C’era una volta il mare di Milano… e c’è ancora.

Nel 1950 Michelangelo Antonioni firma la regia del film Cronaca di un amore (produzione: Franco Villani per Fincine; soggetto: Michelangelo Antonioni; sceneggiatura: Michelangelo Antonioni, Daniele D’Anza, Silvio Giovaninetti, Francesco Maselli, Pietro Tellini; fotografia: Enzo Serafin; montaggio: Mario Colangeli; scenografia: Piero Filipponi; costumi: Ferdinando Sarmi (per Lucia Bosè); musica: Giovanni Fusco ) con Massimo Girotti e Lucia Bosè, protagonisti. In questi pochi minuti vediamo le tribune dell’Idroscalo, in una Milano invernale, isolata, nebbiosa, deserta.

Cronaca di un amore

Ad agosto 1954 va in programmazione nelle sale il cinegiornale Mondo Libero M158 “Mare vero e mare finto” dove vengono messe a confronto le vacanze degli italiani sulle spiagge adriatiche o tirreniche con le vacanze dei milanesi, che rimangono in città, presso l’idroscalo.

“E non perdono nel cambio perché nei pressi dell’acqua l’aria è fresca… inoltre l’idroscalo da quando è stato la sede dei Campionati d’Europa di sci acquatico, è diventato la meta di tutti i patiti di questo sport che vogliono imitare i campioni…”.

Cosa ci raccontano questi due soggetti cinematografici, degli anni Cinquanta? L’idroscalo era un luogo profondamente legato alla vita di Milano.

Sino ai primi del Novecento, la zona di Taliedo, che prende il nome dalla cascina più grande di sette, era dedicata all’attività agricola. Nel 1910, l’ingegner Giovanni Caproni, inventore e costruttore di aerei, che aveva nella vicina Vizzola Ticino la sua officina, decide di realizzare il campo di aviazione Taliedo. In prossimità del primo conflitto mondiale, il ministero della Guerra si interessa all’area divenuta Circuito internazionale di Milano – Aerodromo d’Italia. La realizzazione di biplani e triplani allargò la capacità delle officine che si estesero enormemente.

Nel 1926, con l’obiettivo di ampliare la capacità della aviosuperficie milanese, ritenendo che il futuro della aviazione civile fosse nell’incrementare le linee di trasporto attraverso gli idrovolanti, fu individuata un’area tra Segrate e Peschiera Borromeo, dove erano le cave aperte di Tregarezzo di Segrate, di proprietà della Lucchini costruzioni. Su progetto di Gino Utili, dipendente della Caproni, fu realizzato il grande bacino di ammaraggio, unificando in una unica struttura l’operatività degli idrovolanti e degli aeroplani. Contemporaneamente era in costruzione il canale Milano – Po, mai completato, e in prossimità vi è la stazione ferroviaria di Lambrate, dedicata al trasporto merci.

Il grande bacino, 2.500 metri di lunghezza, 300 metri di larghezza all’estremità nord, e 450 metri all’estremità sud, con una profondità media di una decina di metri, fu inaugurato il 28 ottobre 1930 con il nome di Idroscalo Provincia di Milano.

“…l’aeroscalo rimase privo di gran parte delle infrastrutture di supporto previste, in quanto il rapido sviluppo assunto dall’aviazione terrestre determinò, entro la fine degli anni trenta, l’abbandono degli idrovolanti, risultati soggetti a notevole limitazione di impiego. I collegamenti ipotizzati con Genova e, in prosieguo, con la Francia e la Spagna, con Ostia, Napoli, Palermo, con la Sardegna, con la Tunisia, con la Libia e, attraverso Venezia, con Brindisi, Atene, Istanbul, Rodi e, tramite Trieste, con Pola, Fiume e Zara, rimasero così un sogno nel cassetto “.

Successivamente fu ritenuto di ampliare l’area dedicata all’aerodromo. Taliedo era divenuto insufficiente e i terreni presi in considerazione furono quelli del comune di Linate. Un progetto ambizioso che prevedeva il coinvolgimento e il cambiamento di 3.000.000 di metri quadrati.

“l Iavori per la costruzione del nuovo aeroporto iniziarono nel giugno 1933. L’onere dei lavori fu ripartito fra l’Aeronautica Militare – che avrebbe eseguito il livellamento dei terreni, il drenaggio delle acque e la costruzione del gigantesco hangar – e l’Amministrazione comunale di Milano che avrebbe realizzato l’Aerostazione. La bonifica idraulica del terreno, pianeggiante, ma ricco di acque e canali, comportò l’effettuazione di complessi lavori di drenaggio e di scolo. Furono movimentati mezzo milione di metri cubi di terra e realizzati sei chilometri di strade perimetrali e di raccordo con il viale Forlanini e l’Idroscalo; vennero, inoltre, deviate tre linee elettriche ad alta tensione”.

Il 21 ottobre 1937 fu inaugurato il grande aeroporto “Enrico Forlanini”, in nome del pioniere dell’aviazione milanese, che sessanta anni prima aveva sperimentato il suo primo modello di elicottero. Trasformando tutto il perimetro in una grande città aviatoria.

Tra il 18 ed il 19 agosto 1940 tutta la preziosa aerea eliportuale fu sottoposta ad un incessante bombardamento. Nel 1947, con il Trattato di Pace, l’Italia tornò in piena sovranità nazionale e le attività aeronautiche ripresero gradualmente.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta le gite domenicali dei milanesi all’idroscalo erano diventate una consuetudine, in particolare da parte dagli immigrati provenienti dal Sud Italia, perché offrivano a poco  una sorta di oasi, uno spazio di ricreazione e di ritrovo praticamente in città. Come accadeva già negli anni Trenta.

La motonautica all’Idroscalo, per circa un ventennio fino agli anni Settanta, è stata una eccellenza per merito di Oscar Scarpa e del Cantiere Navale San Marco. Sono esposti nel Museo Enzo Ferrari di Maranello due motoscafi da competizione frutto della collaborazione tra la Ferrari e la Maserati che hanno fornito i motori al cantiere navale ritenuto di grandissimo livello. La storia di questa preziosa esperienza industriale ed unica è raccontata nel libro Le automobili del mare (Racing cars of the seas) Cantiere navale San Marco (1953-1975) scritto da Gerald Guetat, ricco di contributi fotografici e documenti storici.

Una citazione a parte merita Palazzo Mondadori, sede di rappresentanza della casa editrice, inaugurata nel 1975, che si trova nel comune di Segrate. La scheda descrittiva di Lombardia Beni Culturali ci racconta il magnifico palazzo progettato da Niemeyer Oscar.

Oggi l’Idroscalo di Milano fa parte del patrimonio della Città metropolitana di Milano ed è all’interno del Parco Agricolo Sud Milano, con una offerta articolata di sport diversi, non solo acquatici, e di spazi ludici e ricreativi, ma anche con collaborazioni come quello con l’Accademia Belle Arti di Brera attraverso esposizioni contemporanee all’aperto di giovani artisti.

Ho scelto come foto di copertina una foto pubblicata sul sito del parco al tramonto perché credo che la storia di questo luogo sia così positiva, nonostante momenti difficili trascorsi in abbandono, perché è il luogo che si è riappropriato di se stesso e che l’uomo non abbia potuto che assecondarlo.

 

 

 

 

 

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