C’era una volta il Tevere

La banca dati xdams dell’Archivio storico Luce è organizzata per dizionari suddivisi in tre grandi aree: toponimi, antroponimi e tematici.

Uno dei dizionari dell’area tematica è quello della vita sociale: tutto quanto relativo alla vita delle persone e alle relazioni tra esse. Tra le attività ci sono gli svaghi, il cui elemento di livello superiore nella gerarchizzazione è il tempo libero.

Questo mi ha portato a pormi alcune domande: c’è tempo e spazio per il divertimento nel tempo sospeso che viviamo? E quali svaghi stiamo privilegiando? Ancora, quali svaghi abbiamo perso nel tempo con le trasformazioni sociali ed economiche ? Come per le passeggiate per i parchi romani che in questo mese di marzo ho raccontato per mettere in evidenza la trasformazione urbanistica e il cambiamento di uso delle aree verdi della città, attraverso i materiali audiovisivi dell’Archivio storico Luce, mi cimenterò in questa ricerca e non solo a Roma.

 

Sin dal Cinquecento ogni ripa del fiume Tevere era luogo di balneazione, inizialmente per entrambi i sessi, poi nel Settecento, furono emanati degli editti papali, con pene pecuniarie e corporali,  che consentirono solo agli uomini, vestiti, di potersi bagnare nel fiume nelle spiagge che prevedevano cabine. Esistevano diverse spiaggette: Regola –  come nella bellissima incisione di Giuseppe Vasi che mostra come si formava la sabbia fluviale (arenula) sulle rive per creare “i lidi romani” – di fronte alla chiesa di Sant’Anna dei Bresciani oggi sul Lungotevere Tebaldi, la spiaggia dei Trasteverini, presso lungotevere Raffaello, e la Renella sulla riva destra del Tevere, in prossimità di Ponte Sisto. Qui si consumò la storia di Righetto, il giovanissimo trasteverino che durante la Repubblica Romana, raccoglieva le bombe inesplose sulla spiaggia. Una statua al Gianicolo ricorda la sua impresa.
Le spiagge erano gratuite per i cittadini, unica quella a Prati prevedeva un contributo per i proprietari delle capanne che venivano messe a disposizione dei bagnanti.

La costruzione dei muraglioni, secondo il progetto di Antonio Canevari, che ebbe una grande e lunga discussione a cui partecipò attivamente anche lo stesso Giuseppe Garibaldi, fu completata nel 1926: muraglioni di marmo che crearono una città alta e una città bassa. Si tratta di un intervento di radicale trasformazione: muri alti 18 m, posti alla distanza costante di 100 m. Si alza quindi la quota della città mentre nel terrapieno sottostante vengono posti i collettori delle fogne, le condotte elettriche, del gas, di smaltimento delle piene. Al di sopra, invece, trova spazio una nuova viabilità seguita da ampie demolizioni, nuovi fronti e nuove architetture. Si riprogettano gli attacchi dei vecchi ponti alle due sponde e se ne realizzano di nuovi. Un cambiamento che coinvolge e si irradia nella città lungo nuove direttrici gettando le basi della città moderna(Esplorare un’utopia. Città, infrastrutture, paesaggio. Una metropolitana lungo il Tevere. A cura del Politecnico di Torino).

La loro costruzione, se da un lato protegge la capitale dalle continue inondazioni, ne cambiò completamente il volto. Il sistema di relazione che sino ad allora aveva il fiume con il paesaggio e il territorio umano fu perso inesorabilmente, mutando il tessuto che sino ad allora aveva animato il legame tra il fiume e le genti, tra il Tevere e Roma.  Nei vicoli intorno alle spiagge vivevano i “barcaroli” (la canzone Er barcarolo romano cantata da Gabriella Ferri nel link) che trasportavano attraverso il fiume merci, tra cui bestiame, e persone. Il fiume era una vera strada percorribile che apparteneva in pieno alla città. La città capitale ripristina la balneazione anche per le donne, nella spiaggia della riva di destra verso Ponte Milvio, la spiaggia Polverini. L’unica spiaggia sopravvissuta ai lavori dei muraglioni sul Tevere, che viene inaugurata nel 1895 attrezzata con capanni gestiti dalla Scuola Nuoto Romana.

La figura nell’immaginario collettivo romano che vive sul fiume Tevere, che di esso ne fa parte, è il fiumarolo. Sinonimo anche di barcarolo, di colui che frequenta e vive il fiume. Anche in ambito sportivo e ludico. Il fiumarolo più famoso di Roma è stato Er ciriola , soprannome poi usato per tutti coloro che gestivano gli stabilimenti galleggianti sul Tevere. Il primo di loro aveva lo stabilimento a Castello e aveva salvato tante vite dall’annegamento.
Lo svago era goliardico, senza preoccupazioni di distinzione sociale. Gare di nuoto e tuffi, partite a carte e mora, grandi mangiate e bevute. Tutto per prendere la “tintarella” e fare scherzi ai malcapitati.

Un esempio per tutti il film diretto da Dino Risi, nel 1957 “Poveri, ma belli”: la spiaggia è la Polverini, il proprietario del galleggiante si chiama Il ciriola. Lo stabilimento su galleggiante è lo stesso dove nel 1953 era stato girato Vacanze romane. Scritto da Dino Risi con Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa, prodotto da Silvio Clementelli per la Titanus, avrà come protagonisti Renato Salvatori, Maurizio Arena e Marisa Allasio. “E’  un film gentile e divertente, solare e scanzonato, perfettamente calato all’interno di una Roma trasteverina e dialettale messa in risalto da due contributi di eccezione come la fotografia di Tonino Delli Colli e il montaggio di Mario Serandrei. Oltre alla scelta vincente di scritturare Marisa Allasio nel ruolo della procace Giovanna è altrettanto azzeccata la composizione dell’intero cast con Maurizio Arena, Renato Salvatori, Alessandra Panaro e Lorella De Luca, che conquistarono, ciascuno a suo modo, la notorietà” (dal sito mymovies).

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Un film che ben racconta il vissuto sociale sul fiume, in finale del suo tempo, perché negli anni Sessanta, a causa della malattia di Weil, la leptospirosi, sarà vietata la balneazione. Il rapporto con il fiume cambierà definitivamente, il legame secolare si interromperà.
La spiaggia Polverini aveva subito un grande cambiamento già nel 1932, quando viene insediata la Legione marinara Caio Duilio. 160 marinaretti avranno la colonia estiva sul fiume.
I balilla marinaretti erano una sezione della ONB che dava una formazione pre-marinara. Dagli 8 ai 12 anni facevano corsi per segnalatori e nocchieri. “Le centurie dei marinari” erano organismi presenti in città di mare e di fiume per dare impulso alla pratica marinara con particolare attenzione agli esercizi fisici come il nuoto ed il canottaggio e all’uso della vela. L’educazione professionale era elementare, appena sufficiente per costruire marinai della Regia Marina e della Marina Mercantile.
Nei cinegiornali è ben visibile il veliero a tre alberi bompresso, con tanto di fiocchi, gabbie, velacci e controvelacci, fissato al cemento, con il quale esercitarsi.

 

Nel 1961 si costituì su quel luogo il Circolo Ufficiali della Marina Militare.

Nel 2017 la Eleven Magazine indice un bando dal titolo: Roma river reinaissance. Il bando di idee voleva mettere in connessione l’abbandono e quindi il recupero del fiume Tevere con la concreta riduzione del traffico urbano. Questo il concetto da cui sono partiti per la proposta: In definitiva Roma e il suo fiume scorrono su due binari separati. Hanno perso il legame indissolubile che li ha caratterizzati per secoli e la popolazione ha iniziato a percepire l’estraneità di questo corpo che divide la città in due. Oggi più che mai, occorre recuperare questi spazi che fanno parte del tessuto storico e sociale della Città Eterna ma che per vari motivi sono stati abbandonati e lasciati all’incuria… (Esplorare un’utopia. Città, infrastrutture, paesaggio. Una metropolitana lungo il Tevere. A cura del Politecnico di Torino).

L’immagine di copertina è un acquarello di Ettore Franz Roesler “Dall’Isola Tiberina – Accesso dal Tevere ed avanzi della fortezza dei Pierleoni – Mura romane a destra”, dal sito Roma sparita.

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