Francesco, la Regola: l’urgenza dei diritti e della pace.

Il 18 giugno 1939 Papa Pio XII proclamava Santa Caterina da Siena e San Francesco d’Assisi patroni d’Italia.  “Sicché nelle difficoltà dei tempi, che da ogni parte premono anche le genti d’Italia, nessun’altra cosa è più conforme al Nostro ufficio pastorale, nonché all’effetto che nutriamo verso i Nostri connazionali, quanto l’assegnare loro presso il Signore, particolari patroni celesti, i quali ne siano come i custodi e i difensori”. Queste le parole pronunciate dal Papa nel momento così difficile del secondo conflitto mondiale.(Breve Pontificio).

La foto emblematica che ricorda Pio XII è legata proprio ai bombardamenti che la capitale subì durante la Seconda Guerra Mondiale. E anche se alla foto per anni sono stati attributi una data ed un luogo sbagliati (non è avvenuta a San Lorenzo il 19 luglio 1943, ma davanti alla basilica di San Giovanni il 13 agosto 1943), rimane storico il gesto dell’abbraccio verso la città di cui era Vicario. Un abbraccio che in tempo di covid assume un significato ancora più potente.

E da allora ogni 4 ottobre festeggiamo il santo di Assisi.

Nel fondo fotografico Istituto Nazionale LUCE, reparto attualità, è conservato il servizio dell’inaugurazione della statua di San Francesco in piazza san Giovanni a Roma, 1927.

Una relazione storica del Servizio Tutela Ambientale del Comune di Roma, ci mostra l’intervento di riqualificazione e la creazione dei giardini in via Carlo Felice al posto di tre capannoni in uso all’ATM (Azienda Tranviaria Municipale) di Roma.
Il Comitato per le onoranze a San Francesco aveva presentato già nel 1923 – 900 anni dalla promulgazione della Regola – la proposta di un monumento a ricordo del grande santo e patrono d’Italia. Venne incaricato del progetto lo scultore Giuseppe Tonnini (1875-1954), artista che aveva già collaborato alla realizzazione del monumento a Vittorio Emanuele II (dal sito della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali).

San Francesco riesce a mettere d’accordo tutti in quanto simbolo di pace e fratellanza. Ha precorso tutti coloro che si ribellano all’ordine precostituito e tutti coloro che fanno del viaggio meta di vita.

Il 29 novembre 1223 papa Onorio III approvò la regola francescana “Ora et labora” con la bolla Solet annuere, ma il suo percorso era già iniziato due anni prima. Quindi dal prossimo anno sono trascorsi mille anni dalla sua prima stesura.

Le celebrazioni sono già iniziate con la visita di Papa Francesco all’Eremo di Greccio, il 2 dicembre 2019. Luogo, dove, nel Natale del 1223, fu realizzata la prima rappresentazione del presepe vivente. Una tradizione che ancora continua.

Tra i documenti audiovisivi dell’Archivio Storico Luce, realizzato proprio nel 1943 dopo la decisione del Papa di indicare Francesco patrono d’Italia, c’è un documentario dal titolo “Il presepio”. Nel soggetto, pochi minuti sono dedicati all’Eremo di Greccio. La visione nebbiosa dell’affresco della Cappella del Presepe del Santuario, attribuita a Maestro di Narni, mette in evidenza come le candele fossero dannose per la salute del dipinto e quanto sia stato importante il restauro avvenuto nel 2016.

Il restauro ha interessato la pittura murale e gli intonaci della Cappella. Dopo saggi preliminari per individuare le tecniche e i materiali più idonei e la mappatura di tutte le superfici, si è passati all’ancoraggio e consolidamento degli intonaci decoesi se non proprio distaccati, alla neutralizzazione delle patine biologiche, alla rimozione della patina ingiallita e dei sali, alla sostituzione di vecchie stuccature e, in ultimo, al ritocco pittorico ad acquarello, laddove possibile (da Il giornale dell’arte).

Il prossimo 11 ottobre si svolgerà la Marcia per la Pace da Perugia ad Assisi. La prima fu realizzata il 24 settembre 1961, su iniziativa del filosofo, antifascista e pacifista Aldo Capitini.

Cinegiornale Caleidoscopio Ciac C1354 settembre 1961

Numerose e violente sono le guerre presenti in ogni parte del mondo. Conflitti religiosi, guerre civili, rivoluzioni. Il carico di orrore e morte che portano con sé soprattutto nei confronti dei bambini, le vittime più inconsapevoli ed ingiustamente coinvolte, non può lasciarci indifferenti.

La pandemia ha fermato il tempo della partecipazione. Urge una primavera dei diritti e della pace.

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