“ERBARIO DI FAMIGLIA”: UN RIUSO CRITICO DELL’ARCHIVIO FAMIGLIARE VINCENTINI

Per la terza edizione del pcto/progetto didattico L’Officina di Didattica Luce in Sabina, realizzato nell’anno scolastico 2022/23 dall’Archivio Storico Luce e dall’Archivio di Stato di Rieti, si è svolto un laboratorio di studio, schedatura, analisi tematico-visuale e riuso critico e creativo, incentrato sulla porzione fotografica dell’archivio della famiglia Vincentini, conservato dall’Istituto reatino. Due le classi coinvolte: il III S A del Liceo scientifico opzione scienze applicate – IIS “C. Rosatelli” e il V B, sezione grafica, del Liceo artistico “A. Calcagnadoro” – IIS “Elena Principessa di Napoli” di Rieti. I risultati del laboratorio sono confluiti nell’esito espositivo Erbario di famiglia, inaugurato lo scorso 14 giugno, presso l’Archivio di Stato di Rieti, in occasione dei 70 anni dell’Istituto, e visitabile fino al 14 luglio. Oggi pubblichiamo una prima parte del racconto di questa esperienza, scritto dalle ragazze e dai ragazzi che vi hanno partecipato. A prendere la parola per la classe del Rosatelli è lo studente Mattia Bizzarri.

di Mattia Bizzarri

L’Erbario di famiglia è solo l’ultimo tassello de L’Officina di Didattica Luce in Sabina, pcto cominciato all’inizio del 2023. Divisi in quattro gruppi di lavoro, io e i miei compagni di classe siamo partiti dalla schedatura delle foto presenti nel fondo della famiglia Vincentini. Ci hanno dato in pasto le scansioni di quasi 400 fotografie, di formato differente, per la maggior parte sfuse, in alcuni casi provenienti da album. 

C’è voluto un po’ di tempo prima di capire come funzionasse il tutto, l’intera macchina. Ma si sa, la maggior fatica sta sempre nell’iniziare, poi le cose sembrano un po’ venir da sé. Inizi, vedi questa grande montagna da scalare, vai avanti, fatichi, spezzi il fiato e ad un certo punto trovi e prendi il ritmo. Così abbiamo guardato e riguardato le foto, le abbiamo incrociate tra loro, confrontate con gli originali, soprattutto con il retro delle stampe che potevano rivelare informazioni utili. Ci siamo messi a ricostruire o a interrogare alberi genealogici, a consultare altri documenti del fondo, come ad esempio le lettere che si scambiavano tra familiari, a fare ricerche sul web per accumulare notizie necessarie all’analisi e alla descrizione di ciò che avevamo davanti agli occhi. A volte potevamo partire dalle indicazioni segnate a matita  dagli eredi sulle foto, altre volte no. Capire perciò cosa stavano cercando di dirci quelle immagini che non potevano parlare ha rappresentato per noi una bella sfida. Scoprire chi fossero quelle persone del secolo scorso o di due secoli fa, quei luoghi ancora a noi ignoti, e il grande intreccio di esistenze che si celava dietro quelle foto è stata la parte più complessa, ma anche coinvolgente del progetto.

Lavorare in gruppo non è mai facile, e non lo è stato neanche per noi: incontrarsi con le proprie idee, scontrarsi con modi di fare differenti, seguire una linea comune e svilupparla con persone più o meno motivate. Accanto al pcto procedeva naturalmente poi la nostra vita scolastica: c’era chi doveva recuperare questa o quella materia, chi non riusciva a stare dietro alle interrogazioni e ai compiti per il giorno dopo o chi semplicemente era meno interessato ed evitava di intromettersi più di tanto. Inoltre, nonostante siamo in una stessa aula da tre anni, un progetto del genere, nuovo per tutti, costringe ad impegnarsi, a relazionarsi, ad agire, a dover trovare soluzioni in maniera diversa.

Mentre la schedatura andava avanti, avevamo però l’impressione che mancasse qualcosa, ma non riuscivamo a capire cosa. L’obiettivo di schedare sembrava rimanere un po’ fine a se stesso, ci veniva da dire “Sì, e poi…?”. Sapevamo che avremmo avuto la possibilità di raccontare in qualche modo, con una nostra rielaborazione, le foto schedate, ma non ci era ancora chiaro come. C’erano ancora solo ipotesi nell’aria.

Finalmente quel momento è arrivato con l’esito espositivo Erbario di famiglia, per il quale abbiamo realizzato un “riuso critico”. Le informazioni da noi inserite in ogni scheda associata ad una foto sono servite per selezionare 35 foto collegate a cinque nuclei tematici. L’allestimento della mostra è stata la fase più calda e movimentata. Era giunta l’ora di tirare le somme del nostro lavoro, e dovevamo farlo in fretta perché il tempo rimasto non era tanto. Nella mostra, su cinque diversi pannelli, si sviluppa un albero con i suoi rami e per ogni pannello al posto delle foglie c’è un gruppo di foto, uno per ciascun tema. Al centro ovviamente le foto riguardanti la famiglia dei Vincentini, a destra quelle degli Orsini e degli Hoyos, famiglie ai quali sono imparentati, mentre a sinistra i luoghi del nostro territorio che sono stati di proprietà dei Vincentini e i momenti di vita, riti sacri e profani, che coinvolgono i componenti della famiglia.

È stato un viaggio lungo e tutt’altro che semplice, ma come tutti i viaggi più tortuosi ha lasciato molto: imparare a lavorare con altre persone, sostenere le scadenze, elaborare un proprio metodo logico e funzionale, imparare rapidamente un argomento sconosciuto, responsabilizzarsi, saper dialogare anche con sconosciuti e stimolare un proprio spirito di iniziativa. Questo progetto ci ha fatto approcciare ad aspetti nuovi e magari anche ad affrontarli. Personalmente sono molto fiero e soddisfatto della sua riuscita.

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