Propaganda e costruzione del consenso durante il fascismo di Elisabetta Balducelli e Monika Ruga

In questi giorni difficili, in cui l’emergenza del Covid 19 ha costretto le scuole a chiudere i battenti, l’Ufficio studi dell’Archivio storico dell’Istituto Luce ha pensato di andare incontro a insegnanti e studenti proponendo percorsi di approfondimento attraverso il prezioso patrimonio fotografico e audiovisivo che custodisce. Siamo una comunità composita: archivisti, catalogatori, comunicatori che attraverso la conoscenza del patrimonio documentario dell’Archivio storico Luce sono desiderosi di condividere spunti e riflessioni suggeriti dal lavoro che ogni giorno svolgiamo con passione e dedizione, anche in questo tempo sospeso della quarantena.

Gli interlocutori privilegiati di questa didattica a distanza non possono che essere gli insegnanti e i formatori.

Il contributo che pubblichiamo è dedicato al tema della propaganda e costruzione del consenso durante il fascismo e intende proporre un approccio critico ai documenti fotografici e audiovisivi, presentati qui non come semplice supporto alla narrazione, ma come lente di ingrandimento attraverso cui leggere temi ed eventi del ventennio fascista. (nota 1)

Sarà articolato in tre parti (la prima sui discorsi di Mussolini alla nazione e sulle celebrazioni collettive, la seconda sulle organizzazioni giovanili del regime, la terza sul cinema come mezzo di propaganda) e ciascuna sarà completata da schede di esercitazione. A seguire tre esercitazioni sui temi trattati:

Esercitazione_1_ Esercitazione_2_ Esercitazione_3_

PARTE PRIMA – I DISCORSI DI MUSSOLINI ALLA NAZIONE E LE CELEBRAZIONI DEL CALENDARIO FASCISTA

Fig.1 Archivio Luce, Reparto Attualità, servizio fotografico n. 477 del 28 ottobre 1937, “Roma – Foro Mussolini – Il Duce traccia il solco perimetrale dove sorgerà la Casa Littoria – Rapporto ai Gerarchi”

Cominciamo il nostro viaggio per immagini nella propaganda fascista con questa fotografia (fig. 1), che sintetizza efficacemente i temi che affronteremo. Siamo a Roma, in un grande stadio. Forse non ci crederete, ma è un luogo molto noto, certamente a voi tutti familiare. Lo stadio Olimpico di Roma. All’epoca si chiamava “Stadio dei Cipressi”(nota 2) e, certo, aveva un aspetto molto diverso da come ci appare oggi. Le gradinate erano state in parte costruite, ma non si vedono, tanto sono affollate. Quello che invece si vede bene è il grande pannello sormontato da un’aquila su cui è condensata, per date, la storia del fascismo:  23 MARZO 1919 – 28 OTTOBRE 1937 / XV ERA FASCISTA / II DELLIMPERO.

Il 23 marzo 1919 è la data della fondazione del movimento dei Fasci di combattimento, che diede origine e nome al fascismo. La riunione ebbe luogo a Palazzo Castani, in piazza San Sepolcro, nel centro di Milano. Il 28 ottobre 1922 è la data della “marcia su Roma”, “un bluff sul piano militare”, ma “un successo sul piano politico” (nota 3) al punto che fu assunta come data di inizio della cosiddetta “era fascista”. Nel cartellone, infatti, non è riportato l’anno della “marcia su Roma”; esso è tuttavia implicitamente evocato, in quanto si dice che il 28 ottobre del 1937 è il XV anno dell’era fascista (nota 4).

Ma il 1937 è anche il II anno dell’Impero. Il 9 maggio del 1936 era cominciata, infatti, un’era ancora più “gloriosa”, quella in cui regime fascista aveva coronato, con la conquista dell’Etiopia, il suo sogno coloniale e aveva raggiunto l’apice del consenso di massa.

Ma vediamo ora, più da vicino, attraverso le foto e i filmati dell’archivio Luce, quali furono i principali strumenti di propaganda utilizzati durante il periodo fascista.

1.1.  I DISCORSI DI MUSSOLINI ALLA NAZIONE

Uno strumento efficace di fascistizzazione delle masse furono i discorsi pubblici di Mussolini.

Il capo del fascismo non perdeva occasione per arringare le folle e fare propaganda alle opere del regime. Si pensi che ci sono voluti ben 35 volumi per raccogliere tutti gli scritti e i discorsi di Mussolini! (nota 5)
Così, solo per fare qualche esempio, il 29 aprile 1928 Mussolini tenne un discorso agli operai milanesi, l’1 agosto 1931 pronunciò un discorso per l’inaugurazione dell’acquedotto di Ravenna, il 20 giugno 1937 parlò alle sessantamila donne fasciste giunte a Roma per l’inaugurazione della Mostra nazionale delle colonie estive e dell’assistenza all’infanzia, il 20 agosto del 1937, nella tappa conclusiva del suo viaggio in Sicilia, fece sfoggio della sua potente oratoria davanti a migliaia di cittadini palermitani.

Fig. 2 Archivio Luce, Reparto Attualità, servizio fotografico n. 382 del 22 agosto 1937, “Viaggio del Duce in Sicilia – Palermo – discorso”

Ma non tutti potevano ascoltare dal vivo i discorsi di Mussolini. Perciò, quando il duce parlava in pubblico affacciato a qualche palazzo di qualche piazza italiana, la sua voce, trasmessa via radio dagli altoparlanti, risuonava anche nelle piazze delle altre città.

Fig. 3 Archivio Luce, Reparto Attualità, servizio fotografico n. 369 del 20 agosto 1937, “Roma – Il pubblico ascolta nelle piazze romane il discorso del Duce”

In questa scatto vediamo piazza della Repubblica (si chiamava piazza dell’Esedra) gremita di cittadini radunatisi per ascoltare, appunto, il discorso di Palermo. La folla, vista di spalle, è rivolta verso la basilica di Santa Maria degli Angeli, in cima alla quale sono installati gli altoparlanti.  La foto è tratta  da un servizio fotografico ( galleria A) che comprende immagini di altre grandi piazze della capitale, ugualmente affollate per ascoltare via radio il discorso che Mussolini pronunciava in quelle stesse ore nel suggestivo scenario del Foro Italico di Palermo. Per dare un’idea dell’enfasi e della efficacia demagogica della oratoria mussoliniana, vale la pena riportare il passo di questo discorso, in cui il duce si spinge a prefigurare la Sicilia come il centro del nuovo impero fascista: Ora ascoltate questo annuncio: si inizia per la vostra Isola un’epoca tra le più felici che essa abbia mai avuto nei suoi quattro millenni di storia. (Acclamazioni). Questa epoca è legata a un fatto storico che noi abbiamo avuto la suprema fortuna di vivere: la fondazione del secondo Impero di Roma. Le energie dello Stato saranno d’ora innanzi con maggiore intensità convogliate verso di voi, perché la Sicilia rappresenta il centro geografico dell’Impero (Altissime ovazioni) (nota 6).

1.2. I RITI PATRIOTTICI E I “RITI NAZIONALI FASCISTI” (nota 7)

Ma un impatto ancora più forte dei discorsi tenuti da Mussolini in occasione di viaggi, eventi o manifestazioni varie dovevano avere i discorsi solenni, pronunciati dal duce in occasione delle grandi celebrazioni patriottiche o delle celebrazioni indette nelle ricorrenze delle date più significative del calendario fascista.

Fig. 4 Archivio Luce, Reparto Attualità, servizio fotografico n. 744 del 4 novembre 1928, “Cerimonie per ricorrenza armistizio in P. Venezia”

La foto, tratta da un lungo servizio fotografico del 4 novembre 1928, si riferisce alle celebrazioni romane del decennale della vittoria nella prima guerra mondiale e ritrae Mussolini – in abiti civili, seppur rigorosamente in camicia nera -, mentre arringa la folla affacciato al balcone di Palazzo Venezia.

Anche la foto che segue (fig. 5) immortala Mussolini affacciato al balcone di Palazzo Venezia mentre tiene un discorso alla folla. Ma si colgono alcune significative differenze. Infatti sono passati quasi sette anni, il regime si è consolidato e attraversa un periodo molto propizio. Il duce indossa l’uniforme da comandante generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale ed è colto in una tipica posa, con le mani sui fianchi, un atteggiamento che ostenta forza e sicurezza. Ma, cosa ancora più significativa, qui non si sta celebrando, seppure alla maniera fascista, una ricorrenza patriottica, e cioè di tutta la nazione, ma si sta celebrando il XVI anniversario della Fondazione dei Fasci di combattimento , (giornale Luce B0651) , vale a dire quello che Emilio Gentile definisce “un rito nazionale fascista” (cfr. E. Gentile, Il culto del littorio, Laterza, Bari, 1994, p. 90).

Fig. 5 Archivio Luce, Reparto Attualità, servizio fotografico n. n. 120 del 20 marzo 1935, “XVI Annuale – Parla il duce al popolo da palazzo Venezia”

Il regime puntò molto sulla celebrazione collettiva delle date “chiave” della sua ascesa e dei suoi trionfi come strumento di nazionalizzazione delle masse: così, già a partire dal 1923, ci furono grandi manifestazioni per commemorare la “marcia su Roma” (nota 8).
La fotografia qui riprodotta (fig. 6) si riferisce alla fase culminante delle celebrazioni dell’anniversario della “marcia su Roma” nel 1929, anno VII dell’era fascista.

Fig. 6 Archivio Luce, Reparto Attualità, servizio fotografico n. 1045 del 27 ottobre 1929, “VII° annuale Marcia su Roma – adunata in piazza Venezia e discorso di S. E. Mussolini”

Piazza Venezia e le gradinate del Vittoriano sono gremite di rappresentanze fasciste e militari. Tutti sono rigidamente inquadrati in formazioni compatte, con rigore quasi geometrico. Non è difficile immaginare quale impatto producesse sulle masse questo straordinario dispiegamento di forze (nota 9).

Ogni anno, il 28 ottobre, a Roma e in tutta Italia si festeggiava, con grande apparato, la data di inizio della “era fascista”. La celebrazione prevedeva cerimonie diverse, che si svolgevano in varie città italiane. Si coniavano monete, si inauguravano opere pubbliche, si commemoravano i “martiri fascisti”, si conferivano riconoscimenti agli ex combattenti o alle famiglie dei soldati morti in guerra. Le manifestazioni si concludevano a Roma, con i discorsi di Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia e con le rituali cerimonie di omaggio al Milite Ignoto, sulla scenografica scalinata del Vittoriano. ” Piazza Venezia (galleria B ), collocata tra i templi antichi della romanità e i templi dell’italianità, era il ‘centro sacro’della religione fascista, la piazza della Rivoluzione, sintesi di tutte le piazze d’Italia.” (E. Gentile, “Il culto del littorio”, cit., p. 174).

Anche la fondazione dell’impero, proclamato il 9 maggio del 1936, divenne subito una data cruciale nel calendario del regime. Il 5 maggio 1936, al termine di una guerra spietata e sanguinosa iniziata nell’ottobre del 1935, il generale Pietro Badoglio entrava vittorioso ad Addis Abeba (nota 10).

L’Etiopia veniva annessa agli altri possedimenti coloniali nel Corno d’Africa (Eritrea e Somalia) e nasceva l’Africa Orientale Italiana (A.O.I). Come ha scritto Gerald Steinacher, “l’Italia fu sommersa da un’ondata di euforia nazional-fascista. Nessun’altra guerra a cui l’Italia aveva partecipato dopo il raggiungimento dell’unità era stata così popolare e così massicciamente esaltata dalla propaganda” (nota 11).

La proclamazione dell’impero coloniale italiano in Africa segnò infatti l’apoteosi del regime fascista, il momento in cui raggiunse l’apice del consenso. Così, come era già avvenuto per la “data di nascita” del movimento fascista (il 23 marzo del 1919) e per la data della presa del potere con la “marcia su Roma” (il 28 ottobre 1922), anche la data della proclamazione dell’impero ebbe subito le sue celebrazioni annuali. Nel maggio del 1937, ricorrendo il primo anniversario, fu organizzata a Roma una imponente manifestazione, la “Grande Rivista dell’Impero” ( galleria C ).    

Confluirono nella capitale centinaia di migliaia di militari italiani e indigeni che, inquadrati nel Regio Corpo truppe coloniali, avevano combattuto nella guerra italo-etiopica. Il programma della manifestazione prevedeva una grandiosa sfilata dei reparti nazionali e dei battaglioni formati da soldati (ascari) eritrei, somali e libici nelle loro caratteristiche uniformi: le colonne sfilarono lungo la via dell’Impero (fig. 7), dove era stata allestita la tribuna reale (fig. 8).

Figg. 7 e 8 Archivio Luce, Reparto Attualità, servizio fotografico n. 227 del 9 maggio 1937, Rivista I° annuale fondazione Impero

Nelle fig. 7 si vedono i reparti di artiglieria cammellata delle truppe coloniali (probabilmente reparti di artiglieria somala) sfilare lungo la via dell’Impero (attuale via dei Fori Imperiali) davanti alla tribuna reale. Nella fig. 8 il fotografo ha immortalato da vicino la tribuna, presidiata da corazzieri in alta uniforme. Come si vede, qui i protagonisti sono il re e la famiglia reale. Ma Mussolini – in seconda fila, con l’uniforme della milizia ed elmo militare – avrebbe trovato il suo riscatto di lì a poco, nelle fasi conclusive della manifestazione in piazza Venezia. Qui, al termine della parata, una folla immensa si riversò per ascoltare le parole del duce. Così, in un articolo del quotidiano “La Stampa”, sono raccontati i momenti culminanti della “Grande Rivista dell’Impero”: Una voce corre veloce nell’immensa distesa di folla: a piazza Venezia, a piazza Venezia! […] Una fiumana di oltre 500.000 persone dilagò per via dell’Impero diretta a Piazza Venezia. Presi nella corrente tumultuosa giungemmo nella piazza che era già piena. Il grido “Duce Duce” saliva nell’aria con la violenza di un cataclisma. Nell’anniversario della fondazione dell’Impero, il popolo si era riunito ad acclamare ancora una volta il Fondatore. Le mille impressioni dello spettacolo di potenza a cui aveva assistito ancora tumultuanti nel suo animo lo spingevano verso il duce in un empito di riconoscenza e di amore” (nota 12).

Mussolini, il “Duce”, adesso è anche il “Fondatore”. I toni retorici e trionfalistici dell’articolo rendono bene l’idea della percezione che le masse dovevano avere del regime e del suo capo in quegli anni. La propaganda fascista era riuscita nel suo intento, superando, forse, le sue stesse aspettative. La cruda realtà della campagna di Etiopia, violenta ed efferata, era stata sapientemente celata all’opinione pubblica. Perciò oggi, sapendo quel che era avvenuto (e che ancora doveva avvenire in Etiopia) (nota 13) le colossali celebrazioni della fondazione dell’impero appaiono tanto più inappropriate e stridenti, per non dire macabre.

Note

(1) Il testo nasce da alcune lezioni tenute nelle terze medie dell’Istituto Comprensivo di Palombara Sabina, in provincia di Roma, progettate con la collaborazione della professoressa di lettere Alessandra Bove, vedi articolo pubblicato ad ottobre 2019: La propaganda fascista attraverso le immagini e i filmati dell’Archivio storico Luce, un’esperienza didattica di Elisabetta Balducelli.

(2) Lo stadio venne inaugurato parzialmente, sino al primo anello (progettato da Del Debbio all’interno del più vasto complesso del Foro Mussolini, attuale Foro Italico), nel 1932. Tra il 1934 e il 1937 vennero costruite le gradinate in travertino a completamento dell’anello inferiore, su progetto degli ingegneri Frisa e Pintonello. La struttura sarà completata agli inizi degli anni Cinquanta su progetto degli architetti Vitellozzi, Roccatelli e Valle. Cfr. G. Del Debbio, “Il Foro Italico di Enrico Del Debbio. Le vicende del Piano e le sue architetture”, in “MdiR Monumenti di Roma. Quaderni della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Roma”, “Piani urbanistici, architettura ed arte della Terza Roma: il Foro Italico e l’E42”, anno II, gennaio/dicembre 2004, pp. 29 e ss.

(3) Cfr. R. De Felice, “Fascismo”, Luni editrice, Milano, 1998, in particolare il primo capitolo “Origini del fascismo italiano”, pp. 37-54.

(4) Durante il ventennio fu istituita in Italia l’era fascista, con inizio dal 28 ottobre 1922, data della “marcia su Roma”. Pertanto nei documenti, nelle iscrizioni, nelle lapidi, accanto all’anno dell’era cristiana veniva indicato, a numeri romani, l’anno dell’era fascista. Es.: 1928 anno VI, 1929 anno VII, e così via.

(5) Cfr. “Opera omnia di Benito Mussolini”, a cura di E. e D. Susmel, voll. 35, Firenze-Roma, La Fenice, 1951.

(6) Cfr. “Opera omnia di Benito Mussolini”, a cura di E. e D. Susmel, vol. XXVIII “Dalla proclamazione dell’Impero al viaggio in Germania (10 maggio 1936 – 30 settembre 1937)”, Firenze-Roma, La Fenice, 1959, pp. 239 ss.

(7) L’espressione è tratta da E. Gentile, “Il culto del littorio”, Bari, Laterza, 1994, cui si rimanda per questa parte dedicata alla costruzione del consenso attraverso i riti celebrativi del regime. Cfr. in particolare il cap. 2, “La patria in camicia nera”, pp. 61-103.

(8) Sul programma delle manifestazioni indette già nel 1923, a distanza di solo un anno dall’avvenimento, cfr. E. Gentile, “Il culto del littorio”, cit., pp. 92 e ss.

(9) Una curiosità: sullo sfondo è ben visibile lo storico Palazzo Desideri, che di lì a poco sarebbe stato demolito per costruire la via dell’Impero (attuale via dei Fori Imperiali).

(10) Ma è bene ricordare che la guerra non solo non era finita, ma anzi, come ha scritto Del Boca, stava “entrando in uno dei periodi più sfavorevoli”. Finita la guerra ufficiale, infatti, era cominciata la guerriglia, condotta dai combattenti etiopi contro l’esercito italiano: una guerra di resistenza tenuta segreta dalla censura, che si protrasse per tutto il periodo coloniale e si concluse con la liberazione di Addis Abeba da parte delle truppe britanniche nell’aprile del 1941. Sulle vicende della guerra in Etiopia, cfr. A. Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale. 2. La conquista dell’Impero, Milano, Mondadori, 2001.

(11) G. Steinacher, “Dall’Amba Alagi a Bolzano. Tracce d’Africa in Alto Adige”, pubblicato sul sito del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e consultabile sul sito del Museo della Guerra: https://www.museodellaguerra.it/wp-content/uploads/2017/09/Gerald-Steinacher_75-90.pdf.

(12) Cfr. l’articolo, “Fiammeggianti parole del Duce a mezzo milione di persone che si addensano intorno a Piazza Venezia”, pubblicato sul quotidiano “La Stampa” del 10 maggio 1937, consultabile  sul sito dell’Archivio del La Stampa http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1133_01_1937_0110A_0001_24267077/anews,true/.

(13) Si pensi che mentre a Roma si svolgevano in pompa magna le celebrazioni del I annuale dell’Impero, l’Etiopia viveva uno dei momenti più tragici e sanguinosi del periodo coloniale. Infatti, tra il 19 e il 21 febbraio del 1937, si era consumata ad Addis Abeba forse la più atroce carneficina del colonialismo in Africa, ordinata dal viceré di Etiopia, Rodolfo Graziani, rimasto ferito in un attentato: tre giorni di terrore contro la popolazione civile etiope, con un bilancio di migliaia di morti tra uomini, donne, vecchi e bambini. E la rappresaglia non finì lì. Due mesi più tardi, proprio all’indomani della della grande rivista imperiale, tra il 21 e il 29 maggio 1937, venne giustiziato un numero altissimo (le stime dello storico Ian Campbell oscillano tra i 1.432 e 2.033 morti) di monaci, diaconi e pellegrini del monastero di Debre Libanos, sospettati di essere implicati nell’attentato. Cfr. I. Campbell, “Il massacro di Addis Abeba, Una vergogna italiana”, Rizzoli, 2018 e A. Del Boca “Italiani, brava gente?”, Vicenza, Neri Pozza, 2005, in particolare, la premessa e il cap.1.

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