e del documento presso la Sapienza università di Roma, che ha per titolo “Archivi di archeologia a Roma: quadro concettuale, tipologie e modelli descrittivi”.

 

alessandra.tomassetti@uniroma1.it

 

Bibliografia e sitografia aggiornata:

Daniela CALANCA, Bianco e nero: l’Istituto nazionale Luce e l’immaginario del fascismo (1924-1940), Bologna, Bononia University Press, 2016.

Antonella BILOTTO, L’archeologia del documento d’impresa. L’ ‘Archivio del prodotto’, «Rassegna degli Archivi di Stato», LXII/1-2 (2002), pp. 293-303.

Angelo DEL BOCA – Nicola LABANCA, L’impero africano del fascismo nelle fotografie dell’Istituto Luce, Roma, Editori Riunite – Istituto Luce, 2002.

Francesca GANDOLFO, Il Museo coloniale di Roma (1904-1971): fra le zebre nel paese dell’olio di ricino, Roma, Gangemi, 2014.

Fiamma LUSSANA, Cinema «educatore». Luciano De Feo direttore dell’Istituto Luce, «Studi storici» (4/2015), pp. 935-962.

Massimiliano MUNZI, Dalla Soprintendenza archeologica al Department of Antiquities, in  Massimiliano Munzi, La decolonizzazione del passato: archeologia e politica in Libia dall’amministrazione alleata al regno di Idris, Roma, L’Erma di Bretschneider, 2004, pp. 15-38.

Massimiliano MUNZI, L’ epica del ritorno: archeologia e politica nella Tripolitania italiana, Roma, L’Erma di Bretschneider, 2001.

Origine, organizzazione e attività dell’Istituto nazionale “LUCE”, Istituto poligrafico dello Stato, Roma, 1934-XIII.

Gaia PETTENA, Architettura e propaganda fascista nel filmati dell’Istituto Luce, Torino, Testo & immagine, 2004.

Maria Francesca PIREDDA, Sguardi sull’altrove: cinema missionario e antropologia visuale, Bologna, Archetipolibri, 2012, p. 90.

Marco PIZZO – Gabriele D’AUTILIA (a cura di), Fonti d’archivio per la storia del Luce. 1925-1945, Dipartimento studi e ricerche Archivio storico Luce, Roma, 2004.

Alessandro SARDI, Cinque anni di vita dell’Istituto nazionale «L.U.C.E.», Roma, Grafia S.A.I. Industrie Grafiche, 1929.

Archivio storico LUCE: http://www.archivioluce.com/archivio/.

 

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