PROVE TECNICHE DI PCTO. UN’OFFICINA GIOVANE PER DIDATTICA LUCE IN SABINA DI ANDREA SCAPPA

Dopo cinque anni di attività, Didattica Luce in Sabina, il progetto dell’Istituto Luce Cinecittà e dell’Archivio di Stato di Rieti, dedicato alla valorizzazione delle fonti audiovisive che narrano la storia di Rieti e della sua provincia, ha deciso di intraprendere, per la prima volta, un pcto (percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento), la versione aggiornata dell’alternanza scuola-lavoro, con le studentesse e gli studenti di tre scuole superiori reatine.

L’interesse per la formazione costituisce il segno distintivo con cui Didattica Luce in Sabina muove i suoi primi passi nella primavera del 2015. Infatti organizza e propone due seminari sull’uso delle foto e dei filmati per l’insegnamento della storia, indirizzati soprattutto ai docenti. Acquisendo gli strumenti per conoscere e analizzare il linguaggio audiovisivo e sperimentando la scrittura di articoli in cui incrociare il ricco patrimonio dell’Archivio Storico dell’Istituto Luce e le foto della propria famiglia, i docenti hanno ricevuto un modello, degli strumenti e delle risorse. Un piccolo bagaglio che avrebbero potuto trasmettere agli studenti, durante le loro ore di lezione, per arricchire, variare, plasmare la loro metodologia didattica.

I seminari però non hanno solo dotato coloro che operano nel contesto scolastico locale di un kit di pronto intervento sulle dimenticanze, sulle interpretazioni superate, sulle solite e onnipresenti voci della storia, ma hanno rappresentato anche la premessa per la creazione di un portale territoriale, partendo dall’esperienza madre di Luce per la didattica. Uno spazio digitale ideato per accogliere un progetto a km zero, fatto in carne ed ossa, di pensieri e costruzioni dal vivo con i reatini, lungo un percorso di anni. Per questo il sito didatticaluceinsabina.com mostra una serie di stratificazioni: gli scritti dei partecipanti ai seminari, gli articoli della rivista con i suoi numeri monografici, a cadenza trimestrale, dal 2017 al 2019, i percorsi di Un tempo sospeso che testimoniano un cambio di passo, legato alla pandemia, da marzo di quest’anno e i contributi di Un tempo ritrovato, cominciato a settembre, con il ritorno a scuola dopo mesi di didattica a distanza.

Avviare un processo. Accendere minuscoli fuochi attorno a cui riunire le tante comunità che abitano un territorio. Tornare a far funzionare il telaio della memoria collettiva con le mani giovani accompagnate dai gesti e dai canti antichi. Queste sono state le azioni primigenie di Didattica Luce in Sabina, quelle con cui l’Istituto Luce Cinecittà ha scelto di investire nella provincia reatina e anche di restarci. La pandemia ci ha costretto a riformulare il progetto, mancando forzatamente quella presenza che da sempre ha accompagnato la nostra produzione sul web. Ci ha spinto pure a fare un bilancio del quinquennio precedente, a riflettere sulle strategie finora adottate e ad individuarne di più consone. Così, con una riorganizzazione dei contenuti e un rinnovamento strutturale e visivo del sito, è iniziata la fase di Un tempo ritrovato.

Un tempo più che ritrovato da ritrovare insieme. In questa direzione abbiamo ripreso la vocazione alla didattica, che era alla base del progetto, e la pratica identitaria della rivista, maturata negli anni, aprendoci alla possibilità di una nuova redazione, sempre residente, stavolta giovane. Per formare questo manipolo di narratori adolescenti del territorio abbiamo intrapreso da novembre il pcto L’Officina di Didattica Luce in Sabina, che vede la partecipazione delle ragazze e dei ragazzi dell’I.I.S. “Elena Principessa di Napoli” e dell’I.I.S. “Celestino Rosatelli” di Rieti, classi di Liceo linguistico e artistico nel primo caso e classi del Liceo scientifico opzione Scienze applicate nel secondo caso. Il titolo del pcto racchiude il significato profondo dell’intera esperienza. Per officina intendiamo un luogo di apprendimento informale, dove si riscopre il valore della cura e della manutenzione, si fondono il sapere tecnico e la creatività, l’errore può generare l’inedito, si costruisce con modalità partecipate e condivise.

Il pcto, incentrato sul riuso creativo delle foto e dei filmini familiari, prevede tre momenti. La prima fase è stata articolata in una serie di appuntamenti, svolti da remoto, sulla piattaforma Google Meet. Ogni appuntamento si apre con la visione di un contributo, opportunamente girato e montato, in cui il protagonista è uno dei “donatori di conoscenza”, come li abbiamo definiti, alcuni dei quali hanno già avuto modo di collaborare con il nostro progetto in passato. Si tratta di studiosi, archivisti ed educatori, invitati a presentare aspetti teorici o specifici progetti relativi alla co-creazione della storia dei territori, in particolare di provincia. Fotografia di famiglia, Public History, Memoria orale, Processi di narrazione e coinvolgimento dei cittadini sono solo alcuni dei temi affrontanti in questi incontri in video. Sull’alternarsi, nel dettaglio, dei vari incontri ha dato conto Patrizia Cacciani nel suo articolo L’Officina di Didattica Luce in Sabina: Rivista e Dad. Un nuovo percorso digitale. Spesso sono argomenti che studenti di scuola superiore scoprono per la prima volta e quindi occorre una mediazione tra il “donatore di conoscenza” e loro. Per tale ragione ad ogni incontro in video segue un relativo approfondimento con la presentazione e la navigazione delle banche dati e delle forme di restituzione fruibili sul web, riguardanti ciò che è stato raccontato dall’interlocutore di turno o è affine ad esso. L’approfondimento si ridefinisce e modella naturalmente attorno ai centri nevralgici di interesse, nati dalla curiosità e dai dubbi delle ragazze e dei ragazzi. Insomma i contributi audiovisivi, insieme agli altri materiali mostrati, fungono da reagenti, da attivatori di interesse. Da qui si sviluppa una riflessione e un dialogo su come loro si relazionano alle diverse tematiche.

Le studentesse e gli studenti, impegnati nel pcto, hanno riconosciuto analogie nella produzione, rappresentazione e conservazione, tra le foto di famiglia di una volta e quelle di oggi, in cui sono immortalati. Sono rimasti sorpresi dalla possibilità di imparare e costruire la storia dal basso, insieme ai loro coetanei e agli atri cittadini, e dal fatto che ogni storia, anche quella che in apparenza sembra insignificante, ha il diritto di emergere, di essere narrata. Li ha poi galvanizzati la capacità di un mezzo quasi invisibile come l’Apebook di portare la cultura in periferia e di far avvicinare i giovani e gli anziani. Una sorta di cesura tra loro e il mondo dei loro nonni, amplificata dal distanziamento sociale, che, unita alle tante scoperte fatte di appuntamento in appuntamento, li sta spingendo a farsi portavoce della storia della propria famiglia.

Non a caso questa prima fase del pcto, conclusa a ridosso delle festività, ha lasciato spazio al secondo momento, quello attuale, che riguarda la raccolta. In questo periodo natalizio le ragazze e i ragazzi, dopo aver ricostruito il loro albero genealogico, cercheranno, ricomporranno e cominceranno a ordinare e a descrivere, usando apposite schede, le loro fonti audiovisive familiari.

Una volta studiati e riversati digitalmente i documenti raccolti, comincerà la terza fase, che, secondo le limitazioni in vigore, potrebbe effettuarsi in aula e non in dad. Introdotto da un incontro con Egisto Fiori, che ha scritto numerosi articoli sulla sua famiglia per Didattica Luce in Sabina, inizierà il momento più laboratoriale, quello dedicato alla progettazione e alla realizzazione, insieme ai studenti, delle narrazioni degli archivi familiari, organizzate attraverso stili, formati e temi differenti e pubblicate sul sito didatticaluceinsabina.com dalla primavera del 2021.

La foto scelta come immagine di copertina di questo articolo ritrae il Velino, fiume che attraversa la città di Rieti. Se abbiamo inaugurato Un tempo ritrovato e il pcto con la fotografia del greto asciutto dello stesso corso d’acqua con una miriade di ciottoli, la foto che restituisce al meglio l’attuale passaggio de L’Officina di Didattica Luce in Sabina ci sembra questa. Sotto la superficie dell’acqua alcune piante più o meno rigogliose, più o meno visibili, stanno scegliendo, nel flusso della corrente, come esistere e unirsi con i filamenti alle altre. Gli adolescenti coinvolti nel pcto e le storie da cui provengono, visti al di là dello schermo del pc, somigliano a quelle piante verde fluorescente, erranti, in cammino.

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